Stefano Pesca: il progetto Vertical Stage

Stefano Pesca: il progetto Vertical Stage

Ma come ti è venuta l’idea del Vertical Stage?
Direi che iniziamo con la domanda più difficile! [sorride]. Non è mai facile risalire all’origine di un’idea. Un mix di input esterni, esperienze vissute, emozioni personali che, elaborate, fungono da stimolo per l’intuizione. Parlando concretamente potrei   rispondere di essere stato ispirato dai Beatles sui tetti della Apple di Londra nel ’69 o, per la spettacolarità dell’evento, dai Pink Floyd sulla laguna di Venezia nell’ 89, ma anche dai “Concert dla rua” di Pont Canavese, piccolo comune nei pressi di Torino. A dir la verità, l’intenzione di separare tra loro gli elementi di una band, concependo un palco che portasse il pubblico a posizionarsi centralmente rispetto ai musicisti, mi era venuta nel marzo 2010 in fase di preparazione della 9° edizione dell’ AliveFestival, iniziativa mai realizzata per mancanza di risorse economiche. Non avendo potuto finalizzare la mia idea in quella circostanza quando, a Paratissima, ho avuto invece l’occasione di utilizzare i balconi come palchi e non ho resistito allo stimolo: iniziando così  la mia avventura. Il progetto ha suscitato l’interesse della factory creativa eggers 2.0 che, dopo Torino, ha deciso di sposare il Vertical Stage e farsi carico della comunicazione e della amministrazione dello stesso lasciando così a me il tempo di dedicarmi alla creatività.

Che differenza organizzativa c’è tra un concerto normale e questa istallazione di guerrilla marketing urbano musicale?
Di certo, escludendo le evidenti differenze tecnico strutturali (non c’è il palco), le principali differenze da un concerto, come dici tu “normale”,  sono appunto l’inconsueta separazione dei musicisti su piani differenti e il conseguente impatto emozionale dovuto al fatto che le luci e l’audio sono posizionati direttamente sull’architettura del palazzo e lungo la via, anche lei spazio insolito per un concerto, per abitudine organizzato in spazi aperti. Sottolineerei anche particolarmente il profondo impatto sociale che il Vertical Stage fin ora ha provocato. Entrando nelle case delle persone, e dovendo lavorare fisicamente a contatto con i negozianti e le realtà di quartiere, grazie al Vertical si sono instaurate delle profonde relazioni umane con la via, il quartiere ed i suoi abitanti. E poi, per citare Samuel: “Riprendiamoci la strada. La strada è nostra”.

Differenze tra il Vertical di Paratissima e quello realizzato per il Fuori Salone a Milano?
Torino è la mia città e di conseguenza è stato più facile realizzare l’evento.In questo momento sicuramente è una città più adatta e più disposta a questo tipo di anomale iniziative culturali. Milano era un incognita e sopratutto non era una città molto duttile in questo senso (parlo al passato perchè spero che la nuova amministrazione non freni più iniziative simili a questa). Ci sono stati revocati i permessi a due giorni dall’evento e ora ci troviamo a dover pagare una multa molto salata. A livello di impatto, e di risposta, di pubblico e stampa l’evento è stato simile in entrambe le città, con il picco di partecipazione su Milano dove era inserito nel contesto più internazionale del Fuori Salone.


Perchè hai scelto i Motel Connection come primi artisti? Quali sono state le loro impressioni per questo esperimento?
Quando ho concepito l’idea ero in Salento, al Babilonia di Torre St. Andrea e i Motel stavano per salire sul palco per un piccolo secret show insieme ai salentini Steela. A livello artistico l’intenzione era quella di trovare un progetto che fosse un ibrido tra una band e un live set più elettronico e loro mi sono sembrati gli artisti più adatti. Li è partita la proposta. Dal lato loro, li ho subito trovati disponibili e mi hanno dimostrato fin dal principio di confidare nel progetto.

L’evoluzione naturale è l’Europa. Cosi ci aspetta tra pochi giorni?
Ora sono in procinto di realizzare l’evento sul balcone del Parlamento Europeo di Bruxelles, inserendolo all’interno dello YO!Fest, organizzato dall‘European Youth Forum, e di conseguenza la mia volontà sarà di esportarlo in altre capitali europee [ecco l’evento su Facebook]. In Belgio ho dovuto rivedere in parte il concept artistico in quanto il balcone è uno solo e si trova in una piazza e non in una via, ma l’occasione di realizzare il Vertical in un contesto simile non capita tutti i giorni e così ho accettato la sfida. A livello artistico le idee di integrazione sono molteplici ma preferisco non svelarle. A tal proposito volevo ringraziare per aver creduto nell’idea Alfa Mito.
Sappiamo che a causa della particolarità dell’evento ogni volta è molto difficile ottenere i permessi per realizzarlo. Cosa ti spinge ad andare avanti nonostante le difficoltà?
[ride di gusto]…..è quello che mi chiedo sempre anche io. Come ho già detto l’ incoscienza sicuramente la fa da padrone ma anche l‘adrenalina che si genera quando si fa qualcosa di atipico e inconsueto. L’ ansia è sempre molta, la paura che qualcosa vada storto, che non funzioni come si era pensato: insomma, si creano le stesse aspettative dell’artista che deve salire sul palco e deve assolutamente soddisfare i fans. Dopo che l’evento è stato realizzato mi sento particolarmente leggero, appagato dall’aver contribuito alla felicità altrui, di aver generato emozioni positive… e come diceva Oscar Wilde ” l’ansia è insopportabile. Spero solo che duri per sempre”

Quindi, cari lettori di dunter.com: per chi avrà possibilità, l’appuntamento con Al Doyle Dj Set (HotChip) + Motel Connection Dj Set + Compact Disk Dummies è fissato alle ore 20 in Piazza Louxembourg a Bruxelles.


Per chi non potrà esserci: ecco lo streaming sul sito http://www.verticalstage.org o la
Twitter Cronaca da dietro le quinte @verticalstage
God save the Vertical.


Dimmi dove ti tagghi e ti dico dove sei: il futuro del mobile travel

Dimmi dove ti tagghi e ti dico dove sei: il futuro del mobile travel

Marcel Proust una volta scrisse che “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.” Oggi i nuovi occhi dei viaggiatori di tutto il globo sono sempre più quelli di uno sguardo digitale: l’esperienza della rete sta offrendo a tutti nuove esperienze per concepire il “viaggio” inteso tradizionalmente. Come? Innanzitutto, attraverso la virtualità, le mappe digitali e contenuti video, si esplorano luoghi ancora prima di recarcisi. E poi ci sono i mobile tag: le nuove frontiere di localizzazione con cui i potenziali viaggiatori ottengono una migliore comprensione di luoghi sconosciuti. Informazioni su una sperduta isola del pacifico possono essere immediatamente disponibili ovunque, soprattutto tramite tag su volantini promozionali, cartoline e materiale di viaggio. Le opportuinità per i viaggiatori sono immense. Ma anche per chi, in qualche modo, gestisce l’industria del turismo. Ecco qualche esempio lampante di come la tecnologia digitale sta cambiando il modo di viaggiare.

Vedere prima di partire, il caso di Fort Lauderdale

Il Fort Lauderdale Convention assieme all’ufficio turistico della stupenda cittadina balneare della Florida ha stampato depliant e manifesti pubblicitari “taggandoli” digitalmente attraverso il sistema Microsoft Tag. Tutti i possessori di uno smartphone avevano cioè la possibilità di accedere, attraverso il tag, alla visione di varie webcam posizionate sulla spiaggia di Fort Lauderdale. Gran parte dei manifesti sono stati distribuiti a Manhattan in una giornata uggiosa per attrarre turisti verso il sole della florida. L’impatto è stato incredibile, con una quantità di biglietti venduti in poche ore. Pensare a un altro luogo del mondo è insomma una cosa, percepirlo in tempo reale è un’altra. L’esperienza del viaggio virtuale offre la possibilità di assaporare la destinazione prima di partire (ecco oggi quei “nuovi occhi” di cui Proust scriveva).

Francobolli, QR e posta digitale

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Correos è la società che gestisce il traffico postale in Spagna. In collaborazione con una società di marketing (la Macanudos mobile) si è inventata un francobollo con relativo codice QR che, appositamente scansionato da un qualsiasi telefono cellulare e smartphone munito di un apposito programma di lettura, offre a chiunque di avere informazioni su un particolare prodotto postale o contenuti multimediali su un determinato luogo turistico. Utilità pubblica ma anche promozione turistica, insomma. Il primo francobollo “taggato” della storia ha reindirizzato il destinatario del francobollo a un video turistico ed informativo su l’Alhambra di Granada.

Festival musicali e tag mobile: il Rochester Jazz Festival

Il Rochester Jazz Festival di quest’anno è stato uno dei primi Festival di musica al mondo che ha dato la possibilità ai visitatori di districarsi meglio fra i tanti appuntamenti della rassegna musicale attraverso tag digitali. E’ bastato semplicemente posizionare vari manifesti in giro per la location con sopra un codice QR. Dopo la scansione del codice, ogni persona poteva scaricarsi sul proprio telefonino l’intero programma dell’evento, ma anche, perchè no, bonus track degli artisti presenti alla rassegna e via dicendo.

Anche in Italia si tagga

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Infine, pochi lo sanno, ma anche in Italia il mobile tag è già una realtà. A Torino l’Agenzia di mediaKi.it ha taggato interi parchi, musei e monumenti, in modo che i turisti possano scansionarli mentre ci camminano vicino. Alla scansione i curiosi ottengono informazioni sulla storia di quel determinato luogo o monumento, ma anche mappe digitali per aiutare i turisti a spostarsi in nuove aree.

Dalle Olimpiadi di Torino a Londra 2012: incontro con Sandro Volpato

Dalle Olimpiadi di Torino a Londra 2012: incontro con Sandro Volpato

Sandro Volpato era il mio referente a Torino 2006. Funzione Accreditation, settore Operation. Ad essere sincero, prima di entrare in Toroc (il Comitato che gestì l’organizzazione dei XX Giochi Invernali), non sapevo cosa fosse l’Accreditation. Si, ok. C’entrava con il badge che la gente porta al collo negli eventi, ma mai mi sarei immaginato cosa avrebbe significato lavorare in un team specifico per la realizzazione finale di oltre 90.000 accrediti e oltre diecimila Day Pass, coordinando quotidianamente 500 volontari e allestendo decine di uffici sparsi per Torino e le Valli Olimpiche. In Accrediti, o ACR, si fa un enorme lavoro di database negli anni che precedono l’evento, si schedano tutte le persone che arriveranno, si passano i dati alla Questura per il background check a livello penale, si devono raccogliere le foto e si definiscono, per ognuno, gli accessi: in quale sito olimpico – o venue – potranno entrare e in quali zone, di quel sito, potranno andare, mangiare e vivere, per venti giorni, decine di migliaia di persone provenienti da tutto il mondo. Si studiano così i flussi ( i percorsi e le zone) dedicate a quelle categorie definite particolari e speciali come gli atleti, la famiglia olimpica, i giornalisti e i broadcaster internazionali e nazionali. Senza dimenticare gli elettricisti, i politici e gli sponsor. E tutte le funzioni del Comitato: trasporti, food & beverage, sport events, IT, press…. Dopo Torino 2006, mentre io mi impegnavo nelle Universiadi, negli Europei di Ginnastica Ritmica e in quelli di Atletica Indoor, dove ero il referente di Accrediti, Sandro partì per Vancouver 2010. Ora è a Londra. Ascoltiamo la sua esperienza.

Torino 2006. La tua prima Olimpiade: quale ricordo di quel momento  professionale?

Mi ha dato una grande emozione. Lavorare per un evento internazionale di tale portata richiede impegno e attenzione, sai che le scadenze non si possono spostare e che il mondo durante quei giorni ti guarda e che, in qualche modo, ti giudica per quello che hai fatto; la tensione e’ grande e non ci si puo’ rilassare fino alla fine. A Giochi fatti la soddisfazione  e’ stata enorme, sicuramente per il team Accreditation che, a detta di tutti, ha prodotto un ottimo servizio.
Uno degli aspetti che ricordo con piu’ piacere e’ il forte coinvolgimento nel mondo olimpico e nei suoi ideali: non e’ stato solo un lavoro, ma una occasione di conoscenza e approfondimento del movimento in generale. E poi il team: il legame che si crea con colleghi e amici in quelle situazioni e’ davvero incredibile e indimenticabile.
Io poi ho avuto la fortuna di essere selezionato come tedoforo e quella, credimi, e’ davvero un’emozione unica….

(Devo dire che effettivamente il team è stato uno degli elementi che mi hanno maggiormente impressionato: ancora oggi ci si incontra come fossimo colleghi storici ultraventennali della stessa azienda. Lo Spirito Olimpico colpisce: o lo ami o lo odi. Devo dire però che ho visto più persone amarlo)

Vancouver 2010: canadesi ed italiani do it the same?

Assolutamente no, pero’ le differenze vanno contestualizzate. La seconda volta si approccia il tutto in mondo diverso e ormai si conoscono le modalita’ organizzative e le tempistiche, e si sa dove ci possono essere i problemi.
Io avevo grandi aspettative e inizialmente sono rimasto molto impressionato dal livello organizzativo generale e dalla attenta pianificazione. Piu’ tardi la crisi economica si e’ fatta sentire a livello mondiale e il progetto si e’ un po’ ridimensionato, ma in particolare sono emerse alcune differenze culturali e gestionali che hanno in parte inciso sul giudizio finale. Per essere onesti i Giochi sono andati comunque molto bene.
Dal punto di vista personale e professionale posso pero’ confermare che e’ stata un’occasione unica di crescita.


Londra 2012. La tua prima Olimpiade estiva. Cambiano i numeri, sicuramente. Prime impressioni?

Sono molto contento di misurarmi con l’Olimpiade estiva, di sicuro non mancano, già oggi che i Giochi sono ancora lontani, le sfide ed e’ vero che i numeri sono tre volte maggiori delle Olimpiadi invernali, ma i processi sono gli stessi.
Le prime impressioni sono positive: Londra e’ una grande citta’ con possibilita’ e limiti differenti da Torino e Vancouver, c’e’ gia’ un buon livello di coinvolgimento nel progetto olimpico, il programma volontari sta andando alla grande, le venue sono ben studiate e l’attenzione agli aspetti quali la legacy post-olimpica e’ altissima. Ci sono grandi aspettative da parte di tutti.


L’Olimpiade è un format che si rinnova continuamente. La tecnologia avanza di pari passo. News a riguardo?

L’Olimpiade si rinnova e cerca di stare al passo con i tempi; dal punto di vista della comunicazione in particolare c’e’ una grande attenzione ai nuovi mezzi e ai social network, come anche ai pubblici di riferimento perche’ i giovani di tutto il mondo sono l’obiettivo principale. Il CIO investe molto sul coinvolgimento dei giovani e sulla loro adesione ai valori olimpici.
Allo stesso tempo nuovi sistemi vengono utilizzati e i software si aggiornano. A Singapore l’estate scorsa e’ stato utilizzato un sistema di controllo accessi basato su RFiD, mentre per quanto riguarda il processo di accredito siamo passati alla quasi totale gestione delle registrazioni online con una drastica diminuzione di documenti cartacei; l’impatto sul lato gestionale e’ decisamente positivo e soprattutto si tiene molto piu’ in considerazione l’aspetto ambientale.

Novantamila moltiplicato tre volte fa un numero di accrediti che non voglio neanche pronunciare. In bocca al lupo Sandro. Welcome Londra 2012.

Paratissima 2010: Dunter incontra Lorenzo Germak

Paratissima 2010: Dunter incontra Lorenzo Germak

L’anno scorso ho fatto il volontario per Paratissima e lì ho conosciuto Lorenzo Germak, dell’Associazione Ylda, titolare dell’evento che colora ulteriormente, per un lungo weekend, quel variegato multi-mondo che si chiama San Salvario, universo di Torino. Ho dei ricordi molto intensi di quella breve esperienza: un incontro profondo con il quartiere, le luci, gli artisti, la logistica dettagliata e molto complessa, i canti e i balli per le vie e al Maffei, i bagliori  dell’alba e tutti gli angoli trasformati in micro gallerie d’arte. E gli sguardi della gente, stupita e attenta, nell’osservare centinaia e centinaia di creazioni di ogni fattura, colore e materiale.Per chi non ci è mai stato riassumo così l’evento: centinaia di artisti che espongono in decine di location che variano dal ristorante, all’autorimessa, al negozietto d’antiquariato, alla salumeria o per la strada. Tutto condiviso, vivo, partecipato. Ecco quindi, in vista dell’edizione 2010, uno scambio di battute con Lorenzo. Io faccio il curioso di turno, voi fate pure finta di niente e leggetela dal vostro pc. Bevanda consigliata per la lettura: un tea verde caldo, dopo un kebab arrotolato. Con le cipolle e la salsa piccante.

D: L’idea. Qual’è stata la scintilla?

«Una cena a ottobre del 2005 fra cinque amici, io, Valeria Buonomo, Christian Cadeddu, Raffaella Cinti e Daniele Ratti. La discussione finì sulla possibilità di creare occasioni di vetrina per i nostri amici artisti che non potevano arrivare ai circuiti istituzionali e alle gallerie “che contano”. Da li nacque la prima Paratissima, parallela ad Artissima, in una casa in Via Po, 7 artisti e qualche centinaia di visitatori. Ci divertimmo parecchio e neanche potevamo immaginare cosa sarebbe successo nel giro di qualche anno…»

D: La mia prima volta con Paratissima fu al carcere delle Nuove. Quando una location fa anche comunicazione… Come vi venne in mente?

«Essendo in 5, e poi col tempo anche di più, è difficile ricordare il momento esatto in cui una cosa si decide, mi ricordo che Daniele per primo ci portò a vedere il posto, i primi incontri con i gestori dello spazio furono molto importanti, una volta allineati e firmato l’accordo pian piano ci rendemmo conto che stavamo per realizzare qualcosa di straordinario. Nei giorni della manifestazione mi ricorderò sempre la gente che entrava, e dopo qualche minuto prendeva il cellulare e chiamava gli amici, la telefonata tipo era:” dove sei? Mollate tutto e venite qua, dovete assolutamente venire…” Alle Carceri alla fine arrivarono più di 15.000 persone.»

R.Cinti, V.Buonomo, D.Ratti. L.Germak, C. Cadeddu
I fondatori di Paratissima: da sx R.Cinti, V.Buonomo, D.Ratti. L.Germak, C. Cadeddu

D: Da tre anni il treno di Paratissima si è fermato alla stazione del quartiere torinese di San Salvario. Perche è divenuta la vostra casa?

«Perché si è creato un rapporto, un’alchimia che ha dato un’ulteriore spinta alla manifestazione. Paratissima per le strade di San Salvario ha saputo coinvolgere negli anni veramente tutti, artisti, artigiani, studi professionali, commercianti, locali pubblici, cortili, enti religiosi, associazioni, partner pubblici e privati. Mi ricordo che prima della prima edizione di Paratissima a San Salvario si parlava ancora dei pusher e delle retate della polizia, oggi San Salvario è fulcro della creatività giovane torinese e della multiculturalità, e poi anche la Lonely Planet cita Paratissima a San Salvario a Novembre!»

D: Una manifestazione attenta all’ambiente. Quali azioni avete ideato nel 2009?

«Dal 2009 le green action sono l’anima della manifestazione, l’attenzione all’impatto ambientale, ai consumi e le proposte green dei creativi e degli artisti sono anche un modo diverso e innovativo per fruire di una manifestazione dedicata all’arte. In collaborazione con Giusti Eventi, GamEdit, B+ Green e BeLCA Studio, Paratissima si occupa della produzione sostenibile di materiale promozionale. Stampare, ritagliare, produrre materiale in quantità utili e tenendo conto dell’impiego effettivo. Valutiamo l’uso di materiali cartacei derivanti dai processi di riciclo o riuso e limitiamo l’impatto ambientale dovuto agli spostamenti. Organizziamo la logistica degli spostamenti delle persone e dei materiali, con l’obiettivo di promuovere un uso razionale e davvero utile dei mezzi di trasporto pubblico o privato. Infine utilizziamo materiali che rispettino standard moderni di risparmio energetico e utilizzo consapevole delle risorse. Dai pannelli espositivi in legno, alle lampadine a basso consumo, dai led ai nuovi materiali da imballaggio riutilizzabili o compostabili, dai tessuti che possono sostituire le materie plastiche ai colori derivanti da pigmenti naturali. Senza dimenticare la gestione dei rifiuti e dei materiali di scarto, considerando sempre quello che implica la gestione post evento, post installazione, post performance dei materiali, al fine di ridurre gli sprechi e implementare la differenziazione dei rifiuti. Inoltre B+ Green e BeLCA Studio attiveranno un intervento di riqualificazione ambientale in una porzione di territorio del nuorese, in Sardegna, al fine di promuovere la tutela della biodiversità e di incentivare la sensibilizzazione su temi educativi.»

D: Paratissima, Artissima, Club to Club: l’esempio di tre eventi nel medesimo weekend nella stessa città. Una forte sinergia di completamento per rendere la città sempre più internazionale?

«Si, anche se fra i tre sicuramente Paratissima, parlando di internazionalità, è la sorellina minore che sta crescendo. Essere internazionali significa poter puntare su budget e struttura importanti, per poter pianificare con anticipo collaborazioni, logistica e comunicazione. La nostra fortuna è che quel weekend di novembre sta diventando veramente un’occasione imperdibile, ovunque tu viva nel mondo in quei giorni devi essere a Torino, non solo grazie a noi, sia che tu sia interessato all’arte dei grandi nomi, alla musica elettronica, al design o agli eventi off come il nostro.»

D: Ultima domanda: è vero che guardate all’estero per cercare la partnership per la creazione di eventi gemelli?

«E’ vero. Abbiamo contatti molto interessanti con Beirut e San Pietroburgo. E’ realistico pensare che vedremo presto edizioni di Paratissima in altre città nel mondo, questo perché abbiamo avuto la fortuna di incontrare e condividere idee con gruppi di creativi molto simili a noi, e noi continuiamo a credere molto nelle iniziative che partono dal basso.»

Finito il kebab e bevuto il tea? Bene, sappiate che la sesta edizione di Paratissima è proprio dedicata alla cucina ed all’interazione di quest’ultima con gli aspetti etnici di San Salvario. Per maggiori info: www.paratissma.it. See u soon, ladies and gentlemen dell’arte dello sharing 2.0 e del dunter curioso.

Balla Coi Cinghiali: intervista a Luca Ghilino, co-fondatore del festival

Balla Coi Cinghiali: intervista a Luca Ghilino, co-fondatore del festival

Oggi incontro Luca Ghilino, co-fondatore di Balla Coi Cinghiali. Ci conosciamo da un paio d’anni perchè condividiamo una passione. Entrambi facciamo parte di un’Associazione ed entrambi contribuiamo ad organizzare due manifestazioni, gemellate da due anni, ai confini dell’Impero.

D: BCC 2010, si parla di oltre 50.000 presenze. Curiosiamo nel mondo BCC insieme? Perchè nasce Balla?

«BCC nasce quando Roberto Franchelli chiede a me e Andrea Pastorino di trovare qualche gruppo di “non liscio”, per variare il solito connubio sagra-orchestra e creare un evento nuovo per la sua Pro Loco Bardineto.
All’epoca io e Andrea suonavano nei Cagnassi Bastardi, un gruppo che si è fatto notare direi soprattutto per il nome… Giravamo abbastanza ed avevamo parecchi contatti e amici in altri gruppi nella zona savona-imperia, così abbiamo tirato su una scaletta per la prima edizione del festival in divenire, dal nome Festa della Musica – Notte sotto le stelle. Non chiedetemi il perchè di questo nome, forse eravamo solo parecchio romantici, allora.»

D: Il tuo lavoro e il festival.

«Io lavoro nella pubblicità, faccio l’art director in una grande agenzia di Milano; questo ha dato un impulso “professionale” a tutto quello che ho sempre creato per il festival.»

D: Anni fa il cinghiale ululante comparve su un video di Lega Ambiente. Un primo “mainstreaming” del vostro logo. Come avvenne quell’incursione di successo?

«Avevamo ideato una campagna televisiva che prevedeva una serie di cloni del protagonista; serviva quindi un abbigliamento plurimo con qualcosa che si facesse notare…Forse è la nostra prima incursione nel tema “ecologia”! Per la campagna stampa Roberto si è prestato a farsi fotografare e compare in uno dei quattro soggetti.»

D: A proposito! Chi l’ha disegnato il cinghialotto ululante?

Il nostro logo, è stato realizzato “in bella” dal mio primo coinquilino, oggi illustratore di successo, Francesco Favero. Il logo è la sintesi grafica del manifesto della primissima edizione, un cinghiale che ulula alla luna. Le tre stelle a lato del logo siamo noi, quelli che hanni iniziato il percorso

D: BCC: come a Woodstock ma si mangia meglio. Il meglio del territorio come stella polare, ma anche impegni sociali che superano i confini nazionali. Ci parli di Find The Cure?

«Abbiamo sempre destinato parte del ricavato in beneficenza, perchè non ci si può divertire sapendo che qualcuno è in difficoltà. Find the Cure è stata un’associazione che ha creduto nel progetto e ha dato più di quello che ha ricevuto, essendo presente e attiva nei giorni della manifestazione e non solo. Sono belli e bravi e tutto quello che propongono lo realizzano in modo veloce e concreto.»

D: Il rispetto per l’ambiente a BCC sale in cattedra. Divertendo, s’insegna?

«Pensiamo che più persone ti seguono, più tu debba essere costruttivo in quello che dici. Per questa ragione approfittiamo del grande seguito che abbiamo per trasmettere valori che crediamo positivi. Siamo parecchio orgogliosi del fatto che molti altri eventi stiano ricalcando le nostre orme sull’uso di stoviglie biodegradabili e raccolta differenziata.»

D: Secondo te, dovessi quantificare con una percentuale, quale peso riveste il web nella vostra comunicazione rispetto al cartaceo?

«Direi 90%, e aggiungo un x% di merchandising che “ne fa parlare”.»

D: Ultima cosa, prometto che non lo dirò a nessuno e che non pubblicherò questa domanda. Chi è Piero?

«Piero è tutto ciò che un mutuo trentennale ti impedisce di essere.»