#EmptyReggia: La Venaria Reale come non l’avete mai vista

#EmptyReggia: La Venaria Reale come non l’avete mai vista

Un mese fa avevamo pubblicato su questo blog un post dove raccontavamo la straordinaria capacità del movimento #empty di immortalare con scatti su Instagram i musei chiusi al pubblico: un’idea di visita digitale dei musei del fotografo di Brooklyn Dave Krugman, che in poco tempo è stata realizzata in diversi spazi culturali in tutto il mondo, dal Metropolitan Museum di New York alla Tate Modern di Londra. Visto il successo che aveva riscosso il nostro post e l’immaginario che apriva, abbiamo pensato che fosse giunto il momento di organizzare un evento simile anche in Italia: e quale miglior luogo se non l’incredibile scenografia offerta dalla Reggia di Venaria che era ancora chiusa al pubblico per la pausa invernale?


Le regole per organizzare un evento #empty
Abbiamo iniziato a pensare all’evento coinvolgendo gli Igers Torino e gli Igers Piemonte, le community degli appassionati di fotografia mobile di Torino e del Piemonte che sono stati fin da subito entusiasti di fare parte di un’esperienza irripetibile. Insieme a loro, e grazie anche ai preziosi suggerimenti dello stesso Krugman, abbiamo stabilito alcune regole per realizzare l’evento nel miglior modo possibile con la Reggia di Venaria completamente vuota:

– Un massimo di otto Igers per non rendere troppo “ingombrante” il gruppo di persone;
– Un massimo di tre ore di “cattura” della Reggia di Venaria;
– L’uso dell’hahstag #emptyReggia per le foto pubblicate su Instagram.

L’obbiettivo è stato quello di concedere la massima libertà creativa agli igers, che hanno avuto la possibilità giocare con la luce, l’architettura e le meravigliose prospettive offerte dalla Reggia e suoi giardini. E il risultato è stato a dir poco incredibile.


Per approfondire l’esperienza di #emptyreggia, abbiamo chiesto ai partecipanti di raccontarci cosa hanno provato, ma anche che significato può avere un evento del genere per un’istituzione museale e perché è valsa la pena renderla possibile. Abbiamo intervistato Valentina Rossetti, una delle Igers che ha sabato scorso ha immortalato la Reggia a porte chiuse e Matteo Fagiano dell’ufficio Stampa e Relazioni esterne La Venaria Reale.

Intervista a Valentina Rossetti, Local Manager Igers Torino

1510717_10205816185588952_6542834289512355024_n
Valentina Rossetti

Otto membri delle vostre community di igers torinesi e piemontesi sono stati chiamati per raccontare la Reggia di Venaria in modo unico ed esclusivo. Vi era mai capitato di partecipare ad un evento del genere? Come vi siete coordinati fra di voi per realizzarlo al meglio?
Il rapporto tra musei e community di Instagramers locali si è consolidato nel tempo grazie a diverse attività. Esempi sono: la visita #warholmilano della community meneghina che ha potuto raccontare la mostra di Andy Warhol a Palazzo Reale o l’attività #CupForFund di Instagramers Torino a Palazzo Madama. E’ però la prima volta che una struttura viene aperta esclusivamente per 8 Igers. Questo è stato un grande privilegio per noi. Abbiamo quindi sfruttato questa opportunità per selezionare alcuni tra gli Igers più creativi e seguiti su territorio piemontese e radunarli per raccontare al meglio questa esperienza.

Qual’è la differenza fra fotografare un museo aperto al pubblico e uno che invece è stato aperto esclusivamente per te e per pochi altri intimi? Che grado di libertà creativa si può raggiungere attraversandolo in questo modo?
La differenza è abissale. Un museo aperto al pubblico, soprattutto durante i weekend, non consente quella libertà creativa che si ha visitando un museo a porte chiuse. Ancor di più nel caso di una location come la Reggia di Venaria, che ha spazi molto ampi e suggestivi, essere soli significa potersi prendere tutto lo spazio necessario per produrre scatti senza “imprevisti umani” e il tempo per spingersi verso composizioni meno convenzionali. Abbiamo avuto la possibilità di vivere il luogo in modo più intimo, perché lo abbiamo vissuto in tranquillità, ci siamo appropriati dello spazio sperimentando scatti diversi e così facendo abbiamo creato qualcosa di nuovo da immortalare attraverso la lente del nostro smartphone. Insomma, quante volte può capitare nella vita di potersi sdraiare a terra in una sala della Reggia di Venaria e rimanerci tutto il tempo necessario perché lo scatto sia fatto come lo esige l’autore?


Quali sono i luoghi e gli spazi completamenti vuoti de La Venaria Reale che vi hanno più impressionato?
I giardini esterni ci hanno impegnato per la maggior parte del tempo. Nonostante fosse pieno inverno, la magia di quel luogo così esteso e solitario, immerso in un contesto verdeggiante da cui è possibile vedere le montagne ci ha colpito così tanto da esigere un’ora buona di scatti. L’altra grande tappa, che ci ha lasciato letteralmente senza fiato, è rappresentata sicuramente dalla Galleria Grande. La sua bellezza ci ha inizialmente intimiditi, lasciandoci sulla porta ad ammirarla, quasi avessimo paura di calpestarla. Il tempo a nostra disposizione e la tranquillità data dall’essere soli ci hanno permesso di prendere confidenza con il luogo e produrre alcuni dei migliori scatti della giornata.


Che feedback hanno ricevuto i vostri scatti #emptyreggia postati su Instagram?
Sono stati un vero successo. A parte i tanti apprezzamenti da parte dell’intera community di Instagramers, abbiamo ricevuto i complimenti da parte di Dave Krugman, fondatore di #EmptyMuseum. Alcuni dei nostri scatti sono stati inoltre selezionati da numerosi account community che “premiano” giornalmente gli scatti più belli di Instagram a livello internazionale.

In generale, come avete vissuto questa esperienza? Sareste disponibili a ripeterla in altri musei italiani?
E’ stata un’ esperienza assolutamente positiva e stimolante, che ci ha motivato a pensare altre attività con questo approccio. Ci piacerebbe perciò partecipare in futuro ad altri progetti che prevedano la fruizione a porte chiuse di un luogo di cultura coinvolgendo, perché no, una gruppo più allargato della community Instagramers Piemonte.


Intervista a Matteo Fagiano, Ufficio Stampa e Relazioni esterne La Venaria Reale.

matteo
Matteo Fagiano

La Reggia di Venaria è stato il primo museo in Italia ad ospitare un evento #empty. Cos’è che vi ha spinto ad aderire subito a questa iniziativa?
L’entusiasmo per un progetto davvero affascinante e la consapevolezza degli straordinari spunti che Instagram offre dal punto di vista dell’originalità e della viralità dei contenuti.

La Reggia è uno dei luoghi più visitati d’Italia, nell’ultimo periodo di apertura ha registrato più di 155 mila visitatori. Che effetto fa aprirla durante la pausa invernale per un gruppo di sole otto persone?
È stata un’esperienza particolare: la condivisione di un privilegio del quale, noi che abbiamo la fortuna di lavorarci, possiamo godere in ogni momento dell’anno. Muoversi per le sale e i Giardini della Reggia quando sono chiuse al pubblico è qualcosa di magico.

Tu hai accompagnato gli igers durante il percorso di visita. Come hanno reagito a gironzolare per una Reggia tutta per loro? Che differenza hai notato rispetto ai normali visitatori?
La soggezione iniziale, quasi una sorta di rispetto reverenziale, ha lasciato presto spazio alla voglia di divertirsi e di stupire. Li ho visti prendere confidenza con gli ambienti e lasciarsi guidare volta per volta dalle suggestioni del momento. Soprattutto mi ha stupito come non si siano limitati a ritrarre la Reggia vuota, ma abbiano cercato, quasi come se ne sentissero l’urgenza, di riempirla con il loro estro e la loro creatività.


Quali sono le caratteristiche estetiche della Reggia di Venaria che secondo te sono state più valorizzate da #emptyreggia?
La luce e le ombre, i riflessi, gli assi prospettici, le sfumature cromatiche. E più di ogni cosa la sua incredibile versatilità: la Reggia riesce ad essere sempre bellissima, che sia ritratta in un dipinto del Seicento o in una foto su Instagram.

Come si inserisce un evento del genere nella visione più generale della Reggia di Venaria di raccontare e farsi raccontare attraverso i nuovi media e le nuove tecnologie?
La Venaria Reale è un bene di tutti, vogliamo condividerla con più persone possibile e con ogni mezzo a disposizione. I social media ci danno l’opportunità di raggiungere luoghi lontani e pubblici diversi. Ci crediamo molto e i risultati di un evento come questo ci confermano che stiamo andando nella giusta direzione.

Questi non sono i Truly Design

Questi non sono i Truly Design

Rems182, Mach505, Mauro149 e Ninja1 sono i Truly Design, un collettivo artistico nato a Torino e costituito da quattro ragazzi accomunati da una passione totalizzante per i graffiti e la street art. Quattro approcci, quattro stili, quattro differenti prospettive che, combinandosi, danno vita ad una sensazionale e feconda sinergia. Oggi Truly Design è una società e studio di arti visive molto vitale che dall’Italia inizia ad affacciarsi all’estero, con risultati sempre sorprendenti. Proprio ora, fino al fino al 27  novembre, la Galo Art Gallery (Via Saluzzo 11g) ospita la mostra dal titolo “Questo non è un graffito” che raccoglie opere indoor del collettivo.
Come Creative Thinkers non potevano sfuggirci: li abbiamo incontrati.

D: L’artista è, essenzialmente, un individualista. Come riuscite a conciliare personalità così diverse e sfaccettate come le vostre e trasformare gli slanci artistici di 4 cervelli e 8 mani in un unico progetto?
T: Ciascuno di noi ha una personalità artistica individuale ma tutti siamo in grado di cooperare inmaniera armoniosa e produttiva: i lavori che ne derivano sono la somma delle nostra  potenzialità artistiche, più che lo snaturamento del singolo. Chi nasce nell’individualismo artistico può andare incrisi ma noi nasciamo come gruppo, come graffitari, e come tali abbiamo sviluppato un inconsueto spirito di squadra che non appartiene ad altri tipi di collettivi artistici. La nostra esperienza ci porta quindi ad andare naturalmente in questa direzione e a condividere tutto. Quando diciamo tutto intendiamo anche gli utili: questo, tra l’altro, ci consente anche di far fronte ai capricci dell’ispirazione individuale che è per sua natura incostante. Siamo artisti, dopotutto…
D: Da graffitari ad artisti completi, spesso legati alle esigenze di una committenza. Come è avvenuto il “salto”?

T: L’esperienza del graffito “puro” si è esaurita, a livello di entusiasmo, all’incirca quando avevamo 20 anni. Il valore aggiunto e l’entusiasmo per continuare l’hanno apportato gli studi e i percorsi sensibilmente diversi che ognuno di noi ha intrapreso e catapultato nel calderone del nostro collettivo artistico. La chiave di volta è stata quindi la contaminazione all’interno del gruppo, che ha spostato e ridefinito i confini del graffito e dell’arte in genere. La categoria dei graffiti è sempre stata chiusa e spesso richiedeva un certo grado di conformismo: il salto è avvenuto nel momento in cui abbiamo preso coscienza del fatto che la ricerca e lo spiegamento di nuovi linguaggi e percorsi andasse inteso necessariamente come sinonimo di perdita di coerenza ma dovesse essere considerato un valore aggiunto.

D: Uno dei lavori più importanti che avete concluso è quello legato al nuovo disco dei Subsonica, Eden. Come nasce la collaborazione con loro? Perché la scelta, per la copertina, di un anamorfismo?
T: Quando i Subsonica si sono trovati a dover realizzare la copertina del nuovo disco hanno chiesto idee e preventivi in alcuni studi, tra cui il nostro. Questo perché Max Casacci era già entrato in contatto con la nostra dimensione acquistando alcune opere Truly in un evento torinese. La proposta che abbiamo avanzato è stata vincente ed il suo valore aggiunto è stato proprio la scelta dell’anamorfismo e quindi la realizzazione di un’opera unica tra grafica e packaging. Dal punto di vista concettuale la nostra proposta era coerente con l’idea di eden che viene proposta nel disco, cioè di un immaginario in cui ciascuno tende a fuggire e a nascondersi: sul retro del cd una stanza vuota, davanti una proiezione mentale e irreale, un’immagine piatta che non ha senso se osservata da altre direzioni.

D: In un’intervista avete parlato della possibilità, nonostante l’apertura della città di Torino alle vostre forme d’arte, di spostarvi all’estero. Si respirano atmosfere migliori?
T: Purtroppo, rispetto all’Italia, si respirano ovunque atmosfere migliori, anche nei paesi tradizionalmente considerati in via di sviluppo. Oseremmo dire che anche l’Europa dell’est, è in crescita dal punto di vista artistico rispetto all’Italia. Spostandoci abbiamo avuto modo di constatare che all’estero molti coetanei hanno delle possibilità davvero concrete e possono contare su un mercato molto dinamico e su acquirenti giovani, che rappresentano il target ideale dei nostri lavori. Questo non significa sia semplice, lavorare all’estero è un sogno ma si tratta di un percorso duro in cui non deve mancare qualche colpo di fortuna e qualche occasione “giusta” da cogliere al volo.
D: Consigli per i giovani artisti che sognano di trasformare la loro passione, l’arte, in un lavoro.
T: Un consiglio imprescindibile: non idealizzare NIENTE. Bisogna essere consapevoli del fatto che il 70% dei lavori commissionati non saranno nelle vostre corde, non saranno tutti stimolanti e interessanti allo stesso modo. Poi, sicuramente consigliamo di prendere coscienza del fatto che vivere facendo soltanto l’artista è un sogno, non una realtà: chi vuole unire le due cose e farne un mestiere deve adattarsi il più possibile perché il momento storico e il paese in cui viviamo non consentono di porsi in maniera selettiva di fronte alle proposte di lavoro. All’inizio sarà dura, probabilmente sarà necessario dividersi tra due lavori. Insomma, il consiglio è: partite senza pretese, preparàti, con una buona dose di realismo nello zaino: se piacete, siete già sulla buona strada!

Circo Italia: un monumento funebre (collettivo e condiviso) per l’Italia

Circo Italia: un monumento funebre (collettivo e condiviso) per l’Italia

C’è chi festeggia il 150°, c’è chi gli organizza un funerale. Idea grottesca? Forse. Un progetto ambizioso? Sicuramente.

 

Dal 2 al 6 di novembre ricomincia Paratissima a Torino (leggi l’intervista fatta a Lorenzo Germak lo scorso anno sul blog di Dunter), tra gli oltre 500 artisti partecipanti, accadrà qualcosa di molto particolare presso lo Spazio Sintesi, nel quartiere San Salvario.

 

Ho voluto lasciare uno spazio totalmente libero agli amici di Housedada per spiegarci Circo Italia, il loro progetto 2.0 che partirà dalle strade di Torino e (come tante altre realtà) si aprirà a tutta l’Italia con appuntamenti nelle più grandi città della Penisola.

 

Ecco quanto scrive Michele Canevese, cofounder di Housedada:

 

Nel 150° anniversario, il collettivo Housedada e lo studio di architettura Weekend In A Morning annunciano la morte dell’Italia e l’avvio del tour per il Bel Paese di CIRCO ITALIA, la più grande opera d’arte collettiva degli ultimi 150 anni, che raccoglie le immagini e le riflessioni di artisti e cittadini – secondo il principio della condivisione e dell’aggregazione – sul tema “150 anni. Un Monumento Funebre per l’Italia. Perché prima di una resurrezione servono comunque un funerale e un sepolcro”.

 

L’obiettivo del progetto è quello di offrire un ritratto della nazione che possa fare emergere quelle realtà circoscritte che ne costituiscono il substrato creativo. Realtà che vivono e si sviluppano indipendentemente dal clima economico, politico, sociale e culturale del paese e, spesso, nonostante quelle stesse condizioni.

 

Circo Italia

Le opere rappresentano visioni diverse che si completano l’una con l’altra. Monumenti funebri all’Italia a cui si può rendere omaggio partecipando al funerale surreale che viene messo in scena, ogni giorno, nello spazio Sintesi, durante Paratissima, a Torino – prima capitale d’Italia e prima tappa del tour per il Bel Paese che toccherà le città di Bologna, Palermo, Roma, Milano, Venezia.

 

12 testimonial partecipano al lancio dell’iniziativa proponendo le loro opere pilota:

 

2A+P/A
Marco Cervetti
Comoglio Architetti
Daniele Galliano
MARC
OFL Architecture
Alex Pinna
Salottobuono
Beniamino Servino
Super!
(Patrick Tuttofuoco,
Riccardo Previdi,
Massimiliano Buvoli)
Max Tomasinelli
Yellow Office

per info: Circo Italia

 

Autore: Michele Canevese (designer e videomaker da molti anni presso il Collettivo Housedada) per il Blog di Dunter.

 

Social Media Week, il report dei top influencer nel mondo. C’è anche Dunter.

Social Media Week, il report dei top influencer nel mondo. C’è anche Dunter.

La Social Media Week è terminata venerdì 23 settembre. I due panel organizzati da Dunter hanno visto susseguirsi professionisti del settore web a confronto con professionisti di diversi ambiti quali musica, cinema ed editoria.

Approfittiamo di questo spazio per ringraziare, in assoluto ordine alfabetico, tutti gli ospiti che gratuitamente hanno dato forma alle nostre conferenze:

Carlo Antonelli – Direttore di Wired Italia
Jacopo Barigazzi – Giornalista de Linkiesta.it
Paolo Bottazzini – Giornalista de Linkiesta.it e autore di Googlecrazia
Daniele Cassandro – Giornalista di Wired Italia
Luca Fantacone – International Marketing Director di Sony Music
Michele Fornasero – Produttore di Indyca per ZooSchool
Andrea Landini – CoFounder di Eppela.com
Fernando Mantovani – Direttore Vendite di LaFeltrinelli.it
Paolo “Chinaski” Pavanello – Chitarrista dei Linea77
Pierfunk – Bassista dei Motel Connection
Emanuele Pietripaoli – Head of Playmaker Mtv Italia
Giuseppe Ravello – Founder di Sounday Music
Stefano “Acty” Rocco – Founder di Rockit.it

Non ultima, Metatron per l’importante supporto organizzativo e comunicativo.

Durante i due panel noi Dunters abbiamo seguito l’evento con una costante cronaca via Twitter conversando e informando il più possibile il mondo della rete e dei social media.

Synthesio.com, Ranking System del web, ha realizzato un’infografica nella quale rilascia alcuni dati interessanti sull’utilizzo di Twitter nei giorni della Social Media Week che, ricordiamo, si è tenuta in 12 città del mondo (Beirut, Berlino, Bogotà, Buenos Aires, Chicago, Glasgow, Los Angeles, Milano, Mosca, Rio de Janeiro, San Paolo e Vancouver).

Social Media Week Ranking Data System

Tra i top influencer italiani, al terzo posto, spunta @dunters.

Un’altra missione è stata compiuta.

Qui una serie di videointerviste ad alcuni ospiti:

Emanuele Pietripaoli – Head of Playmaker Mtv Italia

Pierfunk – Motel Connection

Andrea Landini – CoFounder di Eppela.com

E qui di seguito link di articoli usciti su alcuni blog:

Blogosfere: link
Web-target: link
DanRaina: link

I due Panel di Dunter alla Social Media Week

I due Panel di Dunter alla Social Media Week

Da lunedì 19 a venerdì 23 settembre si terrà a Milano la seconda edizione italiana della Social Media Week.

La Social Media Week è un evento internazionale semestrale che si tiene in contemporanea in diverse città nel mondo. L’edizione autunnale viene ospitata da 12 città. Nello specifico: Beirut, Berlino, Bogotà, Buenos Aires, Chicago, Glasgow, Los Angeles, Milano, Mosca, Rio de Janeiro, San Paolo e Vancouver.

La Social Media Week è il primo festival della Rete in Italia. E’ un momento per conoscere e sfruttare al meglio gli strumenti che internet, quotidianamente, ci mette a disposizione. “E’ un’occasione per avvicinare la rete alle aziende, agli enti e ai cittadini più o meno giovani” spiega Marco Montemagno, organizzatore del Festival insieme a Marco Antonio Masieri. Sono oltre 100 le conferenze da seguire e le attività organizzate.

Con queste premesse, Dunter, con la preziosa collaborazione di Metatron, ha organizzato due panel (martedì 20 e giovedì 22 settembre) con ospiti che tratteranno di musica, di cinema e di editoria sotto il grande cappello del 2.0.

Questo post sul blog è per invitarvi ufficialmente ai due panel, di seguito i dettagli.

Milano,
Martedì 20 Settembre
Ore 16.30-18.30 @ Chiostri dell’Umanitaria

Dunter presenta: Musica 2.0. Promozione, distribuzione, condivisione e partecipazione nell’era digitale.

Tematiche: etichette digitali, distribuzione digitale, DIY, interattività, crowdfunding e crowdsourcing.

Ospiti:

Andrea Landini – Cofounder at Eppela
Luca Fantacone – International Marketing Directory at Sony Music Entertainment Italy
Giuseppe Ravello – Founder at Sounday
Paolo “Chinaski” Pavanello – Linea77
Pierfunk – Motel Connection

Modera:
Emanuele Pietripaoli – Event Manager at MTV Italia

Si discuterà di Crowdfunding (Eppela), Etichette discografiche Classiche (Sony Music Entertainment) a confronto con Etichette discografiche Digitali (Sounday) insieme a due punti di vista della musica rock e electro italiana (Linea77 e Motel Connection) che presenteranno i loro prossimi progetti.

L’evento sarà moderato da Emanuele Pietripaoli, Event Manager di Mtv Italia.

E possibile confermare la propria partecipazione su Eventbrite: musicaduepuntozero.eventbrite.com o seguire l’evento in streaming su socialmediaweek.it o la twitter cronaca su @dunters


Milano,
Giovedì 22 Settembre
Ore 17.30-19.00 @ Chiostri dell’Umanitaria

Dunter presenta: La proprietà intellettuale nell’era digitale. Cinema, musica ed editoria: tre crisi a confronto.

Tematiche: Tutela della proprietà intellettuale nell’era di Internet, ruolo della rete come opportunità di sviluppo, digitalizzazione delle opere e tutela dei diritti e creative commons.

Ospiti:
Carlo Antonelli – Direttore Wired Magazine
Fernando Mantovani – Direttore Business Unit Online laFeltrinelli.it
Jacopo Barigazzi – Linkiesta e collaboratore Newsweek
Paolo Bottazzini –Pquod, Linkiesta e autore del libro Googlecrazia
Andrea Tomaselli – regista di ZooSchool

Modera:
Stefano “Acty” Rocco – Marketing Director at Rockit

Si discuterà di produzione di contenuti nel mondo dell’informazione e delle reti (Bottazzini de Linkiesta), dell’ondata degli Ebook e la relativa tutela del diritto d’autore nel mondo italiano (Feltrinelli), delle nuove produzioni possibili attraverso le piattaforme di Crowdfunding che possono sostituire le vecchie produzioni cinematografiche (Tomaselli e il progetto ZooSchool, prodotto con l’ausilio di Indiegogo.com, piattaforma di crowdfunding internazionale), della nuova frontiera del giornalismo online (Barigazzi de Linkiesta) e della situazione del mondo della musica e del cinema secondo il nuovo direttore di Wired (ex-Rolling Stone Magazine), Carlo Antonelli.

Segue dibattito moderato da Stefano “Acty” Rocco.

E possibile confermare la propria partecipazione su Eventbrite: proprietaintellettuale.eventbrite.com, seguire l’evento in streaming su socialmediaweek.it o la twitter cronaca su @dunters
——
Dai Dunters è tutto. Se siete interessati non vi resta che partecipare e diffondere l’evento. Socialize it!