Come il pulsante ‘Subscribe’ cambierà Facebook

Come il pulsante ‘Subscribe’ cambierà Facebook

E’ proprio il caso di dirlo: ogni mese Zuckerberg ne tira fuori una nuova. Ma stavolta la funzione Subscribe ( che nei prossimi giorni sarà attivata per tutti gli utenti) sembra che avrà un certo peso nella ridefinzione dei profili personali e pagine pubbliche del Social Network per eccellenza. Che, in un certo senso, assomiglierà di più a Twitter.

Come funziona

Il funzionamento è semplice: con il pulsante Facebook Subscribe qualunque utente, anche senza chiedere la vostra amicizia, riceverà aggiornamenti dal vostro profilo: tutti gli update, ovvero tutto ciò che voi postate (ovviamente potrete scegliere voi cosa rendere disponibile e cosa no nel newsfeed). Se ci pensate bene è una cosa rivoluzionaria: Facebook finisce di essere un sistema “chiuso” e si avvicina all’approccio di Twitter. Ed è un primo passo verso la costruzione di quel “motore di ricerca” targato Facebook che tanto spaventa lo stesso Google.

La fine dei “doppi” profili?

E non è un caso che i primi ad usare Subscribe saranno i personaggi pubblici: politici, musicisti, attori, giornalisti. Persone che in questi anni si sono visti costretti “splittare” la propria immagine in un profilo privato (con il suo tetto di 5000 amicizie) e una pagina pubblica. Non sarà più così: con questa funzione il profilo personale “splittera” le connessioni e il personaggio pubblico, pur continuando ad avere i propri amici, potrà condividere alcune informazioni attraverso gli abbonamenti “Subscribe”, proprio come stesse gestendo una pagina pubblica. E c’è di più, perché a breve Facebook metterà a disposizione uno strumento per “migrare” i likers di una pagina pubblica in “sottoscrittori” del profilo privato. Esattamente l’inverso della migrazione rilasciata qualche tempo fa, che permette di passare da profilo a pagina pubblica. Tanto che c’è da chiedersi se quelli di Palo Alto non siano improvvisamente impazziti.

L’insegnamento di Twitter

In realtà impazziti non lo sono, ma hanno forse capito che le potenzialità di un Social Network aperto come Twitter e il suo approccio basato sui “followers” offre più opportunità per i personaggi pubblici e popolari (e non stiamo parlando solo dei topless di Demi Moore). Proprio loro, compresi i giornalisti più famosi, preferiscono Twitter a Facebook, anche per la capacità di accedere a un archivio di news in real time. Dunque è ben facile capire la strategia di Mark Zuckerberg, che con un po’ più di dose di onestà intellettuale avrebbe dovuto chiamare la funzione Subscribe con il suo vero nome: Follow me.

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