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La rete nel pallone – La mucca viola | Episodio #9

La rete nel pallone – La mucca viola | Episodio #9

George Bernard Shaw scrisse che “Il calcio è l’arte di comprimere la storia universale in 90 minuti”. Oggi si potrebbe dire che quei 90 minuti non bastano più: le partite di calcio e le storie universali che si portano dietro, sono decompresse e amplificate dall’eco della rete e dei social media: post, stories, meme, instant marketing, riverberi e polemiche politiche su tutto quello che ruota intorno a quei 90 minuti.

Quello che è successo agli ultimi Europei di calcio ci racconta proprio questo: che quando miliardi di persone si preoccupano di un gioco, esso smette di essere solo un gioco e diventa una narrazione sociale e culturale dentro la quale diventa fondamentale esserci, soprattutto per le piattaforme digitali e i brand. Non solo per avere visibilità, ma per fare parte di quel gioco, come se le aziende fossero dei giocatori invisibili di una squadra invisibile, che però giocano la stessa e identica partita.

Insomma, se ancora non l’avete capito: nel nuovo episodio del nostro podcast (l’ultimo prima della pausa estiva) parliamo di #Euro2020 e di come il campionato europeo di calcio sia stato un palcoscenico senza precedenti per operazioni (e sperimentazioni) legati al marketing e all’intrattenimento. E qui c’entrano TikTok, Ronaldo, Coca Cola, il nostro CT Roberto Mancini e molto altro ancora.

Mettetevi comodi (magari sotto l’ombrellone) e buon ascolto. Noi ci risentiamo a settembre.

Di cosa abbiamo parlato in questo episodio?

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Brand di lotta e di mercato – La mucca viola | Episodio #8

Brand di lotta e di mercato – La mucca viola | Episodio #8

Cos’è questa storia della Coca Cola che si schiera contro una legge voluta dai Repubblicani in Georgia? Perché Nike ha scelto di cavalcare l’onda del #blacklivesmatter? Quanto è importante strizzare l’occhio a Greta Thumberg o alle azioni benefiche per contrastare la pandemia?

Se non l’avete ancora capito in questo nuovo episodio del podcast parliamo di brand activism e di come, per le aziende, invadere il campo della politica e del sociale stia diventando una tendenza ormai consolidata. Partiamo da un vecchio spot del 1971 fino ad arrivare a Fedez sul palco del concerto del primo maggio e ci chiediamo: ma davvero è così facile trasmettere questa idea del marchio che lotta per il bene comune?

(Spoiler: no, non lo è affatto, perché il rischio del green/pink/blackwashing è dietro l’angolo e oltre a sposare le cause giuste bisogna anche crederci: ma qualche esempio davvero virtuoso c’è e ve lo raccontiamo.)

L’episodio si intitola “Brand di lotta e di mercato” e questa volta vi prenderà solo mezz’oretta di tempo. Buon ascolto.

Di cosa abbiamo parlato in questo episodio?

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Nel libro più importante sul tema, il guru del marketing Philip Kotler definisce il brand activism come la “volontà di assumersi precise responsabilità in merito al raggiungimento di quello che viene considerato bene comune”. Nell’ultimo periodo, e ancora di più a seguito dell’emergenza sanitaria che ci ha colpiti, sembrerebbe che fare del bene sia diventato un grande vantaggio competitivo per le aziende. Dalla lotta al cambiamento climatico, alla proteste per il #BlackLivesMatter passando per la promozione della parità di genere: ora più che mai, sono proprio i consumatori a chiedere alle aziende di prendere posizione. E non stiamo parlando di marketing di facciata o di greenwhashing, azioni che come unico scopo hanno quello di migliorare la propria immagine. Ora si chiede ai brand e alle aziende di passare dalle intenzioni alle azioni, e farlo nel mondo reale. Ma in che modo il brand vivono, agiscono e interagiscono nel mondo reale? Questa è la mucca viola numero otto e oggi parliamo di brand di lotta e di mercato.

Senti chi parla – La mucca viola | Episodio #7

Senti chi parla – La mucca viola | Episodio #7

In questi primi mesi dell’anno in molti continuano a chiederci: quale sarà la tendenza digital del 2021? Non abbiamo la sfera di cristallo, però qualche indizio ci porta a pensare che quello alle porte sarà l’anno del social audio e del vocale.

Perchè? Beh, c’entra la crescita dei podcast, c’entra il ruolo degli assistenti vocali nelle strategie dei brand e c’entra soprattutto quel fenomeno di cui tutti stanno parlando: Clubhouse. La sensazione è che l’utenza digitale oggi ha il bisogno di percepire anche la prossimità delle persone con cui interagisce e il miglior modo di farlo è usare e ascoltare la nostra voce, che il medium primordiale dell’essere umano.

Insomma, dopo società della scrittura stiamo tornando ad una più autentica società dell’oralità? Un soldino siamo pronti a scommetterlo. Nel frattempo di tutto questo ne abbiamo parlato sul nostro podcast, con un occhio (orecchio) particolare a come si sta muovendo il marketing in questo mondo dove conta più la voce che il testo o l’immagine. L’episodio si intitola “Senti chi parla” ed è più lungo del solito, dunque mettetevi comodi. Buon ascolto.

Di cosa abbiamo parlato in questo episodio?

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Forse il fenomeno di ClubHouse si spiega così: stiamo riscoprendo una cultura orale, quella dell’animale uomo che chiacchera intorno ad un falò. Dopotutto la pandemia ci ha costretto all’isolamento e alle distanze sociali, e adesso abbiamo voglia di ritornare ad una relazione più autentica, priva del filtro che si deposita sui testi o sulle immagini. In questo episodio del podcast parliamo di questo, e di come il 2021 forse sarà l’anno del social audio e del vocale; non solo fra gli utenti connessi rete, ma anche fra i brand e i propri clienti. Questa è la #muccaviola di febbraio e si intitola: senti chi parla.

È solo un gioco? – La mucca viola | Episodio #6

È solo un gioco? – La mucca viola | Episodio #6

Premessa: è stato calcolato che nel 2019 siano stati spesi in videogiochi circa 120 miliardi di dollari, quasi quattro volte più rispetto a 15 anni fa, e quasi il triplo degli incassi che nel 2019 hanno avuto i cinema di tutto il mondo. Diversi giochi, soprattutto quelli online come Fortnite, sono vicini ai 100 milioni di utenti che ci giocano almeno una volta al mese e ai miliardi di ore complessive spese ogni anno ai videogiochi vanno aggiunte le tantissime ore – tra i 100 e i 400 milioni di ore – passate dagli utenti a guardare qualcun altro giocare online (su YouTube o su altre piattaforme fatte apposta).
Ecco. Se siete insomma fra quelli che pensate che i videogame siano una roba di nicchia, magari per nerd o per ragazzini, allora forse avete davvero bisogno di ascoltare il nuovo episodio del nostro podcast. Vi raccontiamo i videogame come qualcosa di più che un semplice intrattenimento, vi spieghiamo perché i brand non potranno più fare a meno di integrare questo mondo nelle proprie strategie di promozione e vi elenchiamo alcune fra le case history più virtuose in cui il marketing ha incontrato il gaming.
Questa è la mucca viola di novembre e questo mese ci chiediamo: è solo un gioco?

Di cosa abbiamo parlato in questo episodio?

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Oggi possiamo dirlo con certezza: la vera grande tendenza in rete di questi ultimi anni è quella dei videogame. ll numero di gamer ha raggiunto i due miliardi e mezzo di persone in tutto il mondo, il doppio rispetto al 2013 e la maggior parte degli essi passa il proprio tempo online giocando con altri utenti. Non è quindi un caso che moltissimi brand stanno cercando il modo di integrare i loro prodotti nei giochi o nelle piattaforme sociali utilizzate dai giocatori, usandoli come nuovi canali di promozione e coniando un nuovo termine: advergaming.

Tutti i social del Presidente – La mucca viola | Episodio #5

Tutti i social del Presidente – La mucca viola | Episodio #5

Perché Donald Trump sta investendo un sacco di milioni in pubblicità su Youtube invece che su Facebook? Cosa c’entrano i gruppi Whatsapp con i latinos americani e qual è il motivo che ha spinto i democratici a fare campagna elettorale su Animal Crossing? Perché è così importante che un quindicenne su Instagram si metta a fare propaganda per Biden e cos’è questo Triller, definito il “TikTok dei conservatori”?
Insomma, il prossimo 3 novembre si vota per eleggere il nuovo Presidente degli Stati Uniti e mai come oggi – in epoca di pandemia – le campagne elettorali dei Repubblicani e dei Democratici si spostano dalla strada alla rete, riorganizzando i propri  apparati, sperimentando nuovi strumenti e investendo quasi tutto nel digitale. Dopotutto, come ci ha insegnato quello che è successo nel 2016 (quando Trump sconfisse Hilary Clinton), usare bene i social media può essere un punto di svolta decisivo, quello che gli americani chiamano appunto “game changer”.
Tutto questo per dire due cose: la prima è che qui trovate on-air il nuovo episodio del nostro podcast in cui parliamo proprio di questo. La seconda è che d’ora in poi vi elencheremo qui sotto tutte le references delle storie che vi raccontiamo, i link ai casi di studio e al materiale consigliato. Così non vi perdete niente e, se volete, potete approfondire.
Detto questo, buon ascolto. Ah, dimenticavamo: God Bless America!

Di cosa abbiamo parlato in questo episodio?

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Il prossimo 3 novembre si voterà per eleggere il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Ma non saranno le solite elezioni dove si affrontano visioni diverse del paese, magari sulle tasse, sulla scuola o sul debito pubblico. C’è molto di più in ballo. Con l’emergenza sanitaria legata alla pandemia ancora non risolta e le proteste del #blacklivesmatter che stanno infuocando le piazze delle grandi città americane, queste elezioni assumono i contorni di un bivio che porta a due idee di America completamente opposte. Tanto che entrambi i candidati, Donald Trump e Joe Biden, si accusano a vicenda essere una sorta di apocalisse per il proprio paese . La scelta – dice Trump – “è tra il sogno americano e l’anarchia” mentre Biden risponde che è il momento “salvare la nostra democrazia e tornare a essere la luce del mondo”. Sono narrazioni polarizzanti e speculari, alimentate anche attraverso l’utilizzo dei nuovi media che svolgono ormai un ruolo centrale nelle rispettive campagne elettorali. Ecco, con questo l’episodio vi raccontiamo quali sono le strategie digitali dei due candidati, i social media che utilizzano di più e gli strumenti messi in campo per arrivare a strappare ogni voto utile, tutti quelli necessari per sedersi sulla poltrona della Casa Bianca. #lamuccaviola