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FON: FREE Wi-Fi in condivisione

FON: FREE Wi-Fi in condivisione

Martin Varsavsky nel 2005 fonda una organizzazione no-profit di nome FON. Spagnoli, lungimiranti, attivi: infatti, dando credito a questa start-up visionaria, nel 2006 Google, Ebay, Skype e qualche altro colosso investono la bellezza di 21 milioni di dollari in questa onlus diventata da poco un’azienda. Sempre nel 2006 ecco un accordo con British Telecom.

Ma qualìè l’idea alla base di tutto? Martin pensò che ogni persona,disponendo di un collegamento privato di banda larga, potesse semplicemente condividerlo via wireless con altri membri della comunità di FON. La crescita è stata impressionante e repentina: dopo 4 anni sono attivi oltre 1 milione e mezzo di utenti (foneros) e oltre 400.000 hotspot FON in tutto il globo.

Ma non è tutto. Ecco come funziona, con un inaspettato ed interessante risvolto economico.

Di solito, quando ci si abbona ad un servizio Adsl, si riceve il segnale tramite la linea telefonica. Questo segnale può essere automaticamente convertito in trasmissione senza fili (Wi-Fi), grazie ad un apposito modem dotato di antenna. Gli appartenenti alla rete FON, invece, hanno uno speciale modem, la “Fonera”, che manda due segnali: uno riservato all’abbonato, l’altro pubblico. Il segnale pubblico viene visto da tutti, ma solo altri appartenenti a FON possono utilizzarlo gratuitamente. Gli altri devono pagare. E lo faranno pagandoti: FON verserà il 50% derivante dalle connessioni avvenute sulla tua Fonera direttamente sul tuo conto Pay Pal!

Per curiosità ho fatto un salto sul sito FON.com e ho catturato l’immagine della mappatura dei foneros del centro di Torino. E mi son stupito di quanti conciddadini siano giàin realtà dei foneros.

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Questa è una opportunità che, in seguito all’abolizione del decreto Pisanu, prenderà ulteriormente il volo anche in Italia.  Anche dati i prezzi dei prodotti, assolutamente not expensive.

Inoltre si stanno rapidamente sviluppando una serie di servizi collegati come ad esempio FonJoikusoft: un software che trasforma il segnale 3g del tuo telefono Nokia in un segnale disponibile per tutti i dispositivi dotati di WiFi, senza chiavette USB o Bluethoot. Oppure Bzeek che trasforma il tuo laptop in un mini FON Spot in modo che sia possibile per gli altri utilizzare il tuo segnale WiFi per connettersi.

A questo indirizzo, invece, potrete trovare i loghi, gli stickers, le immagini per il desktop: insomma quello che serve per diffondere la community.

WiFi per tutti, insomma. Let’s go italian web!

#wikileaks? No, #cablegate. La censura su Twitter?

#wikileaks? No, #cablegate. La censura su Twitter?

Come promesso, torniamo sugli hashtag. E lo facciamo analizzando un caso molto interessante capitato nelle ore in cui Wikileaks.org stava per diramare i file delle ambasciate americane di mezzo mondo. Come sapete, in Dunter, non ne facciamo mai una questione politica, non è mai il nostro focus. Non andremo neanche ad analizzare se fosse giusto, o meno, il pubblicare certi dispacci. Ma, qui, vogliamo approfondire quella che è stata una sorta di anomalia, passata forse inosservata per i più, in uno dei massimi media mondiali. Mi collego a Twitter dal mattino di domenica, in contemporanea ad altri dunters, per osservare il fenomeno che stava scaturendo dalle imminenti rivelazioni del sito di Assange. Tutto il giorno si sono rincorsi tweet, da ogni dove, inerenti a Wikileaks. Chiaramente, verso le 18, il flusso è iniziato a essere decisamente importante (oltre 500 tweet, ogni 4 secondi, riportavano la la parola Wikileaks o Assange). Parlando con l’amico, e collega, Salvatore Perri, anche lui on-line a seguire il fenomeno mediatico interplanetario, ci accorgiamo che in Trending Topic non compariva la parola Wikileaks, e neppure Assange. Cerco e seguo direttamente il Twitter di Wikileaks: meglio andare direttamente alla fonte, in certe occasioni. Ed ecco che parte il seguente tweet:

Reading that as #wikileaks is not trending we use #cablegate instead – if that fails to trend then we’re being heavily monitored/censored.

Censura su Twitter? Chiaramente il popolo dell’uccellino azzurro ha iniziato a retweettare con l’hashtag #cablegate che, nel giro di pochi minuti, è finito dritto dritto in Trending Topic. A pensar male si fa difetto, diceva qualcuno, ma sovente ci si azzecca. Riportiamo quindi un tweet di un utente finlandese, con 177 followers:

“Sorry to all who disagree, but to me #cablegate represents why Internet was invented and what it should stand for. Freedom of information”

Per dovere di cronaca: è stato il Top Tweet a livello mondiale per #cablegate.

La domanda che ci poniamo oggi è: Quanto varrà la customer satisfaction nel web 2.0?

Hashtag: secondo approfondimento per l’uso di Twitter

Hashtag: secondo approfondimento per l’uso di Twitter


Eccoci al secondo approfondimento dedicato agli “hashtag” in Twitter. Partiamo oggi da una considerazione: quanti hashtag ci sono al mondo? La risposta è semplicissima. Sono infiniti. Ogni giorno si creano nuove discussioni e varianti delle stesse a seconda delle specifiche del caso. Oltremodo possono essere utilizzate parole anche di senso non compiuto per formulare gli #: abbiamo visto nel precedente post che la trasmissione Vieni Via Con Me aveva l’hashtag #vieniviaconme e che Benigni aveva #benigni. Bene: io avrei potuto creare un hashtag, ad esempio, #vienivia per la trasmissione o #benignivsmaligni per il comico toscano e, paradossalmente, sarebbero potute divenire più popolari delle “classiche” per vari motivi decisi dalla community stessa (risparmio di caratteri, maggior inventiva o per puro divertimento). In Twitter vi sono degli hashtag che perdurano nel tempo e che hanno creato un trend e una sorta di specifica netiquette nella community (chiaramente non scritta) Un esempio? Famosissimo è il #musicmonday (o #MM): ogni lunedì (ma anche lungo la settimana) migliaia e migliaia di persone “consigliano” a tutta la community ed ai propri followers un brano o un artista con cui iniziare la settimana lavorativa. Un modo per condividere nuovi autori o grandi classici con il resto del mondo. Oppure vi è il #followfriday (anche #FF): ogni utente ringrazia apertamente quelli che sono stati, tra coloro che egli segue, coloro che gli hanno fornito le informazioni o gli spunti più interessanti e divertenti. Ovvero troviamo il #fail: con questo hashtag l’utente solitamente segnala un disservizio o qualcosa che non funziona o di cui ha avuto una percezione negativa. Ovviamente, quelli che risultano perduranti nel tempo sono quelli di localizzazione del tweet e del suo significato: ad esempio #italia o #italy, #roma o #torino.  Personalmente, nel nostro Paese, tra quelli che trovo interessanti, c’è ad esempio #sapevatelo: easy e creativo al punto giusto per dare informazioni varie e disincantate. Attraverso gli hashtag, poi, si possono anche compiere azioni specifiche, come ad esempio l’aggiornamento dello status di LinkedIn, inserendo nel proprio tweet #in (chiaramente previa sincronizzazione delle due piattaforme)

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Ora che sappiamo qualcosina in più del segno cancelletto, il consiglio che vi diamo è quello di seguire @hashtags su Twitter, per essere continuamente aggiornati sull’evoluzione dei nuovi argomenti. Anche Twemes.com è un’altra ottima opportunità per scoprire nuovi hashtag (il servizio comprende anche gli RSS). Wthashtag.com è invece un sito utilissimo per la ricerca dei singoli hahstag e per comprendere quelli che sono i  significati attribuiti agli stessi dagli utenti.

Nella prossima puntata proveremo a capire insieme come cercare di rendere popolare e condiviso un hashtag e analizzeremo un caso specifico utilizzato da un brand per un’azione di marketing a livello mondiale.

Cos’è un hashtag su Twitter?

Cos’è un hashtag su Twitter?

A seguito di un mio post , molti amici e lettori del blog, mi hanno chiesto cosa fosse un hashtag. Mai dare nulla per scontato è un detto che in Dunter ci ripetiamo spesso, quindi scrivo questo post per iniziare un approfondimento sull’utilizzo di questa “chiave” su Twitter e per porre una prima base di un osservatorio su come si sviluppi l’impiego dello stesso nella community dell’uccellino.

Cos’è quindi l’hashtag? Esso è semplicemente un argomento, definito dai singoli utenti, con il simbolo cancelletto (“#”) posto prima della parola.

L’ hashtag è  il modo che Twitter offre agli utenti per organizzare la loro attività nel social: se infatti tutti risultassero d’accordo nell’aggiungere un certo hashtag ai propri tweet, diventerà automaticamente più facile per tutta la community, in termini di ricerca ed approfondimento, scoprire quali altri utenti sono coinvoti in quella discussione a livello mondiale, o locale, e avviare così  nuovi following e attrarre nuovi followers, scoprendo e assumendo differenti punti di vista e contenuti sempre più particolareggiati e, soprattutto, pertinenti.  Più il singolo #hashtag verrà utilizzato e diffuso, più l’argomento salirà a livello mondiale, fino ad essere visualizzato come Trending Topics, la classifica sempre presente nella Home di Twitter.

Quindi, se io volessi dire la mia alla community interessata in Twitter su un determinato argomento (ad esempio il passaggio di Rossi in Ducati), basterà che io aggiunga, ai miei tweet, gli hashtag pertinenti, ed entrerò direttamente in contatto con coloro che stanno discutendo il passaggio del Dottore sul desmodronico.

Un esempio concreto e, spero, ulteriormente chiarificatore: durante la trasmissione di Saviano e Fazio dello scorso lunedì, l’hashtag #vieniviaconme fu quello senza dubbio che raccolse il maggior numero di utenti  (come da previsioni “dunteresche” che trovate qui)che seguivano in diretta la trasmissione, creando un forum di discussione specifico. Durante la trasmissione i numerosi ospiti del programma venivano inseriti, dagli utenti di Twitter, con uno specifico #hashtag, in aggiunta a #vieniviaconme. Come si vede nell’immagine sottostante, l’intervento di Benigni è stato immediatamente ripresto da un hashtag specifico (#benigni).

Ebbene, l’hashtag dedicato al comico toscano è entrato in Trending Topic, scalando la classifica ed arrivando quarto a livello mondiale in quei minuti di fuoco. E’ raro che hashtag italiani diventino Trendig Topics per varie ragioni, principalmente per la poca consapevolezza in Italia di Twitter e quindi del suo ancora scarso utilizzo. Chiaramente, entrando in TT si raggiunge un livello eccezionale in termini di visibilità: l’hashtag a quel punto attrarrà nella discussione utenti da ogni parte del mondo che, a loro volta, commenteranno e si nutriranno degli specifici contenuti offerti dalla discussione in atto. Ecco perchè, ad esempio, le persecuzioni in Iran, o la censura attuata dalla Cina per il Nobel, divengono di dominio comune e quindi incontrollabili dai mass media tradizionali.

Di seguito tre piccole regoline nel qual caso volessi creare un tuo hashtag e lanciarlo su Twitter:

Per prima cosa: non abusare dell’hashtag. Molti utenti, oltre ad avvertire un senso di noia, potrebbero allontanarsi da te e dai tuoi contenuti, in quanto potresti dare la sensazione di un’azione di spam.

Seconda regolina, sempre non scritta: se inventi un hashtag, comunica il perchè dello stesso ai tuoi followers. Sembra una banalità, ma non diamo mai per scontato le cose, soprattutto in un ambiente dove il flusso delle parole è costante, vario e ampio in maniera esponenziale.

Inoltre cerca di produrre un hashtag che sia corto, creativo e sopratuttto intuitivo: se stessi organizzando un evento di musica classica a Caltagirone, non usare #musicaclassicaaacaltagirone, ma qualcosa di più simile a #musicacalta 😉

Nel prossimo post continueremo l’approfondimento, cercando di capire come si organizzano gli hashtag, quali sono i più popolari e durevoli nel tempo e come si ricercano, in base alle tue necessità.

Keep in touch, quindi, anche su Twitter: @dunters @andreCasaleggio.