Un altro TikTok è possibile? – La mucca viola | Episodio #4

Un altro TikTok è possibile? – La mucca viola | Episodio #4

Se seguite anche un po’ da lontano le vicende dell’universo dei social media e diavolerie connesse, vi sarete accorti che quest’anno sono diventati tutti pazzi per TikTok: l’app cinese – quella in cui si balla e si fanno video “scemi” – è diventata la piattaforma più usata da centinaia di milioni di adolescenti nel mondo, Italia compresa.
La novità però è un’altra, ovvero che ultimamente su TikTok hanno iniziato a starci anche organizzazioni di un certo prestigio e autorevolezza: musei, associazioni no-profit, pubbliche amministrazione, personaggi politici e – tadah! – pure dei sacerdoti. Ovviamente tutti provano a farsi belli per acchiappare un pubblico di giovanissimi e coinvolgerli in cose “serie”: alcuni ci riescono, altri no.
Ecco, prima di chiudere la baracca per le strameritate ferie di agosto vi lasciamo con il quarto episodio del nostro podcast in cui parliamo proprio di questo, e ci chiediamo: “un altro TikTok è possibile?”
Al solito buon ascolto e, visto che ci siamo, buone ferie. Ci risentiamo a settembre.


Nei primi tre mesi del 2020 TikTok è stata l’applicazione più scaricata di tutti i tempi da quando esiste il mercato delle app: ben 315 milioni di installazioni, arrivando in totale a 2 miliardi di download. Un tale successo che negli ultimi mesi sono sbarcate sull’applicazione istituzioni governative, musei, organizzazioni umanitarie e perfino personaggi politici: tutti con l’obbiettivo di intercettare quel pubblico di giovanissimi che sembra non voler stare da nessun’altra parte. La loro sfida è quella di provare a adattare messaggi complessi ed educativi dentro un contenitore pensato esclusivamente all’intrattenimento e al disimpegno. Essere insomma “leggeri ma pensosi”, un po’ come lo intendeva Italo Calvino. Fra tanti tentativi, qualcuno c’è riuscito ed è di loro che vogliamo raccontarvi. Questa è la mucca viola di luglio e proviamo a capire se un altro TikTok è possibile.