Magliette oversize, foto scattate con retrica, volti a metà – non per scelte editoriali (qualsiasi riferimento è puramente casuale 🙈), ma perché risalenti a un’epoca in cui l’omologazione e la dimensione globale dell’estetica personale avevano ancora un peso decisivo nella scelta dei propri mezzi espressivi.
Circa metà di noi Dunters è figlia dell’era di Tumblr, quindi questo effetto nostalgia ci triggera in modo particolare. Come abbiamo già affrontato nella nostra Newsletter di dicembre (che se vi siete persi trovate qui), il lancio dell’ultima stagione di Stranger Things ha giocato un ruolo fondamentale nello scoppio di questo fenomeno. La serie nostalgica per antonomasia ci ha portato dritti dritti a dieci anni fa, quando abbiamo incontrato per la prima volta quei ragazzi con cui – lo possiamo dire – siamo cresciuti.
E se oggi una grandissima parte del globo si sente addirittura in diritto di criticarli per le loro scelte personali, come se fossero vecchi amici (non a caso Parasocial è stata scelta come parola dell’anno 2025 dal Cambridge Dictionary – se volete saperne di più potete approfondire in questo articolo di Geopop), quasi tutti vediamo nella loro crescita lo specchio della nostra.
Ed effettivamente è così.
Siamo diventati adulti. Anche noi.
Noi che nel 2016 eravamo adolescenti – io che scrivo oggi ho 25 anni, quindi quando Stranger Things è uscita passavo ancora le mattinate tra i banchi di scuola e nel tempo libero cercavo di capire come gestire il passaggio da Youtube a Netflix – oggi, semplicemente, non lo siamo più.
Ma non è solo questo.
Non siamo solo noi ad essere cambiati con quella velocità improvvisa che l’arrivo dei vent’anni porta nella vita di una persona. Ci sembra che sia il mondo stesso ad essersi trasformato.
E spoiler: sì, è proprio così.
Partiamo da un po’ lontano. Nel XX secolo l’umanità non ha vissuto un’accelerazione dell’evoluzione biologica, ma ha attraversato il più rapido salto evolutivo culturale e tecnologico della sua storia, concentrando in pochi decenni cambiamenti che prima richiedevano migliaia di anni (se volete approfondire, potete leggere questa pubblicazione di Lynn M. Etheredge).
Nel XXI secolo – e in particolare dal 2020 in poi – persino la finestra temporale del decennio è diventata troppo ampia per descrivere un passaggio evolutivo. Basta tornare indietro di appena sei anni per individuare un fenomeno massivo e umanamente totalizzante: l’AI boom.
ChatGPT, Gemini, Claude.
Oggi li conosciamo meglio di quanto pensiamo di conoscere Millie Bobby Brown, nonostante nel 2016 non fossimo nemmeno in grado di immaginare il metaverso.
L’intelligenza artificiale è entrata nelle nostre case, nelle nostre home, nei nostri algoritmi. Sta contribuendo a una crescita della produttività e alla diffusione di competenze, con impatti evidenti sull’economia globale (qui trovate qualche dato utile).
È diventata talmente reale che anche chi – come noi – la usa ogni giorno per lavoro ha bisogno di tempo per distinguere un contenuto creato da uno generato. E molto, troppo spesso, cade comunque in errore.
Alzi la mano chi non ha mai creduto che un gattino urlante generato con Sora fosse reale….
Ecco.
La verità è che, per quanto apprezziamo il progresso tecnologico, noi utenti non abbiamo ancora deciso quanto tutto questo ci piaccia davvero.
La nostalgia per un’epoca in cui i contenuti erano occasionali, grezzi, perlopiù privati – pensati per essere condivisi con gli amici – e in cui la dimensione pubblica era appannaggio di poche persone che nemmeno si definivano influencer, ne è la dimostrazione.
Siamo stanchi di contenuti costanti, patinati, totalizzanti.
E allo stesso tempo ne siamo dipendenti.
È in questa contraddizione che si muove il presente: tra il desiderio di rallentare e l’impossibilità di farlo davvero. Tra la nostalgia per un tempo che ci sembrava più semplice e una tecnologia che continua ad accelerare, con o senza il nostro consenso.
Il 2026 non sarà un ritorno al 2016.
Sarà piuttosto il primo vero momento in cui dovremo decidere che rapporto vogliamo avere con tutto questo.
Nelle ultime settimane i nostri feed si sono riempiti di foto del 2016.
Per questo non ci bastava un articolo.
Abbiamo provato a mettere ordine, domande e ipotesi in un PDF. Lasciate qui sotto i vostri contatti per riceverlo comodamente via e-mail.
Buona lettura!
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