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Come la rete cambia il mondo: le 5 migliori campagne sociali su Youtube

Come la rete cambia il mondo: le 5 migliori campagne sociali su Youtube

La rete può cambiare il mondo? Il dibattito che è nato in USA a causa dell’articolo di Malcom Gladwell sul New Yorker di qualche giorno (e con un titolo emblematico: Why the revolution will not be tweeted) ha di fatto innescato una reazione a catena nella quale “apocalittici” ed “integrati” si sono combatutti (a colpi di post) sulle concrete potenzialità della rete di cambiare la realtà quotidiana sul piano sociale per milioni di persone.

Qui da noi può sembrare un’elucubrazione filosofica ed astratta. Ma all’altra parte dell’oceano – nell’anno in cui si è proposto il Nobel per la Pace alla rete – questo dibattito sta assumendo un’importanza molto rilevante: per la prima volta si tirano le somme sulle conseguenze del web 2.0 sul mondo e sul suo futuro ruolo come mezzo di universalizzazione delle relazioni umane. Un tema non facile, articolato e complesso. Ma che noi, come nani (o meglio dunters) sulle spalle dei giganti vogliamo provare ad affrontare. Iniziando a presentarvi una Case Studies sulle migliori campagne sociali proposte e cresciute negli ultimi anni su Youtube. Quelle che in modo o in un altro hanno fatto “la differenza”.

Invisible People

Tutti ricordano il format TV Italiano condotto dall’ex-iena Marco Berry. Pochi sanno invece che InvisiblePeople.tv è stato il primo progetto online che, grazie a Youtube, ha dato voce a più di 1 milione di persone senza tetto che vivono negli Stati Uniti. Migliaia di utenti su YouTube hanno iniziato la condivisione dei video di Invisible People, tanto da stimolare in varie comunità la creazione di programmi di edilizia popolare e di mense per i poveri.  Grafica scarna, nemmeno tanto bella, ma video che ben descrivono situazioni di emarginazione sociale.

Street Side Stories

Youtube come risorsa online per la formazione: è stata questa la scommessa di Street Side Story, canale che è servito principalmente per dare vita ad iniziative di alfabetizzazione in alcune scuole dei quartieri più emarginati di San Francisco. Tales Tech, ideatore della campagna, insegna agli studenti come raccontare le loro storie di vita (e di strada) attraverso brevi filmati. Durante il processo produttivo e creativo, che dura circa un mese, gli studenti imparano a scrivere e a leggere, sviluppano un senso artistico e scoprono di avere perfino delle competenze tecnologiche. Il risultato finale è orgogliosamente pubblicato sul canale Youtube: per la prima volta dei ragazzi socialmente disorientati si ritrovano, con le loro stesse storie di vita vissuta, al centro del mondo.

Parlo di AIDS perchè…

Durante al giornata mondiale contro l’AIDS dello scorso anno, il New York City Council con la collaborazione di alcune organizzazione del settore, ha lanciato una campagna su Youtube per rianimare il dibattito sull’HIV che da troppo tempo era caduto in un silenzio quasi imbarazzante. Il meccanismo della campagna è molto semplice quanto vincente: circa 145 newyorchesi hanno caricato dei video su Youtube in cui spiegano perchè è fondamentale parlare di AIDS. La maggior parte dei video inizia con stessa frase: “parlo di AIDS perché …”, ma ciascuno ha il suo originale ed unico approccio alla questione. E così Andy Cohen parla di Aids perché “è la vita e la morte” mentre Barbara Corcoran parla di AIDS perché “i miei colleghi sono morti d’HIV e ho un figlio adolescente che non sa nemmeno cosa sia.” E così via.

It Gets Better

Dopo un suicidio di quattro adolescenti che avevano subito pesanti violenze di bullismo perchè gay, Dan Savage, famoso giornalista omosessuale ed attivista per i diritti della comunità GBLT, ha lanciato la campagna It Gets Better (letteralmente: “Andrà meglio”). Attraverso video-testimonianze caricate su Youtube alcuni membri della comunità GBLT spiegano come le loro vite sono migliorate dopo il liceo. Fra di loro persone comuni ma anche VIP:  da Pauley Perrette (la Abby Sciuto di NCIS), l’attrice Kathy Griffin, la cantante pop Audrey O’Day, il cast al completo del musical Wicked, le pop-star LaLa e Ciara e un video collettivo in cui partecipano molte star tra cui Jenny McCarthy, Anne Hathaway, Kristin Cavallari, Erika Jaine e Katerina Graham. L’idea è quella di rassicurare agli adolescenti che a causa del loro orientamento sessuale rischiano di essere vittime di atti di bullismo. Insomma, nonostante le vessazioni, It Gets Better: tutto un nuovo mondo, prima o poi, si aprirà per loro.

Uncultured Project

The Uncultured Project è una vera e propria campagna videoblogger contro la povertà globale, inaugurata nel 2007 da Shawn Ahmed con un primo video caricato sul suo blog mentre era in viaggio in Bangladesh. L’approccio di Shawn Ahmed è propositvo ed operativo: la sua non è pura testimonianza documentaristica che intende “sensibilizzare”, ma una vera e propria presenza “narrativa” del territorio che mostra fin da subito le immediate soluzioni ai problemi che incontra. Ad esempio, quando ha realizzato ed inviato un video sul lavoro minorile, Shawn Ahmed ha caricato su Youtube anche un video sul ruolo di una scuola che cerca di educare i bambini lavoratori.

Non esiste un ente di beneficenza che lavora dietro a Shawn Ahmed: eppure molti utenti dopo aver visto un video hanno deciso volontariamente di inviare donazioni per le cause denunciate dal suo canale. Quando succede, Shawn Ahmed gira una foto su Twitter (attraverso il servizio Twitpic) al donatore in modo che possa vedere e verificare esattamente chi e in che  modo la sua donazione ha contribuito ad aiutare. Shawn Ahmed ha più definito il suo ruolo come quello di un semplice quanto importante “ponte culturale”. “Attraverso la rete non faccio altro che mettere in contatto una parte del mondo con un’altra. Il resto” – dice Ahmed – “lo fanno da soli.”

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