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Twitter aumenta l’audience televisivo del 10%: il caso di BravoTV

Twitter aumenta l’audience televisivo del 10%: il caso di BravoTV

Questa incredibile storia inizia un anno fa. Quando una piccola emittente americana, la Bravo (affiliata alla NBC Universal) – fino allora nota come PAY TV dedicata al cinema indipendente – decide di approcciarsi in modo rivoluzionario al mezzo televisivo. Si mette in gioco, proponendo nuovi format TV, degli innovativi reality decisamente fuori dall’ordinario, come The Real Housewives of…, ovvero le reali vite di “casalinghe (non) disperate” dei sobborghi più disagiati di New York.

Bravo Talk Bubble

La vera novità però della Bravo sta nell’aver proposto nel corso del 2010 i Bravo Talk Bubble, veri e propri momenti di discussione collettiva in rete, in real-time e, naturalmente, attraverso Twitter. Così, nei Bravo Talk Bubble, caricati sia sul sito della Bravo TV, ma tracciabili anche attraverso il relativo #hashtag, il pubblico può discutere con gli autori e i produttori delle trasmissioni più seguite, interagendo attraverso tweets, reply e re-tweets vari. Dopo un anno esatto dall’esperimento dei Bravo Talk Bubble, la scorsa settimana sono arrivati i primi risultati dell’operazione dei tweets in real-time: secondo la Senior Vice President Lisa Hsia c’è stato un incremento di audience medio del 10%.

Giochi di hashtag e battaglie di tweets

Un produttore televisivo, lo sa bene, per una fetta del 10% di audience farebbe pazzie. Quelli di Bravo TV questa cosa l’hanno capita, tanto che oggi hanno coinvolto nell’operazione di Talk Bubble quasi l’intera programmazione del palinsesto. E non solo: hanno concepito un vero e proprio percorso parallelo ed interattivo, optanto per 3 aree di conversazione Social: Tweet Tracker per rimanere aggiornati sugli ultimi tweets delle celebrità del canale, Just Sayin per giocare con le hashtag e infine la virale Tweet Battles per sfidare gli amici a guerre di 140 caratteri sui punti di forza e di debolezza della programmazione. Con questa struttura ibrida, che integra perfettamente nuovi e vecchi media, quella di Bravo TV è diventata a tutti gli effetti uno dei più avanzati esempi di contaminazione fra TV e Social Media, dove lo stesso Audience diventa proporzionale ai followers che si riescono ad attrarre.

In Italia c’è TweetTV

In Italia non esiste ancora di fatto nessun progetto simile. Eppure qualcosa si è mosso, anche se soltanto dalla rete. Il portale TweetTV, ad esempio, nato da poco si presenta come una “TV con centinaia di persone accanto a te.”
La Twitter-TV è una televisione libera e democratica”
. Fondamentalmente un aggregatore di flussi twitter, per seguire comodamente il dibattito su Twitter durante la diretta di alcune trasmissioni come Otto e mezzo, Report o L’infedele. Un piccolo passo, ma che dimostra anche da noi l’attenzione verso un nuovo tipo di approccio alla visione televisiva.

Accordo fra Endemol e Foursquare: andiamo verso una local TV?

Accordo fra Endemol e Foursquare: andiamo verso una local TV?

La notizia, lanciata per prima da Variety, rivista cult dell’industria hollywoadiana, è rimbalzata in rete come una gigantesca novità che apre nuovi orizzonti: Foursquare e una delle più grandi case di produzione televisive, la Endemol USA, hanno siglato un accordo di esclusiva nell’ottica di produrre assieme nuovi formati televisivi basati sulla logica sempre più emergente della geo-localizzazione social. La partneship non arriva in un momento a caso. Da una parte la crisi strutturale dell’industria televisiva, dall’altra il nuovo intrattenimento digitale che viaggia su iPhone ed Android, senza contare lo stesso iPad, che con la sua molteplice funzionalità di integrazione con i vecchi media, molti hanno già battezzato “il secondo schermo televisivo della storia”. Dall’altra parte la stessa Endemol non è nuova a tentativi simili di conquistare nuove fette di mercato digitale.

Married on MySpace e The Test

Stiamo parlando di Married on Myspace, lanciato proprio da Endemol USA qualche tempo fa, è da considerarsi a tutti gli effetti il primo reality 2.0, un vero e proprio contest-show nel quale il premio in questione è “ovviamente” un matrimonio online organizzato da una pletora di utenti scatenati e decisamente sconosciuti. Non meno visionario, in ottica 2.0, è stato The tester, un reality show i cui concorrenti sono beta tester di videogiochi. Chiusi in una casa ad “annoiarsi” provando giochi ancora non pubblicati 24 ore su 24, maschi e femmine. Le loro interazioni, il loro lavoro, i loro scazzi e i loro risultati (meglio chiamarli Achievement o Trofei) venivano catturati in video per il web, visionabili direttamente dalla Playstation Network sotto forma di download oppure in un secondo momento in streaming gratuito sul canale ufficiale Youtube di Playstation

Il caso di Amazing Race Asia

Dunque se Endemol ha già alle spalle un fruttuosa esperienza di contenuti video per il web, ecco che la sua mossa per conquistare un prossima declinazione “local” dei contenuti TV assume un’importanza mostruosa. L’ispirazione potrebbe essere venuta da Amazing Race Asia, format TV prodotto da AXN e Buena Vista e giunto alla sua quarta stagione. Un fortunatissimo reality show statunitense in cui squadre formate da una coppia di persone (amici, fratelli, fidanzati, coniugi o quant’altro) gareggiano in una corsa intorno al mondo con l’obbiettivo per arrivare primi al Pit Stop collocato alla fine di ogni tappa della corsa. Nella sua versione asiatica è entrato in gioco proprio Foursquare grazie ad un contest lanciato dagli Hotel Hilton: al termine di ogni puntata c’è “pit stop” dedicato agli spettatori, che non è altro che un resort Hilton dislocato in varie zone (Indonesia, Corea, Malaysia, Singapore, Sri Lanka, Thailandia e Vietnam). Le prime 5 persone a raggiungere questi pit stop e certificando la propria presenza con un check-in sul proprio account Foursquare, hanno vinto notti in albergo e cene gratis. Se è questo lo schema, non sarà difficile per Endemol costruire nuovi format in cui i telespetattori sono coinvolti in prima persona, contribuendo anche alla promozione di qualche brand davvero importante.

Anche Twitter per la geolocalizzazione della TV

Un’altra conferma che TV e Social Newtork potrebbero unirsi per la geolocalizzazione dei contenuti arriva dalla notizia fresca fresca del lancio, da parte della NBC, di una trasmissione televisiva completamente “twitter-integrated”, in onda su tutte le sue emittenti locali. Chiamato The 20, il nuovo format della NBC ha coinvolto 20 dei più influenti “tweeters” per ogni zona territoriale. Partendo con 20 prescelti a Washington DC, 20 a New York e 20 a San Diego (e via via, con l’inclusione di altre sette città nel corso del 2011), gli autori di tweets inizieranno da gennario a parlare dei temi caldi delle realtà locali in cui vivono, dalla politica allo sport, dalla moda alla cucina, dalla cultura all’economia. Prevedendo che, a una loro perdità di popolarità, automaticamente saranno sostituiti da nuovo account più “celebri”. Non solo Foursquare, dunque: nell’universo televisivo prossimo venturo, sia la geolocalizzazione dei contenuti, sia la targettizazione territoriale dell’audience potrebbero coinvolgere sempre più la rete e chi la vive quotidianamente attraverso i Social Network.

Ancora su Twitter e TV: tweeting-show, percezione sociale e nuovi contenuti

Ancora su Twitter e TV: tweeting-show, percezione sociale e nuovi contenuti

Abbiamo già parlato (qui e qui) delle potenzialità emergenti che Twitter e televisione, nella loro contaminazione mediatica, possono assumere. Ieri Robin Sloan, direttore di Media Partnership di Twitter è ritornato sull’argomento nella conferenza NewTeeVee a San Francisco, parlando del ruolo sempre più crescente dei tweets nel panorama televisivo. In particolare Robin Sloan ha focalizzato il suo ragionamento su tre settori chiave in cui Twitter, nel prossimo futuro, potrà avere un impatto decisivo sulla televisione: il tweeting-show in tempo reale, la percezione sociale della TV attraverso i tweets, e nuovi tipi di format TV che nascono proprio grazie a Twitter.

Una nuova televisione “3D”

Parlando del tweeting-show in tempo reale Sloan ha voluto usare un’espressione potente: TV 3D. Ovviamente senza riferendosi a una vera e propria televisione a tre dimensioni, ma a un “prolungamento” dello spazio televisivo, una sua espansione a 360°, uno sguardo, insomma, che coglie sia quello che è mostrato, sia quello che “non si vede”, che sta dietro la telecamera. L’esempio portato da Sloan è quello del ruolo dei tweets durante gli Emmy Awards 2010: la produzione della trasmissione ed alcuni giornalisti lanciavano infatti dei tweets che descrivevano ciò che sta stava accadendo dietro le quinte e nel backstage mentre la telecamera continuava a riprende ciò che succedeva sul palco. Un modo unico di vivere in maniera quasi “onnipresente” l’evento televisivo.

Una nuova percezione “sociale” della TV

Il secondo punto toccato da Sloan è stata la nuova “percezione sociale” della TV che è generata attraverso Twitter. Ovvero per la prima volta la TV assume un carattere di “partecipazione” collettiva, l’evento televisivo è seguito attraverso gli #hashtag da migliaia, a volte milioni, di persone. Gli utenti anche se a casa da soli, sul loro bel divanetto del salotto, si sentono comunque se stessero vedendo lo show con gli altre persone. La visione della TV con Twitter rompe lo schema di “esclusione” del salotto di casa e diventa quasi una enorme ed infinita “sala cinematografica collettiva”, con il valore aggiunto che è possibile commentare, interagire con il proprio giudizio, confrontarsi con gli altri utenti.  Come avevamo già scritto, è una tedenza che in Italia già si sta consolidando con gli utenti di Twitter che seguono periodicamente gli hashtag di #annozero, #vieniviaconme, #report, ect.

Nuovi format e contenuti grazie a Twitter

Infine Sloan si è soffermato non solo sull’integrazione di Twitter con la tv, ma ha definito Twitter come un vero e proprio mezzo per costruire nuovi format televisivi.  Oltre agli esempi già citati di trasmissione televisive nate da veri e propri account di Twitter, Sloan ha portato l’esempio del lavoro dei “Twitter Jockey” di MTV. Utilizzando i hashtag # VMA,  MTV è stata in grado di tracciare i risultati gli artisti più popolari durante alcuni show, creando di fatto nuovi contenuti e discussioni nello stesso pre-show in televisione. La poverà di contenuti televisivi può essere insomma riempita con un contributo dei tweets, della loro creatività e della loro azione dal basso. Una tedenza a dir poco rivoluzionaria che, anche se embrionale, appare destinata a  cambiare la televisione come fino ad oggi l’avevamo concepita.

Come Twitter sta cambiando la televisione

Come Twitter sta cambiando la televisione

«Signora Longari… Mi è caduta sull’uccello!».

In questo post pubblicato ieri sul suo blog ufficiale, Twitter annuncia una grande novità futura per la propria piattaforma di microblogging: la possibilità di far interagire Twitter direttamente con la TV. La rete e la televisione, nuovi e vecchi Media insomma, si incontreranno piacevolmente sulla piattaforma di Google TV. Gli spettatori durante un programma televisivo potranno lanciare tweets, rispondere alle eventuali @mentions e seguire un #hashtag. Tutto quanto per conversare attraverso la messagistica di 140 caratteri con il popolo della rete che apparirà, come si diceva un tempo, “in sovraimpressione”. Una vera e propria svolta che concretizza una lunga discussione negli ultimi anni sul rapporto fra Twitter e la televisione.

Da Twitter alla TV

I primi intrecci di Twitter con la televisione risalgono a un anno fa, quando il profilo di Twitter @ShitMyDadSays, diventò una vera e propria trasmissione televisiva. L’account in questione appartiene a Justin Halpern, il quale raccoglieva le frasi topiche (e non proprio lucidissime) proferite dall’anziano padre, in modo irriverente e tratti esilarante. L’account era stato lanciato nell’agosto 2009 e solo dopo 80 tweets era già diventato un vero e proprio cult. Tanto che la CBS decise di farne un format TV.

Sempre la CBS in questi giorni ha annunciato l’ intenzione di produrre una nuova serie tv comedy prodotta da Ashton Kutcher (attore e giovane marito di Demi Moore) intitolata Shh…Don’t Tell Steve, ispirata all’omonimo account Twitter che oggi vanta ben 5,8 milioni di followers.

Verso la Social TV

Un passo in avanti nella concezione di una vera e propria “televisione Social” è stato fatto nell’ultimo periodo: già la trasmissione di Jimmy Fallon sulla NBC aveva integrato al programma televisivo un hastag game con cui il pubblico poteva divertirsi da casa interagendo con il format. Più recentemente è stato poi il Video Music Awards di MTV che ha messo a disposizione un vero e proprio portale per raccogliere in maniera estremamente dinamica e graficamente mozzafiato tutti i tweets riguardanti gli artisti in gara e la manifestazione stessa. La popolarità che passa dai tweets, insomma.

Non ultimo poi il caso della FOX: durante la replica dell’episodio pilota della fortunata serie Fringe, il network ha deciso di integrare direttamente sullo schermo TV un feed in tempo reale di Twitter nel quale gli attori e i produttori del telefilm rispondevano alle domande e agli approfondimenti dei fan sulla nuova stagione della serie.

In Italia

Ovviamente, direte, in Italia rete e TV restano invece media profondamente distanti. Eppure l’interazione fra Twitter e l’ex tubo catodico esiste già nel nostro paese. Basti pensare a come uno degli hashtag più popolari di sempre sia stato proprio #raiperunanotte, coniato proprio per lo streaming del Marzo 2010 che mostrò le grandi potenzialità del web italiano integrato con la visione in tempo reale di un evento (qui vi rimandiamo a un’analisi più approndita del caso fatta da NinjiaMarketing).

Settimanalmente è l’hashtag #annozero a fare sold-out, legato proprio alla trasmissione di Michele Santoro. Se consideriamo anche la grande conversazione di tweets durante la trasmissione per eccellenza in Italia, il Festival di Sanremo, capiamo che, volente o nolente, la televisione è quasi costretta a diventare un evento pienamente 2.0, riscoprendo un approccio all’interazione che cambia radicalmente il ruolo del telespettatore: prima dei commenti dei giornalisti e dei blogger e prima dei giudizi della critica istituzionale sono i tweets a prevalere per velocità e immediatezza. L’industria televisiva sarà capace di raccogliere questa sfida?