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Storify: scrivi articoli per un giornalismo 3.0

Storify: scrivi articoli per un giornalismo 3.0


Ecco una nuova Start-up di assoluto interesse: Storify. Un social network per il giornalismo che include potenzialità enormi sia per i professionisti che per gli amatori dei blog settoriali e territoriali.  Oggi mi sono iscritto a Storify (la registrazione avviene anche tramite il tuo profilo Twitter ed è velocissima).

A primo impatto è semplice e molto intuitivo: permette di inserire un articolo, segnalandone il titolo e potendo inserirne il testo. Successivamente il passo di interconnessione con Twitter, Facebook, Flickr, Youtube, Google… infatti è possibile sfruttare i motori di ricerca all’interno delle piattaforme descritte ed inserire (e collegare) al tuo articolo qualsiasi fonte possa essere utile ad esplicitare e a portare contenuti extra al tuo pezzo. Le potenzialità di condivisioni crescono quindi a dismisura e la semplicità nel recuperare foto, fonti e utenti targettizzati al tuo post è pressoché illimitata nelle sue sfumature, permettendo di farcire il proprio racconto tracciando sempre più al meglio i propri confini di visione e di pensiero nei confronti dei lettori.

Sembra la scoperta dell’acqua calda: ma l’idea di abbandonare il “copia e incolla” e la formattazione dei contenuti, l’inserimento degli interlink potrebbe essere veramente una svolta per coloro che quotidianamente scrivono su un proprio blog. Ma l’evoluzione principale di questo strumento di organizzazione è rivolto soprattutto alla categoria dei “citizen journalism“.

E poi la chicca finale: quando avrai terminato la tua prima storia è completata, potrai chiaramente linkarla nei social network, oppure copiare il codice embede ed inserirlo in qualsiasi sito web, esattamente come avviene per i video di Youtube.

Il sito è stato testato per mesi dalle redazioni delle principali testate giornalistiche mondiali: Washington Post, New York Times e Bbc. I dati parlano chiaro: più di 4 milioni di utenti solo a marzo.

Ecco il video di presentazione:

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Lo stato delle Web TV italiane: intervista a Franco Ferrero

Lo stato delle Web TV italiane: intervista a Franco Ferrero

Ciao Franco, partiamo dal tuo rapporto con la comunicazione con la C maiuscola. Una storia che nasce anni fa e si sviluppa fino ad arrivare al pianeta delle Tv Web. Cosa ti ha attratto e quali i primi progetti in questo ambito?

Una lunga storia. Ho cominciato a scrivere quando avevo 22 anni, battevo gli articoli con la macchina da scrivere portatile e li portavo a mano alla redazione , da cui venivano trasmessi via fax. Niente cellulari e niente PC, riuscite a crederci? Da allora ho continuato ad occuparmi giornalisticamente soprattutto di spettacolo, cultura e territorio. Dal 2007 mi occupo del coordinamento editoriale di ORSO tv, la web tv della Comunità montana Valli Orco e Soana. Il sistema di comunicazione integrato multicanale diffonde contenuti audiovisivi e format locali, generati in parte dagli stessi utenti, attraverso la web tv, il blog e la videocommunity. Mi hanno attratto soprattutto le possibilità partecipative e comunitarie del web 2.0 e la grande chance, per una piccola comunità di montagna, di mostrare se stessa, il proprio territorio, le proprie feste, far sentire la propria voce, potenzialmente a tutto il mondo. Tutti i contenuti audiovisivi della web tv sono infatti dedicati ad eventi, attualità, storia, leggende, tradizioni, lingua, identità culturale della gente e del territorio delle Valli Orco e Soana e sono autoprodotti sul territorio per il territorio, con la collaborazione delle associazioni e della popolazione. Il blog di ORSO TV è diventato ormai da tempo la più aggiornata e completa bacheca sugli eventi e le manifestazioni del territorio, grazie al costante apporto delle associazioni locali che vi inseriscono post relativi a quanto viene organizzato nel loro paese. E’ presente anche un grosso archivio fotografico realizzato dagli utenti con immagini davvero splendide sulle Valli. La sezione videocommunity ospita invece video prodotti direttamente dagli utenti, secondo la logica partecipativa del web 2.0. In questo modo chi visita il territorio, anche solo per una escursione, può inviare la propria video-testimonianza.

Un’attività gratificata dai numeri e dai premi, a quanto mi accennavi…

ORSO TV ha oggi da 17mila a 21mila visitatori al mese, con una media di oltre 500 visitatori al giorno. ORSO TV ha oltre 400 video caricati solamente nella net tv per un totale di più di 50 ore di contenuti on line. Nel 2007 ORSO TV ha ricevuto il 2° premio al concorso del Formez “la P.A. che si vede” al COMPA di Bologna per la categoria “servizi interattivi”. Nel 2008 è stata inserita nella top ten delle web tv italiane nell’ambito del concorso “Paese che vai”. Nel 2009 ha ricevuto il premio come migliore web tv italiana “amarcord” nell’ambito del concorso nazionale “Teletopi”, promosso tra gli altri da Nòva Il Sole 24 ore e Università IULM di Milano. Nel 2010 si è classificata 2° parimerito per la categoria “amarcord” nell’ambito del concorso nazionale “Teletopi”

2) Dall’esperienza con Orso Tv approdi alla FEMI e oggi ne sei coordinatore per il Nord Italia. Quante Tv sono coinvolte e quali gli obiettivi?

La FEMI, nata nel 2009 come Federazione Italiana Micro Web TV, ha oggi circa 200 soci dislocati su tutto il territorio nazionale. FEMI è nata a seguito di una serie di incontri tra le web tv svoltisi all’Università IULM di Milano, grazie al lavoro di monitoraggio e “animazione” del fenomeno, svolto da Giampaolo Colletti, giornalista di Nòva Il Sole 24 ore, oggi presidente della Federazione. Il presidente onorario è Carlo Freccero, uno dei guru della comunicazione televisiva italiana. Nella prima assemblea dei soci sono stato eletto rappresentante delle web tv per il nord Italia e inoltre da fine 2010 mi occupo per FEMI dello sviluppo e attuazione di progetti a finanziamento pubblico con le web tv. Rilevante, da questo punto di vista il progetto “Italy Plays Science” che si è classificato primo a livello nazionale e finanziato dalla UE, dedicato alla comunicazione della “Notte dei ricercatori” che si svolgerà il prossimo 23 settembre a Bologna e in altre 16 località italiane e coinvolgerà le più importanti università e centri di ricerca nazionali. FEMI persegue e incentiva una visione della rete libera e plurale, monitora le attuazioni di normative e regolamenti e propone una articolata serie di iniziative di informazione e formazione legate alla comunicazione via web. FEMI auspica una collaborazione sempre più sinergica e fattiva tra grandi network indipendenti digitali e piccoli e significativi attori del territorio e organizza e conduce dirette streaming “a rete unificata” coinvolgendo la rete delle web tv socie per la diffusione. In questi casi si raggiungono audience dagli 80.000 ai 120.000 net-spettatori.

3) Che dati di ascolto fanno oggi, in media, le Tv Web?

FEMI raccoglie, tra le altre, web tv di enti pubblici, di videomaker per passione e di giornalisti professionisti, la tv della parrocchia o dell’associazione, la street tv che fa comunicazione indipendente, la tv tematica, con livelli di professionalità e di visibilità ovviamente molto diversi. Stimando una media mensile di visitatori unici per le web tv socie FEMI, ci attestiamo intorno ai 5.000 per ciascuna web tv. Se però sommiamo tutti i visitatori di tutte le web tv monitorate dall’Osservatorio, che sono circa 470, otteniamo circa 475.000 visitatori. Dunque micro web tv in quanto attente alle realtà micro, ma non tanto micro in quanto ad ascolti….

4) Come difficoltà principali per lo sviluppo del network, quali riscontri oggi e quali le scommesse future?

La prima difficoltà è l’estrema eterogeneità delle web tv aderenti a FEMI in termini di capacità e ambizioni, obiettivi e strumenti. E’ dunque difficile individuare un percorso di sviluppo e di crescita comune per realtà tanto diverse. Credo però che la pluralità e la diversità sia proprio la ricchezza della Federazione e che la sua biodiversità comunicativa sia da tutelare. Il vantaggio competitivo della FEMI è la sua capillarità, la sua vicinanza al territorio, alla gente, alla notizia. La FEMI sta cambiando e si sta trasformando in Federazione Media Digitali Indipendenti, aggregando anche le web radio, gli aggregatori di contenuti UGC e i blog di informazione. Vogliamo quindi diventare la voce della comunicazione indipendente in rete e non solamente la voce delle web tv, questa la scommessa più importante per il futuro

5) Hai lo spazio per lanciare un appello di interazione ai lettori del Blog di Dunter.

Approfitto e ne lancio due.
1) A coloro che visitano le Valli Orco e Soana e il versante piemontese del Parco Nazionale Gran Paradiso e che girano immagini digitali (con telecamera o anche solo col telefonino) delle loro escursioni e degli eventi: mandate i vostri video a ORSO tv, contattandomi via facebook o via email (franco.ferrero@bbradio.it) per la trasmissione
2) A tutti coloro che sono sul web con una web tv, una web radio, un blog di informazione, formulo un invito a visitare il sito FEMI  e se si condividono gli obiettivi iscriversi. Più siamo e più contiamo….

Dunters don’t text, but like it.


 

Da pagina personale a pagina fan: l’analisi di Dunter

Da pagina personale a pagina fan: l’analisi di Dunter

Il proliferare di pagine personali utilizzate per la promozione di attività commerciali e brand, ha creato nel tempo una piccola grande anomalia in Facebook.  Lavorandoci quotidianamente, ci risulta palese come la strutturazione dei livelli di interazione da parte del Social Network di Zuckerberg abbiano l’obiettivo di ordinare quelle che sono le categorie dei fruitori del portale, di modo che i ruoli siano sempre più chiari e gestibili, e dall’altro, evitare agli utenti stessi una continua azione di spamming da parte di aziende da ogni parte del mondo. Facebook, basicamente, è fondato sulle relazioni personali ed è facile intuire, osservando le proprie amicizie sul Social, come la maggior parte siano “reali”, o per lo meno, relative ad incontri “reali” (anche se occasionali) strettamente collegati alla nostra vita (famiglia, amici, amici di amici, colleghi). Inoltre, sempre analizzando la stragrande maggioranza dei profili, è lampante come sia strettamente riconducibile ad una persona a noi famigliare: nome, cognome e fotografia. Risulta quindi essenziale, per una concreta customer satisfaction, che non vi siano “profili” generici che si aggirino indisturbati e possano contattare e disturbare la socializzazione in essere: a nessuno di noi, infatti, piace dialogare con un nome generico, non sapendo chi effettivamente ci sia dietro lo schermo a gestirlo in quel preciso istante anche, e soprattutto, per una questione di privacy dei propri contenuti. Insomma, anche per un brand non è il massimo presentarsi così. Le pagine Fan, invero, possono interagire con un numero di user maggiore: possono infatti superare la fatidica soglia di 5000 contatti. Inoltre, proprio ultimamente, Facebook ha permesso alle pagine Fan di connettersi ad altre pagine Fan e di poter commentare, quindi, con il proprio brand sui Wall degli altri brand. In questi mesi, lo stesso Facebbok, ha cancellato migliaia di profili di pagine personali utilizzate impropriamente. Ma ecco una soluzione ghiotta offerta a tutti coloro si trovino indecisi, rischiando la cancellazione: da pochi giorni è possibile trasformare la propria pagina personale in pagina Fan. Una mossa probabilmente decisa in seguito alle proteste degli utenti e, crediamo, anche in base al fatto che “tout court” si perdono migliaia di contatti, un boomerang anche per lo stesso FB, che vive e si basa sul proliferare dei contenuti. Prima di descrivere i semplicissimi passaggi con cui si può realizzare la trasformazione, ci teniamo ad essere chiari su un paio di punti:

  • il passaggio è irriversibile (ricordiamoci che la scelta opposta è rischiare di perdere tutto da un giorno all’altro)
  • i tuoi amici diventeranno automaticamente Fan della tua nuova pagina
  • dovrai salvare tutti i tuoi dati (ad esempio le foto) se no andranno perse. Per questo passaggio ti consigliamo di andare su Facebook a questo indirizzo e cliccare su “Scarica le tue informazioni”

Evidenziate queste precisazioni, possiamo passare dalla nostra pagina personale alla pagina Fan.

  1. Entra in Facebook con il profilo del brand con il quale vuoi cambiare
  2. Clicca su questo link
  3. Scegli la corretta tipologia per la tua attività

Voilà.

.DOC, una rivista interattiva per Torino

.DOC, una rivista interattiva per Torino

La cultura e la tecnologia al servizio della tua città. Cosa poter immaginare di meglio? Torino ha vissuto, e vive dalla fine degli anni 90, una rivoluzione continua, a tratti inaspettata, radicale. Le logiche di programmazione e progettazione si incuneano nel tessuto sociale e provocano, a domino, effetti virtuosi. Insomma stimolano ma fondamentalmente permettono, a coloro che ne hanno a cuore le sorti e la bellezza, di osare e immaginare interrelazioni nuove, dinamiche, sovversive nel migliore dell’insieme dei risultati possibili: cambiamento, crescita, restyling, partecipazione. E così si incrociano, per passione e per lavoro, persone che immaginano, sognano, idealizzano progetti e quadri per la città che verrà. Oggi incontriamo Aldo Goccione, del Collettivo Housedada.

.DOC: territorio speaks for its self. Partiamo dal claim e arriviamo ai contenuti?

“Il territorio parla di se stesso” mettiamola così, giornalismo partecipato, azioni libere ed indipendenti. Movimenti che parlano di persone e di territorio. Bisogna coltivare il nostro giardino 🙂 e noi cerchiamo di farlo senza badare a concetti burocratici o politici, ma solo ad una morale semplice ed estetica. Amiamo le favole e chi le sa inventare. .Doc cerca storie da raccontare, cerca persone che vogliano raccontarle e Movimento Manifesto trova metodi per promuoverle e renderle più tangibili. Arte Contemporanea applicata allo sviluppo del territorio, personalità umane che ne riflettono l’stinto, visioni di città che vorremmo vivere e che siamo pronti a costruire.

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E’ descritto come un’estensione, o un push up, di Progetto Movimento Manifesto. Spiegheresti ai lettori del blog cos’è?

Movimento Manifesto – Agenzia per lo Sviluppo Creativo del Territorio – nasce con l’obiettivo di “giocare” con creatività sugli obiettivi altrui, inserendosi nelle dinamiche di sviluppo come realtà di supporto. La necessità è quella di riportare i singoli obiettivi ad una dimensione superiore, contestualizzandoli e, di conseguenza, aumentandone il valore. La convinzione è che gli strumenti principi per la progettazione sul territorio, di qualunque natura essa sia (architettonica, paesaggistica, di servizi, di offerta culturale) debbano essere il dialogo con le realtà vicine e il confronto con quelle equivalenti.

Attualmente è esclusivamente online: mi accennavi che a breve sarà anche cartaceo. Avete già un programa della tiratura e della diffusione?

Si, al momento è esclusivamente online, ma da febbraio verrà supportata da un uscita monografica trimestrale. La versione cartacea cercherà di raccontare in modo più specifico realtà che meritano più dettagli. Per quanto riguarda la tiratura, partiremo con 1000 copie del numero pilota che verrà distribuito nei bookshop e inviato ad istituzioni , artigiani ed addetti ai lavori; le monografie verranno prodotte con una tiratura maggiore ma seguiranno lo stesso tipo di distribuzione.

Siete alla ricerca di sponsor, collaboratori?

Siamo riusciti ad arrivare al cartaceo pilota in anticipo sulle nostre aspettative, questo è avvenuto grazie alla partecipazione dei nostri sponsor che credono, come noi, in modo sempre maggiore, nell’affermarsi delle azioni imprenditoriali indipendenti in campo culturale. Siamo alla ricerca di collaboratori e sponsor per intensificare il processo di ricerca e studio delle realtà presenti sul territorio. Tra le tappe ci sarà la realizzazione sul territorio di alcuni tra i progetti culturali nati su .Doc.

Per chi volesse curiosare e approfondire, ecco .DOC .Oh ragazzi, non siamo mica qui ad asciugarci i capelli con l’iPhone.

L’inventore pazzo che ruba i Lego ai bambini.

L’inventore pazzo che ruba i Lego ai bambini.

Apro il vecchio scatolone e ritrovo un mondo. Anzi, dei mondi fatti di astronavi, aerei, laboratori e mondi lunari. Coloratissimi e solidi, ingegnosi e ancora vivi, nonostante il tempo passato. Lo spunto per questo tuffo nel passato? Il nuovo clip della Lego.

Un anno fa, l’azienda danese dei sogni componibili, sbarcava in grande stile nel fantastico mondo dei Social Media con la campagna Lego Click: una comunità online nata con l’obiettivo di mettere insieme innovatori, creativi, artisti e pensatori per sviluppare nuove idee legate ai mattoncini.

Il sito fu  progettato per riunire tutte le idee sia in forma scritta, sia con le immagini e sia con i video: il tutto infatti è stato collegato a Twitter, Facebook, Flickr e Youtube per generare continuamente un flusso di idee e un reflusso promozionale. Ad esempio l’hashtag #legoclick viene utilizzato dai novelli designer of game per proporre nuove idee su Twitter.

Il promo dell’iniziativa fu incentrato su un Inventore Pazzo che proprio dal Lego rispolverava la sua capacità di creativo e dava un’accellerata improvvisa alla sua carriera, entrando nella Hall of Fame, in compagnia di Albert Einstein (anch’esso chiaramente chiaramente, in qualche modo, debitore della sua fama ai mattoncini Lego).

Quindi, pochi giorni fa, ecco tornare l’Inventore Pazzo, sempre più allampanato e inaspettatamente ladruncolo: rubacchia manciate di Lego (e le idee) di molti bimbi e li porta nel suo laboratorio. Cosa non si farebbe per un pugno di mattoncini!

Il finale, a mio avviso geniale ed omnicomprensivo del progetto e della vision Lego, gustatevelo in santa pace.

http://www.youtube.com/watch?v=gC0vb9XDz38

Per chi se lo fosse perso, ecco il primo film della saga Lego Click:


http://www.youtube.com/watch?v=OinrOnjzH_A&feature=mfu_in_order&list=UL