Paper is sexy: SPAM Magazine

Paper is sexy: SPAM Magazine

Siete nostalgici dell’inchiostro? Feticisti della carta stampata? L’e-book proprio non lo capite e non ci tenete a perdere diottrie leggendo articoli su internet? Allora SPAM Magazine potrebbe essere la rivista che fa per voi. Non lasciatevi intimidire dal nome che ormai avete associato alla posta indesiderata: SPAM è una free-press mensile con l’ambizione di raccogliere i migliori contenuti del web su carta. Ma non finisce qui. Si tratta del primo magazine interamente in Realtà Aumentata: ogni pagina, inquadrata con un mobile device, da accesso a contenuti extra creando così un ponte tra la carta e il web.
La cosa ci ha incuriositi, abbiamo ficcato il naso tra le pagine (cartacee e digitali) di SPAM e abbiamo fatto una chiacchierata con Federico Mirarchi, co-founder della rivista, per capirci qualcosa di più.

Chi c’è dietro Spam Magazine? 

Dietro SPAM ci sono semplicemente Federico e Roberto, un copywriter e un art director con tanta “voglia di fare”, e soprattutto con la voglia di fare le cose fatte bene. Due che ci stanno provando, tutto qui, come ci provano tanti altri ragazzi, che magari non hanno visibilità, magari mai l’avranno, ma che in compenso stanno vedendo diventare concreta un’idea, cosa che dà sempre tanta soddisfazione.

Roberto Piazza e Federico Mirarchi, i fondatori di SPAM Magazine.
Roberto Piazza e Federico Mirarchi, i fondatori di SPAM Magazine.

Spam nasce dall’amore simultaneo per la carta e per il web, due media apparentemente inconciliabili e spesso in conflitto.
Quali sono gli aspetti principali che amate di entrambi i mezzi e come convivono in Spam?
Il magazine nasce da due passioni esatto, la passione per la carta stampata e quella per il digitale. L’idea è stata quella di unire carta e internet in un unico nuovo media. SPAM infatti seleziona i contenuti dal web, scegliendo articoli, recensioni, illustrazioni e fotografie, stampa questi contenuti su carta, dando loro quella materialità emotiva che internet, più freddo e frenetico, non ha, e poi torna al digitale grazie all’utilizzo della Realtà Aumentata: con l’app di SPAM Magazine, infatti, inquadrando le pagine si scoprono contenuti extra quali video, animazioni, oggetti 3D, link di approfondimento, shop online e altri contenuti testuali, per esempio. I due mondi dialogano fin dal principio, il loro stesso dialogo è la base del magazine: contenuti che provengono dal web che vengono stampati su carta e che poi possono essere approfonditi in Realtà Aumentata. Al modo tradizionale di fruire di una rivista abbiamo aggiunto il modo digitale. Riteniamo che questa integrazione tra carta e digitale possa essere il futuro dell’editoria. Noi lo consideriamo il presente ma siamo gli unici ad avere un magazine totalmente in Realtà Aumentata, oltretutto gratuito.

Per capire come funziona SPAM Magazine la cosa migliore è guardare questo video tutorial:

Oltre a, ovviamente, scaricare l’app gratuita SPAM Magazine, per iOS e Android, e inquadrare le pagine della rivista.

Spam promette di raccogliere al suo interno i migliori contenuti del web: con che criteri vengono scelti i contenuti?
Il nostro gusto è il parametro di selezione. Selezioniamo contenuti non ancora esplosi in rete e sui social e che abbiano un sapore informale. La peculiarità del magazine è che l’informazione viene dal basso, dai blogger, quindi niente grandi firme ma punti di vista di persone “normali”. I contenuti che scegliamo inoltre sono “atemporali”, validi oggi e anche tra un anno, senza una scadenza insomma.

Sul web la diffusione di contenuti a scapito delle fonti/autori è una problematica costante: come gestite le fonti a cui attingete e come dialogate con gli autori nel momento in cui decidete di riportare qualcosa che gli appartiene?
Ogni volta che troviamo un articolo o un lavoro interessante, di fotografia o illustrazione, contattiamo gli autori chiedendo il permesso di pubblicare il loro lavoro. Non abbiamo quindi una redazione che scrive in base a un nostro brief, ma selezioniamo contenuti già scritti in cambio di visibilità visto che la rivista è gratuita. Devo dire che i blogger sono molto contenti di partecipare e molti si offrono per collaborazioni continuative totalmente gratuite, ma noi preferiamo dare in ogni numero del magazine, visibilità ad autori diversi.


Perché portare contenuti già esistenti sul web su carta stampata? Non rischia di essere ridondante anche a scapito dell’impatto ambientale?
La lettura su digitale è “mordi e fuggi”, frenetica, spesso di si ferma ai titoli e ai sottotitoli senza approfondire, mentre si legge si è distratti dall’arrivo di una mail, di una chiamata Skype ecc. Con la carta ci si prende il proprio tempo, ci si stacca dalla frenesia di internet. Inoltre, essendo internet un flusso continuo, spesso basta non collegarsi alla rete un giorno per perdere contenuti interessanti. SPAM Magazine rappresenta quella raccolta di “segnalibri” che tutti abbiamo sul nostro browser ma che poi ci dimentichiamo di consultare con calma. Infine, sulla carta diamo ai contenuti dei blog quella dignità grafica che spesso in rete non hanno. Per quanto riguarda il discorso ambientale, noi stampiamo su carta FSC: l’FSC indica standard globali per la gestione  delle foreste, all’insegna dell’equilibrio fra aspetti ambientali, sociali ed economici. Il benessere della comunità e degli ecosistemi forestali è importante quanto la ripiantumazione di alberi per assicurare il futuro delle foreste del mondo. Il sistema FSC fornisce anche una certificazione della gestione delle foreste e della rintracciabilità del legno. Per potersi fregiare dell’etichetta FSC, infatti, il prodotto deve rispettare una serie di standard in ogni fase della lavorazione, trasformazione, distribuzione e stampa, quindi siamo molto attenti. In ogni caso spesso si dà alla carta la colpa della deforestazione quando non è affatto così, per questo vi invito a leggere questi luoghi comuni sulla carta, su un sito che è apparso sul primo numero di SPAM appositamente per sfatare un po’ le cose che si dicono intorno alla cellulosa: http://www.it.twosides.info/Scarica-e-stampa-la-brochure

In Spam, la realtà aumentata costituisce il valore aggiunto della rivista, nonché anello di congiunzione tra carta e digitale: quali sono i contenuti a cui si può accedere e da chi vengono curati?

Grazie all’AR con SPAM possiamo approfondire ogni singolo articolo con video, link di approfondimento, shop online. Oltre ai contenuti editoriali ovviamente si possono approfondire anche i contenuti commerciali. I contenuti dell’AR e sua programmazione vengono curati da noi grazie alla collaborazione di Cristian Contini, il geek del gruppo, che conta, oltre a me e Roberto Piazza, cofounder del progetto, anche la preziosa collaborazione di Roberta Marchesi.


Spam è stato definitivo un prodotto innovativo, in che cosa risiede secondo voi la vera innovazione di questo progetto?

Sicuramente l’AR è il fattore che colpisce di più, ma non sottovalutiamo, in un periodo in cui tutte le aziende ormai si rivolgono a blogger e certi blog assumono il valore di un’azienda, che si cerca tutti di più un’informazione fuori dagli schemi, dal basso appunto, non controllata dalle logiche dell’informazione di massa. L’unione di questi due aspetti sicuramente rende SPAM, almeno a oggi, un magazine unico.

A due anni dal lancio di SPAM, il magazine diventa anglofono e approda a Berlino diventando il primo free magazine in Europa realizzato interamente in realtà aumentata. Vi aspettavate questo successo? Arrivati a questo punto, quali sono i vostri piani per il futuro della rivista?
Quello di Berlino è stato un esperimento ben riuscito, ma comunque un esperimento. Berlino ha raggiunto l’apice in questi anni, diventando il sogno di tutti i giovani e il punto di partenza di start up e aziende. Personalmente anche noi ogni anno facciamo la nostra “puntatina” a Berlino, è una città che amiamo perché in continuo fermento artistico e culturale. Il nostro piano principale resta quello di espanderci in Italia, magari continuando con degli speciali all’estero, ma il nostro business core resta qui, chiaro poi che il sogno sarebbe quello di vedere uno SPAM distribuito in tutto il mondo, con contenuti presi da blog internazionali e con approfondimenti in AR provenienti dai paesi più disparati. Staremo a vedere.

Continuando a parlare di futuro, qual è il vostro punto di vista sulla carta stampata? Inoltre, essendo una free press, il dialogo con gli sponsor sarà fondamentale: avete avuto un riscontro positivo per quanto riguarda la disponibilità ad investire nel buon vecchio formato cartaceo?
Gli investitori si sono dimostrati interessati, alcuni più di altri poi. In certi casi forse è ancora presto, o sono loro troppo indietro, e non hanno capito il progetto, in altri invece, con i brand più lungimiranti, è stato più facile dimostrare il valore aggiunto di SPAM, e l’innovazione che abbiamo portato nell’editoria. Chiaro che essendo un free magazine di alta qualità, come si evince dalla confezione, e vivendo solo di advertising, non è facile, soprattutto in un periodo come questo, ma per fortuna molti brand hanno visto in SPAM qualcosa di mai visto, scusa il gioco di parole, e questo è stato premiante, sia per noi che per il magazine. In generale invece, noi siamo convinti che la carta non morirà mai. Proprio settimana scorsa ho letto un articolo che consigliava di stampare il più possibile perché non resterà più niente dei nostri file. Anche guardando molto molto avanti, quando tra 2000 anni troveranno le nostre chiavette USB non potranno leggerle, la memoria storica sarà cancellata. Speriamo trovino almeno una copia di SPAM Magazine. 🙂

SPAM Magazine lo trovate su Facebook e in digitale su www.spam-magazine.com, se invece volete tastare la sua copertina stampata in rilievo e annusare le pagine fresche di stampa, le copie cartacee sono in distribuzione a Milano o a Berlino.

 

Letterpress is sexy: Archivio Tipografico

Letterpress is sexy: Archivio Tipografico

Vi siete mai chiesti come quel vostro libro preferito si sarebbe potuto realizzare prima dell’avvento della stampa digitale? Sappiamo bene che la vostra risposta sarà “No e non ci interessa.”, ma insistiamo per spiegarvelo. La tecnica si chiama stampa a caratteri mobili anche detta anglofonicamente letterpress e fu introdotta in Europa nel 1455 dal Tedesco Johannes Gutenberg. Con l’avvento del digitale, cosa ne è stato del letterpress? Ebbene questa antichissima disciplina continua a resistere grazie a numerose realtà che si fanno portatrici del verbo, o meglio della stampa, di Gutenberg.
A Torino, in via Brindisi 13, si nasconde Archivio Tipografico, fiero membro della resistenza. Archivio Tipografico dal 2003 è uno spazio per lo studio, la conservazione e l’esercizio della tipografia: dimenticate il buon Johannes Gutenberg e date un caloroso benvenuto a Emanuele Mensa, Nello Russo, Anna Follo, Davide Tomatis, Gabriele Fumero e Davide Eucalipto. In Archivio, il tempo si è fermato e ora scorre veloce, giorno dopo giorno tra il restauro di un carattere e una stampa (o un centinaio.). Abbiamo fatto un paio di domande ai ragazzi di Archivio Tipografico e ci siamo fatti raccontare tutto sul letterpress.


Ok, prima domanda, per scaldarci. Digitale o analogico?
Post-digitale: cerchiamo di sfruttare al meglio i due ambiti.

Descrivete il letterpress a un nativo digitale perfettamente ignorante in materia.
La stampa tipografica è una tecnica che ha più di 500 anni. Si basa sul trasferimento dell’inchiostro dai caratteri a un foglio di carta tramite pressione. Le macchine utilizzate erano anticamente torchi, che si sono evolute in macchine piano-cilindriche o platine.
In 140 caratteri: funziona come un timbro dalla resa #perfetta.

Cosa succede in Archivio Tipografico? Qual è la giornata tipo?
Dipende da che cosa c’è da fare. Di sicuro capita sempre di mettere in ordine o catalogare qualche cassetto di caratteri. Ma anche stampare, preparare il materiale per la stampa,  comporre (ovvero realizzare le composizioni che poi andranno stampate), progettare nuovi prodotti, siano essi poster, biglietti o libri. E comunque sempre stare insieme davanti ad un buon bicchiere e ad una fetta di salame.

Spesso il letterpress viene visto come una disciplina di nicchia o come una pratica riservata agli amanti del vintage (tipo quelli che vanno in giro con il risvoltino ai pantaloni e la bici a scatto fisso, quelli lì, dai.).
Siete d’accordo? 
Quali sono i riscontri pratici del lettepress oggi? Che tipo di richieste ricevete?
Spesso il mondo del web design è visto riservato a quelli con grossi occhiali con le lenti a fondo di bottiglia, no?! Scherzi a parte, è vero che negli ultimi tempi il letterpress è diventato una sorta di moda, ma è anche vero che resta una tecnica che fornisce una qualità di stampa unica. Spesso chi si avvicina a questa tecnologia attirato dall’aspetto “modaiolo” poi resta affascinato molto di più dalle sue peculiarità tecniche e storiche. Certamente è una nicchia, ma è in continua espansione; negli ultimi tempi stiamo ricevendo sempre più richieste per realizzare set di nozze e biglietti di visita, crediamo che questo fenomeno sia dovuto al desiderio di ridare fisicità ai prodotti stampati.


I software dedicati all’impaginazione ormai la fanno da padrone, per non parlare della stampa digitale. 
Nel vostro caso è possibile un dialogo tra digitale e analogico? Esiste un processo digitale nel letterpress?
Sicuramente la possibilità di creare matrici in fotopolimero a partire da file digitali costituisce una sorta di tramite tra questi due mondi. In questo caso il processo di progettazione è totalmente digitale e solo la stampa è analogica. Ultimamente stiamo anche sperimentando tecniche ibride in cui magari partiamo da materiale analogico, vettorializziamo, modifichiamo e creiamo un clichè.

Ma quindi posso mettere un hashtag in lettepress?
L’hash è un simbolo decisamente troppo avanzato, purtroppo non è supportato da nessun carattere in piombo.

E se poi me ne pento? Posso usare ctrl+z?
No, purtroppo no. Ma ci si può consolare degli errori con l’ottimo prosecco in frigo.

Insomma, se c’è Adobe perché state ancora dietro a ‘sta roba?
Ovvero: perché la stampa a caratteri mobili è ancora in uso nonostante la digitalizzazione estrema del tutto e perché è importante secondo voi?
Domanda interessante. Sicuramente il desktop publishing ha portato una grande innovazione nel mondo editoriale, ma è anche vero che, in parte, ha reso la progettazione più distaccata: il comporre un testo su un pc piuttosto che a mano non è una mera differenza di tempo, facilità e possibilità di correzione, ma bensì di coscienza. Ti fa capire veramente molto, sia sul carattere e sull’impaginazione, sia sul prodotto finito e sul suo aspetto. Oltre a ciò riteniamo importante conservare il patrimonio storico e culturale dato dalla stampa tipografica. Alcuni anni fa era possibile riconoscere la provenienza geografica di uno stampato solo dal carattere utilizzato. Questo concetto ci affascina molto e cerchiamo di preservarlo. L’Archivio inoltre è un posto che permette di trovare il giusto equilibro nel mondo iperconnesso e iperdigitale.


Va bene, cambiamo argomento.
Che rapporto ha Archivio Tipografico con la comunicazione digitale e, in particolare, con i social media?
Ci siamo resi conto che anche nel nostro caso, e forse soprattutto, i social media sono fondamentali per diverse ragioni. Una di queste è che le tipografie simili alla nostra sono poche e sparse per il mondo, e solo grazie ai social network riusciamo ad entrare in contatto con loro. Un’altra ragione è mostrare a chi può essere interessato alle nostre lavorazioni o alla nostra collezione che siamo continuamente attivi e produttivi, e che abbiamo sempre novità da comunicare.

Qual è il vostro carattere preferito?
Tutti quei caratteri che sono nati come “risposta” ad una moda del momento ma che poi hanno acquisito una loro identità specifica. Ad esempio il Forma, il Recta ma anche il Mercator, che avrebbero dovuto essere le versioni locali dell’Helvetica, i primi due in Italia e l’ultimo in Olanda. E poi siamo affascinati da tutti i caratteri che non abbiamo mai stampato.

E il vostro social network?
Instagram ci fa molto gioco e ci promuove facilmente nel mondo dei risvoltini e delle biciclette a scatto fisso.

Convincete un nativo digitale perfettamente ignorante in materia che la stampa a caratteri mobili è una cosa bellissima.
Avete presente qui biglietti in carta spessa? Quelli in cui si sente la carta sfondata dalla pressione, con tanto di effetto rilievo? Insomma, roba da far ingelosire il vostro capo? Bene, noi lo possiamo fare.

Archivio Tipografico lo trovate su Facebook, Instagram, Vimeo e Issuu.

Torino TRue: la non mostra di Fabrizio Vespa

Torino TRue: la non mostra di Fabrizio Vespa

Fabrizio Vespa ci iniziò a parlare di Torino TRue nel cuore dell’estate. Da allora, passo dopo passo, quello che era riposto nella memoria del suo iPhone è stato riordinato, ripreso, selezionato e stampato. Oggi incontriamo l’ideatore del progetto.

D: Gli americani, quelli come te, li chiamano Iphonographer: 3 megapixel con cui fai un reportage direttamente dalla pancia della Torino che hai incontrato.Quando sei partito e quando hai iniziato a capire che, scatto dopo scatto, le foto potessero far parte di un progetto?

«E’ stata una folgorazione al rallentatore. Il primo scatto in assoluto è stato il cartello che indica il senso unico su cui Opiemme, uno street artist cittadino aveva appiccicato la scritta “cocaina”. Questa è stata la scintilla. L’innesco è arrivato molto tempo dopo. Quando dopo una notte trascorsa nella suite dell’NH Hotel in via della Basilica sono uscito in strada: era mezzogiorno di sabato e in pochi passi mi sono ritrovato tra i banchi di Porta Palazzo. Tappa da Bertino e Bertone, il negozio di nastri e pacchi. A suggellare questo splendido contrasto tra alto e basso che ho respirato in pochi metri quadri, con una intensità assoluta, è intervenuto il commento della ragazza che era con me che ha detto: “tutto questo è molto true!” E da lì è nato Torino TRue.

D: Oggi Torino True è (come l’hai definita tu) una “non mostra”. Tra l’altro, non hai volutamente usato nessun effetto.

«E’ una non mostra perché io non sono un fotografo e credo che il telefonino sia appunto uno strumento non assimilabile fino in fondo ad un classico apparecchio fotografico. Per me il telefonino rimane uno strumento di comunicazione anche quando fa delle foto o dei video tant’è vero che quelle foto e quei video vengono quasi immediatamente dati in pasto al web. In senso più esteso l’uso del telefonino in Torino TRue è molto più simile a quello di una penna con cui, attraversando la città e i suoi spazi, annoto ciò che vedo e che mi colpisce sotto l’ottica particolare del mio personale Torinodrome. L’artista torinese Paolo Leonardo ha definito questo atteggiamento come quello di un moderno flaneur digitale. In più per aderire in pieno alla filosofia dello Stay TRue gli scatti non devono ricorrere a nessun tipo di ritocco o elaborazione da parte di qualche app.»

toretto turet

D: Sono tre i luoghi in cui sono esposti i 150 scatti: sabato 22 c’è il Finissage.

«Il finissage si terrà al TAC in piazza Emanuele Filiberto angolo via Sant’Agostino: per la festa di chiusura verrà presentato il libro di Torino TRue Vol. 1 edito da Espress Edizioni. Gli scatti sono stati esposti oltre che al TAC anche allo Spazio Ferramenta di via Bellezia 8 e al Blah Blah in via Po 26. Lo scopo della mostra è soprattutto quello di promuovere la pagina Facebook di Torino TRue in cui tutti sono invitati a postare e condividere gli scatti della propria Torino TRue. Così facendo la prossima non mostra sarà un’opera collettiva che potrà coinvolgere molti più locali cittadini. Alla fine l’idea di fondo è di arrivare a “truizzare” altre città italiane fino al progetto Italia TRue e di sfruttare in generale Torino TRue come uno strumento di comunicazione virale grazie naturalmente al supporto di Dunter che si è fatto carico di tutta la promozione web nonché della rielaborazione grafica delle immagini.»

D: Torino True finirà, oltre che appeso ai muri, anche su carta. Offri qualche anteprima ai lettori del blog di Dunter.? Personalmente trovo molto bella anche la scelta della copertina.

«Il libro è un ulteriore strumento di promozione del progetto su web e in chiave viral. Dal punto di vista grafico mi sono affidato al lavoro di Skesis, un giovane street artist torinese di cui apprezzo molto l’opera e che ho già coinvolto in alcuni miei lavori precedenti: lui si è occupato della copertina e di tutta l’impaginazione. Mentre il logo è merito di Nico di Dunter.»

Quindi scopri tutti gli scatti realizzati dagli altri sulla pagina ufficiale di Facebook e condividi i tuoi!

Naturalmente, stay TRue!

Social Media Week, il report dei top influencer nel mondo. C’è anche Dunter.

Social Media Week, il report dei top influencer nel mondo. C’è anche Dunter.

La Social Media Week è terminata venerdì 23 settembre. I due panel organizzati da Dunter hanno visto susseguirsi professionisti del settore web a confronto con professionisti di diversi ambiti quali musica, cinema ed editoria.

Approfittiamo di questo spazio per ringraziare, in assoluto ordine alfabetico, tutti gli ospiti che gratuitamente hanno dato forma alle nostre conferenze:

Carlo Antonelli – Direttore di Wired Italia
Jacopo Barigazzi – Giornalista de Linkiesta.it
Paolo Bottazzini – Giornalista de Linkiesta.it e autore di Googlecrazia
Daniele Cassandro – Giornalista di Wired Italia
Luca Fantacone – International Marketing Director di Sony Music
Michele Fornasero – Produttore di Indyca per ZooSchool
Andrea Landini – CoFounder di Eppela.com
Fernando Mantovani – Direttore Vendite di LaFeltrinelli.it
Paolo “Chinaski” Pavanello – Chitarrista dei Linea77
Pierfunk – Bassista dei Motel Connection
Emanuele Pietripaoli – Head of Playmaker Mtv Italia
Giuseppe Ravello – Founder di Sounday Music
Stefano “Acty” Rocco – Founder di Rockit.it

Non ultima, Metatron per l’importante supporto organizzativo e comunicativo.

Durante i due panel noi Dunters abbiamo seguito l’evento con una costante cronaca via Twitter conversando e informando il più possibile il mondo della rete e dei social media.

Synthesio.com, Ranking System del web, ha realizzato un’infografica nella quale rilascia alcuni dati interessanti sull’utilizzo di Twitter nei giorni della Social Media Week che, ricordiamo, si è tenuta in 12 città del mondo (Beirut, Berlino, Bogotà, Buenos Aires, Chicago, Glasgow, Los Angeles, Milano, Mosca, Rio de Janeiro, San Paolo e Vancouver).

Social Media Week Ranking Data System

Tra i top influencer italiani, al terzo posto, spunta @dunters.

Un’altra missione è stata compiuta.

Qui una serie di videointerviste ad alcuni ospiti:

Emanuele Pietripaoli – Head of Playmaker Mtv Italia

Pierfunk – Motel Connection

Andrea Landini – CoFounder di Eppela.com

E qui di seguito link di articoli usciti su alcuni blog:

Blogosfere: link
Web-target: link
DanRaina: link

Storify: scrivi articoli per un giornalismo 3.0

Storify: scrivi articoli per un giornalismo 3.0


Ecco una nuova Start-up di assoluto interesse: Storify. Un social network per il giornalismo che include potenzialità enormi sia per i professionisti che per gli amatori dei blog settoriali e territoriali.  Oggi mi sono iscritto a Storify (la registrazione avviene anche tramite il tuo profilo Twitter ed è velocissima).

A primo impatto è semplice e molto intuitivo: permette di inserire un articolo, segnalandone il titolo e potendo inserirne il testo. Successivamente il passo di interconnessione con Twitter, Facebook, Flickr, Youtube, Google… infatti è possibile sfruttare i motori di ricerca all’interno delle piattaforme descritte ed inserire (e collegare) al tuo articolo qualsiasi fonte possa essere utile ad esplicitare e a portare contenuti extra al tuo pezzo. Le potenzialità di condivisioni crescono quindi a dismisura e la semplicità nel recuperare foto, fonti e utenti targettizzati al tuo post è pressoché illimitata nelle sue sfumature, permettendo di farcire il proprio racconto tracciando sempre più al meglio i propri confini di visione e di pensiero nei confronti dei lettori.

Sembra la scoperta dell’acqua calda: ma l’idea di abbandonare il “copia e incolla” e la formattazione dei contenuti, l’inserimento degli interlink potrebbe essere veramente una svolta per coloro che quotidianamente scrivono su un proprio blog. Ma l’evoluzione principale di questo strumento di organizzazione è rivolto soprattutto alla categoria dei “citizen journalism“.

E poi la chicca finale: quando avrai terminato la tua prima storia è completata, potrai chiaramente linkarla nei social network, oppure copiare il codice embede ed inserirlo in qualsiasi sito web, esattamente come avviene per i video di Youtube.

Il sito è stato testato per mesi dalle redazioni delle principali testate giornalistiche mondiali: Washington Post, New York Times e Bbc. I dati parlano chiaro: più di 4 milioni di utenti solo a marzo.

Ecco il video di presentazione: