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L’invasione degli UltraKorps

L’invasione degli UltraKorps

La mia collaborazione, tramite Dunter, con i torinesi Motel Connection ha inizio con la creazione di un side-project musicale che unisce Discoforgia con Dj Pisti sotto il nome, dal sapore molto 80s, di UltraKorps.

Il progetto “UltraKorps” vuol essere, oltre ad un’occasione di incontro artistico per sperimentare ed affinare nuove sonorità, una sorta di “cavallo di troia” all’interno della blogosfera musicale per preparare il terreno a ciò che succederà con i Motel Connection nel prossimo futuro.
Il tutto traendo isipirazione (e campionamenti) dalla New Wave e dal Synth Pop a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 con l’intento di fonderli con le più recenti influenze ed attitudini della musica elettronica.
La prima traccia, rilasciata rigorosamente in free download, s’intitola “Mass Disorder” e, dopo essere stata concessa e pubblicata in anteprima esclusiva all’importante music blog americano Digi10ve la settimana scorsa, è stata ripostata e recensita da svariati altri blogs in giro per il mondo. La potete ora ascoltare e scaricare anche da Soundcloud:

UltraKorps – Mass Disorder by DISCOFORGIA

Enjoy It!


Discoforgia: remix 2.0 around the world

Discoforgia: remix 2.0 around the world

Cominciò tutto per gioco meno di un anno fa, con un MacBook, Logic ed un remix contest degli OK GO. Poi le recensioni sui blog musicali, i post su Facebook e i tweet che si rincorrono in giro per il mondo. Altri remix e produzioni, trovarsi nei suggerimenti di Google e la blogosfera che ripete il tuo nome e si chiede chi sei.
E quello che sentivi nelle tue cuffie viene proiettato, come per magia (leggi Soundcloud), nelle cuffie di migliaia di persone.
Fino ad oggi, giorno in cui, dopo esser stato contattato dal manager di una band emergente britannica, The Other Tribe, che mi ha scoperto e ascoltato su The Hype Machine, escono i miei primi remix ufficiali a nome “DISCOFORGIA”.
Perché è proprio vero: qualcuno, là fuori, ci ascolta.
E il gioco può continuare.

The Other Tribe – Businessman On Diazepam (DISCOFORGIA Remix) by DISCOFORGIA

The Other Tribe – Businessman On Diazepam (DISCOFORGIA Dubby Remix) by DISCOFORGIA

Un dunter nella rete musicale 2.0: ecco il sito
Esplorare. Continuare a farlo ci piace un sacco.

Chiamatelo pure DNA.

I nuovi Djs: fantini senza disco.

I nuovi Djs: fantini senza disco.

2ManyDjs, costola dei Soulwax, è il nome del progetto parallelo dei fratelli Dewaele, ormai da parecchi anni alla ribalta sulle scene della musica elettronica mondiale. “Troppi dj”, questo il significato del loro nome. Un nome che, all’attuale stato dell’arte, in cui la tecnologia permette a tutti (o quasi) di improvvisarsi disc-jockey, fa parecchio pensare…

Sì, perché non si tratta tanto di mere disquisizioni sulle peculiarità del suono del vinile rispetto al cd o alla musica in formato digitale (ad esempio mp3): indubbiamente il vinile ha un suono particolare, più “vero”, eppure la qualità degli ultimi formati digitali è palesemente superiore. Ma il punto non è se sia la puntina di un giradischi, il laser di un lettore cd oppure il “chi-lo-sa-che-cosa” che legge un mp3 a riprodurre la propria musica.

La questione si snoda piuttosto sulle modalità con cui, nel giro di brevissimo tempo, le nuove tecnologie abbiano modificato profondamente (e spudoratamente) il ruolo e la performance del cosiddetto disc-jockey: letteralmente il “fantino del disco“.

Se infatti la figura del disc-jockey si può far risalire addirittura alla Francia del dominio nazista o ai primi pionieristici esperimenti radiofonici, il termine viene coniato negli Stati Uniti a metà degli anni ’60 e il suo ruolo acquisisce sempre maggior rilevanza con l’avvento della Disco Music negli anni ’70. È tuttavia nel decennio seguente che il DJ si definisce e sviluppa con la nascita del turntablism (e delle sue tecniche, su tutte lo scratch), l’utilizzo dei canonici 2 giradischi+1 mixer e l’introduzione del mixaggio in battuta (tecnica che consiste nel far combaciare perfettamente le battute di tempo di due dischi in sincronia). Tutto questo, insieme alla nascita dell’House Music e la sua espansione a livello europeo, crearono i presupposti per il fenomeno del clubbing, tipico degli anni ’90.

Poi, all’improvviso, succede qualcosa: i cd ed i masterizzatori prima, potenze di calcolo sempre maggiori e dischi di memoria sempre più capienti associati a software di home editing e sequencing di potenza inaudita, poi. E tutto viene rapidamente stravolto.

Storicamente i punti di forza di un Dj erano, principalmente, i suoi dischi e il modo in cui li sapeva proporre dalla consolle (la sequenza ed i mixaggi da un pezzo all’altro). La cosiddetta “valigetta” coi vinili, 30/40/50 dischi al massimo (Maxi-Single o Mix generalmente contenti dalle 2 alle 5 tracce ciascuno, spesso differenti versioni dello stesso pezzo), e quello era tutto. E doveva bastare. Ora invece, potenzialmente, un dj può portare con sé decine di migliaia di tracce in formato digitale. Uno sproposito quasi controproducente, a tutti gli effetti.

E poi c’era la reperibilità (e il costo) dei vinili: ogni dj era profondamente “geloso” dei propri dischi (al punto da coprirne le etichette per non farle vedere agli altri dj), pezzi a volte rari prodotti in poche centinaia di copie, dischi di importazione provenienti da Londra, Chicago o Detroit, dj promo, limited editions, white label e chi più ne ha più ne metta. Pezzi che si giungeva a sentire come “propri”, praticamente unici in un dato contesto, scoperte entusiasmanti, amori sbocciati in qualche buio negozietto di periferia e custoditi con cura nelle proprie valigette. Perché, comunque, il disco era qualcosa di reale: lo toccavi, lo sentivi, lo vedevi, lo suonavi e non lo prestavi a nessuno. Oggi invece, grazie al (o a causa del) web, tutto è potenzialmente alla portata di tutti. Tutto. Anche per via della pirateria e dei download illegali, non possiamo certo ignorarlo. Ti piace un pezzo? Trovare autore e titolo è un gioco da ragazzi, e con un clic è tuo (anche legalmente, intendiamoci). Forse la difficoltà sta nella scelta in un panorama così ampio. Forse. Ma quel rapporto, quasi affettivo, che si creava tra te e il disco non esiste più. E temo non esisterà mai più.

È di questi giorni, a proposito, la notizia della messa fuori produzione da parte della Panasonic degli storici giradischi Technics SL-1200, una vera icona sacra per il mondo del djing. Un pezzo di storia che se ne va.

L’utilizzo dei lettori cd per mixare e, ancor più, dei controller midi, con le loro funzioni digitali (come loop, auto-sync e master-tempo) hanno reso il mixaggio più semplice, rapido, agevole e preciso. Insomma, è difficile sbagliare. Con i dischi ed i piatti, beh, è inutile che stia ad entrare in tediosi dettagli tecnici, ma era un’altra storia.

Questo ha “liberato” i nuovi paladini della consolle da numerose e complicate incombenze che riguardavano il mixaggio, permettendogli di dare spazio alla fantasia con l’utilizzo di più deck in contemporeanea, con l’effettistica e con l’utilizzo di strumentazioni supplementari come sequencer live e drum machine. Il “compitino” di suonare un pezzo dopo l’altro non basta più. E questo, sovente, ha anche fatto sì che la parte, per così dire, coreografica dello spettacolo prendesse in qualche modo il sopravvento su quella sonora, come possiamo apprezzare in numerose formazioni di djs gesticolanti e/o ballerini, meglio ancora se mascherati. Un cliché che, nei tempi più recenti, si è ripetuto quasi fino alla noia. Va tuttavia ammesso che l’impatto visivo e la capacità di coinvolgimento del dj-set ne hanno spesso giovato, dando vita a performance di rara potenza scenica.

Insomma, tutto è profondamente e inevitabilmente mutato e, a mio parere, non è certo utilizzando vinili time-code o coltivando il culto dell’old-skool che si potrà ricreare il fascino di ciò che è stato. Forse questo è semplicemente il prezzo che dobbiamo pagare per i progressi tecnologici che, del resto, hanno permesso a molte più persone di avvicinarsi a questo mondo e di poter dire la loro, rendendo molto più accessibile ciò che prima era riservato a pochi eletti e spalancando letteralmente orizzonti musicali prima assai ristretti. Un’operazione che toglie sì da un lato, ma aggiunge dall’altro.

Il risultato? Too many djs

TheSixtyOne: musica davvero indie – pendente

TheSixtyOne: musica davvero indie – pendente

Mentre le case discografiche, grandi e piccine, prendono (o perdono) tempo nel tentativo di capire se investire o meno nel futuro digitale della musica e parlano di crisi legata dell’industria musicale, la rete ribolle di novità e sprizza vitalità da tutti i pori. E lo sconfinato mondo dei music blogs ne è la dimostrazione più eclatante e alla portata di tutti. Non saranno certo la mancanza di fondi, l’incertezza dei mercati o qualche complesso meccanismo finanziario ad impedire alle persone di leggere e scrivere di musica e di condividere i propri ascolti e le proprie emozioni sonore con altri.

Così, spazzolando il web tra i numerosi music blogs degni di nota, vediamo spiccare per qualità ed originalità TheSixtyOne. Esso prende il nome dalla celebre Highway 61 che attraversa il fiume Mississippi e vanta uno stretto legame con la storia della musica americana e con alcuni suoi straordinari interpreti come Muddy Water, Bob Dylan, Elvis and B.B. King. Proprio la Highway 61 era la strada attraverso la quale queste persone lasciarono le proprie case per portare la loro musica nel mondo.

Il sito, fondato nel 2008 e completamente rinnovato all’inizio di quest’anno, può essere definito un social streaming media che utilizza il collaborative filtering per organizzare, promuovere e commercializzare brani musicali caricati dagli artisti stessi, molti dei quali sono musicisti indipendenti.

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Autodefinitosi “a music adventure”, TheSixtyOne offre una veste grafica accattivante (anche l’occhio vuole la sua parte) con fotografie ad alta risoluzione ed informazioni sugli artisti come biografia, discografia e date del tour. Si propone inoltre come marketplace offrendo la possibilità di vendere la propria musica (e i proventi vanno interamente agli autori) oppure di licenziarla sotto licenze Creative Commons permettendo, in questo caso, il download gratuito.

Questo anche perché difficilmente (molto difficilmente) su TheSixtyOne troverete artisti e musica che già conoscete: questo è il regno della musica indipendente, quella vera. Ed è un vero peccato trovare davvero pochissimi artisti nostrani nelle numerose playlist disponibili.

Il motto del sito è chiaro ed esemplificativo : “new artists make music and listeners decide what’s good”. I nuovi artisti fanno musica e gli ascoltatori decidono cosa è buono. Semplice e funzionale.

Registrandosi (gratuitamente) è possibile commentare, votare e taggare (con un mood) i brani, creare le proprie playlist ed ascoltare quelle degli altri utenti e, ovviamente, condividere la proprie scoperte musicali attraverso tutti i principali social network.

Come sarà ormai evidente questo sito è qualcosa di più di un semplice music blog, è un potente ed intrigante mezzo per scoprire e far conoscere nuova musica. E’ Social Music di nuova generazione. Un’avventura musicale completamente nuova, appunto.

Stereomood: ascolta le tue emozioni

Stereomood: ascolta le tue emozioni

Può capitare di svegliarsi col piede sbagliato, di sentirsi in splendida forma e di ottimo umore, di essere affaccendati e di corsa. Oppure capita di sognare un’isola lontana, di pensare (ehm) a qualcuno dell’altro sesso, di volare con il ricordo indietro nel tempo e lasciarci travolgere dalla nostalgia. O ancora, molto più semplicemente, di sentirsi tristi o felici.
E per noi music addicted dietro ad un’emozione c’è sempre una canzone (e viceversa!). Musica che si lega ai nostri pensieri e stati d’animo, che ci corre attorno e nutre le nostre emozioni: the soundtrack of our lives. La colonna sonora delle nostre vite.
E poi capita anche che esista una startup completamente italiana, Stereomood, che propone un’esperienza di ascolto centrata sulle emozioni, traducendole immediatamente in musica…
L’idea, semplice ma assolutamente inesplorata sul web, di legare a stretto giro emozioni e musica, offrendo una nuova classificazione dei brani e nuova fruizione musicale in linea con la scommessa del web semantico, diventa realtà nel 2009 sull’asse Milano-Roma ed oggi presenta numeri da brivido: più di 45000 iscritti (in costante crescita), 2,5 milioni di visite mensili, oltre 20000 artisti e decine di migliaia di brani disponibili, solo per dare un’idea. Una vera e propria macchina da guerra made in italy che si è guadagnata interessi e menzioni (sopratutto internazionali), come ad esempio quelli di Lifehacker e Stumbleupon.

Stereomood

Stereomood è la prima social web radio che offre mp3 in streaming classificati per “mood and activities”: Come ti senti? Cosa stai facendo?
Una classificazione che sembra in grado anche di rompere gli schemi del mercato musicale riuscendo facilmente a suggerire anche artisti poco conosciuti, con proposte dai più disparati blog internazionali (Stereogum, Pitchforkmedia, la Blogotheque tra gli altri) che offrono musica sempre diversa e aggiornata, in grado di soddisfare una vasta gamma di preferenze.
E poi c’è l’importanza fattore social: tutte le playlist infatti sono generate a partire dai tag attribuiti dagli utenti e dalla loro interazione con l’applicazione e l’ordine di riproduzione dei brani è scandito da un algoritmo che tiene conto della loro novità, gradimento e frequenza d’ascolto. Senza tralasciare il fatto che artisti, gruppi ed etichette possono caricare la propria musica e possono usufruire di Stereomood come di una vetrina sui generis per la propria proposta artistica. Qui è infatti facile ascoltare una band, per così dire, mainstream e immediatamente dopo un artista poco conosciuto che ha caricato il suo mp3. Tutti gli artisti hanno potenzialmente la stessa visibilità e questo fa sì che gli utenti possano fare sempre nuove scoperte.
Il servizio è completamente gratuito e ciascun utente registrato dispone di una sua dashboard da cui può gestire i brani preferiti della propria library e le proprie playlist personali, visualizzare il proprio stato emotivo, esplorare il profilo degli altri members e le reciproche affinità emotive e musicali, nonché ascoltare le loro library e navigare fra le playlist dei vicini. Inoltre l’ integrazione con i più diffusi social network (facebook, twitter, myspace) e con i servizi di e-mail permette di condividere agevolmente le proprie emozioni in musica.
Qualche simpatico mood da provare? Busy as a bee, Bohémien, Pump Up The Volume oppure Asleep On My Feet, proprio come mi sento io in questo momento…
Sintonizzatevi sulle vostre emozioni!