Partnership NASA e Gowalla: alla ricerca della Pietra Lunare

Partnership NASA e Gowalla: alla ricerca della Pietra Lunare

Gowalla Nasa Virtual Items
Image credit: Gowalla

Gowalla, il principale concorrente di Foursquare nel mondo dei social media geolocalizzati, e la NASA hanno realizzato una partnership che permetterà alle persone di fare un piccolo passo verso l’universo. Si fa per dire, ovviamente, ma chiunque utilizzi l’applicazione mobile Gowalla da qualche giorno ha l’opportunità di trovare e collezionare quattro Items virtuali relativi alla NASA: una roccia lunare,  una toppa della Nasa, una tuta spaziale e uno space shuttle.

La missione di Gowalla è di far scoprire alle persone, grazie ad internet, i posti attorno a loro. Infatti, quando un utente Gowalla fa un check-in in un luogo, ufficio o zona relativa alla Nasa attraverso il proprio iPhone, Blackberry, Android, Palm or iPad, quest’ultimo avrà la chance di trovare uno di questi quattro Items virtuali. La roccia lunare virtuale può essere trovata facendo un check in una qualunque location in cui una roccia lunare è in vista. Il Governo degli Stati Uniti ha infatti reperito realmente rocce lunari durante le missioni dell’Apollo 11, 12, 14, 15, 16 e 17. NASA da la possibilità al pubblico di vederne numerose nei musei, nei planetarium e nelle mostre scientifiche in giro per il mondo. Per aiutare le persone a trovare i campioni lunari, Gowalla e JESS3, un’agenzia creativa specializzata in data visualization, ha creato un’edizione speciale della mappa NASA: La NASA+Gowalla Map: Alla ricerca delle Pietre Lunari (Search for the Moon Rocks).

Nasa Gowalla Map

Gli utenti Gowalla possono inoltre trovare la toppa della NASA, la tuta lunare e lo space shuttle facendo un check-in nel centro visitatori NASA o in uno dei 400 musei, centri scientifici, planterium, osservatori, parchi, centri naturali, zoo e acquari che fanno parte del NASA’s Museum Alliance. Chiunque collezionerà su Gowalla tre dei quattro Items virtuali riceverà uno Special Pin nel proprio Passaporto Gowalla (il proprio profilo pubblico). In più, le prime 100 persone che collezioneranno tre Items virtuali riceveranno un poster della NASA+Gowalla Map nella propria mail (neanche a dirlo, in pochissimo tempo la soglia è stata raggiunta e ampiamente superata).

Un modo alternativo di linkare, fidelizzare e conversare con i propri utenti (e potenziali clienti/visitatori) giocando. Discover the Moon, Discover Gowalla!

Twitter: comunico, ergo sum. E’ qui la rivoluzione?

Twitter: comunico, ergo sum. E’ qui la rivoluzione?

Leggendo un articolo su Wired di ottobre, relativo alle “Piazze del Web” del Prof. Ferraris, docente di filosofia teoretica presso l’Università di Torino, ho deciso di provare a seguire con più attenzione alcuni casi mediatici del nostro Paese. Non ho dovuto aspettare molto: un noto avvocato e politico aveva infatti appena dichiarato che “sarebbe stato grave” se #report fosse andato in onda il giorno seguente. Il tutto per il contenuto previsto della trasmissione,  lesivo, a suo dire, nei confronti del suo assistito. Subito, su Twitter, si è rinverdito l’hashtag #report, con centinaia di commenti. Il giorno della trasmissione mi sono quindi collegato al social dell’uccellino azzurro e ho iniziato a seguire #report. Ho cercato di collegarmi al sito della Rai, ma non permetteva un’ottima visualizzazione. Sta di fatto che ho lasciato perdere lo streaming e ho iniziato a leggere i tweet delle persone collegate, senza supporto video.

Eccomi quindi in una Piazza sul Web. Una Piazza che, da virtuale, si trasforma “in un oggetto duraturo, documentato, discusso – e – non la si potrà certo liquidare dicendo che erano quattro gatti, magari violenti – insomma – non la si potrà dimenticare” seguendo pedestremente le parole guida del Prof. Ferraris. Lo stesso Ferraris esplicita che questa tipologia di manifestazione ha comunque in se i difetti della democrazia diretta: non vi sono filtri, potrebbe essere nascosta l’identità ma, soprattutto, è chiaro di come anche sul web si istaurino posizioni dominanti. Condiviso questo assunto, sottolineando che lo sforzo principale è la selezione delle fonti nella caoticità della rete, mi accingo a fare una piccola profezia. In Italia, come già ripreso da questo blog in un post di Daniele Lombardi relativo all’interazione tra Twitter e la televisione, #annozero e #raiperunanotte sono state, senza alcun dubbio, l’exploit più evidente e più convincente del contatto tra i due grandi media. Il caso mediatico che accompagnò quel caso fu netto: era diffusa la sensazione che qualcuno volesse impedire qualcosa, a livello di informazione, su un canale per lo più pubblico. Cosa, quest’ultimo dettaglio, che amplifica il senso di necessità di diventare delle staffette del passaparola. Stesso caso per #report. Gli esempi capistipite, a livello globale, sono da sempre i tweet inviati dall’Iran o dalla Cina, per motivi di repressione fisica o di informazione, che girano il mondo e  innaffiano la voglia di conoscenza dell’opinione pubblica. In un attimo, in un flash. Con l’aggiunta della kantiana prospettiva di una Federazione mondiale, almeno virtuale, almeno sul web.

Questo, secondo me, è lo spin che sta alla base di tutto il sistema e che crea la nuova filosofia: la gente usa i mezzi per amplificare, a prescindere, quello che potrebbe essere nascosto. E’ contro, senza se e senza ma, a qualsiasi ombra che possa stare dietro alla possibile privazione dell’ informazione ordita dal Leviatano. Basta un tweet, un secondo, forse meno. Comunicazione deriva dal vocabolo latino “communicatio” e indica propriamente il “far partecipe” altri di ciò che si possiede. Comunico, ergo sum. Si passa quindi dallo status di massa, davanti allo schermo Tv, ad utenti. E da utenti, non diventiamo un flusso di citizen journalism (qui non conta la fonte, bensì il passaparola in se ) ma, dicevo, diventiamo tutti potentissimi Postmen on Principle, not embedded. Ecco quindi la nuova sfida che coinvolge tutti: politici e giornalisti, i professionisti di queste due categorie in primis. In parole povere: se vuoi nascondere una cosa, devi farlo bene. Anzi benissimo. Basterà infatti uno spiffero in cantina e, dalle fondamenta, nascerà un uragano irrequieto e travolgente su tutto e tutti. Facendo moltisisima attenzione quindi al Principio di Pareto: la maggior parte degli effetti è dovuta ad un numero ristretto di cause. Bisogna allora che si inizino a studiare sul serio nuovi modi, ma soprattutto nuovi contenuti e un nuovo modo di agire. Reinventare la comunicazione, ove nasce la strategia, ove si definiscono i propri atteggiamenti concreti e ove nascono le notizie, vere o false che siano. La Rivoluzione è questa, perchè finalmente incide alla fonte di tutto. Su Twitter (come su altri social) si comunica quel che si vuole: da una ricetta della nonna alle nuove tendenze. Ma lo spin, a mio avviso, è quello che ho definito precedentemente: il Postman on Principle. Comunico per Principio.

La cosa buffa è che, in questa fase di mezzo, il dinosauro chiaramente diffida dell’uccellino, ma gli lancia di continuo assist maradoneschi. E l’uccellino farà di nuovo goal, con un solo, soave, leggiadro tweet. Ed ecco la mia banale profezia: vuoi vedere che #vieniviaconme di Saviano e Fazio (se verrà lasciata partire) sarà il prossimo clamoroso boom di interazione tra il dinosauro e l’uccellino?

Comandare un’auto a distanza usando un iPad

Comandare un’auto a distanza usando un iPad

Diciamocelo senza vergogna: tutti noi prima o poi abbiamo sognato di essere un bello e tenebroso Michael Knight che con il suo bel comandino vocale chiamava KIT da un capo all’altro della città quando gli era più comodo. Forse invece non tutti sanno che una cosa del genere esiste già, ma stavolta agli aspiranti Michael Knight basta usare un iPad. Date un occhio al video che segue, e scoprirete cosa hanno progettato degli studenti dell’Università di Berlino: un taxi completamente comandato da un iPad. Semplicemente integrando un’applicazione del nuovo gioiello di casa Apple con il GPS dell’auto. Gli manca solo la voce, eh?

In vinyl we trust(ed): cercare musica con Hype Machine

In vinyl we trust(ed): cercare musica con Hype Machine

Il vinile è sempre il vinile. Impareggiabile al tatto, nel fascino delle sue copertine e nella lucidità del suo microsolco. E, secondo alcuni, anche nel suono. Tuttavia il caro vecchio negozietto di dischi con i suoi personaggi, la magia dei suoi colori e dei suoi profumi appartengono ad un’epoca che non esiste più. E ben vengano le ristampe, il sano collezionismo, l’impervesante vintage-mania e la riscoperta dell’analogico. Ma bando alle nostalgie perché, da ormai parecchi anni a questa parte, è fatto evidente che la musica, in ogni sua forma e genere, viaggia anche e sopratutto nel web.

Dal 2003 in avanti i “music blogs” si sono ritagliati uno spazio sempre maggiore all’interno del panorama musicale, guadagnando popolarità ed importanza a spese della stampa specializzata e dei media tradizionali come la Tv e la radio. Le loro segnalazioni e recensioni sono diventate via via più rilevanti ed influenti, tanto che molte etichette, agenzie ed artisti hanno cominciato negli anni ad inviare promo ai blog nella speranza di ottenere uno spazio con la conseguente ed efficace pubblicità gratuita. E, nel 2005, il successo di band (ora di fama internazionale) come Arctic Monkeys e Cold War Kids, costruito proprio grazie al fondamentale apporto della rete e dei suoi blog musicali, non poté passare inosservato e fece balzare agli onori della cronaca questo nuovo canale di diffusione e promozione musicale.

Se ne accorse anche Anthony Volodkin, uno studente dell’Hunter College di New York (ma di origini russe), che fondò in quell’anno The Hype Machine (hype = rapida ascesa verso il successo) sull’onda dell’insoddisfazione per magazines e stazioni radio. “Ho scoperto blog musicali come Stereogum e Music for Robots e non mi sembrava vero che ci fosse gente che spendeva il proprio tempo scrivendo di musica e postando canzoni in modo da farcele conoscere e ascoltare. Allora ho pensato: ci dev’essere un modo per unire tutto questo in un’unica cosa”, queste le sue parole a CNN Money nel 2007.”

Nasce così la sua creatura, di cui è unico ideatore e proprietario. Ma che cos’è esattamente e come funziona The Hype Machine?

La definizione esatta è “Mp3 Blog Aggregator” ovvero uno strumento di ricerca che mette insieme le tracce musicali più recentemente postate provenienti da una selezione di blog musicali (allo stato attuale più di 1500!) e le aggrega sulla Home Page del sito. Da qui è possibile cliccare sul Play ascoltando la traccia o accedere direttamente al blog di riferimento attraverso un link. Ma The Hype Machine è anche molto di più consentendo la ricerca attraverso i blog e, sopratutto, avendo un’attivissima e nutrita community (l’iscrizione e l’utilizzo sono totalmente gratuiti) che dà vita alle Popular List, ovvero le canzoni più amate degli ultimi 3 giorni o dell’ultima settimana.

Peculiarità centrale del sito è infatti, sin dagli esordi, il “cuoricino” che affianca ogni titolo musicale e che, se cliccato, si accende e diventa rosso entrando a far parte della propria Loved List. Con gli anni sono state aggiunte altre funzioni che aumentano l’interazione all’interno del sito come la possibilità di “seguire” altri utenti ed essere “seguiti” nei propri ascolti, la Listening History (la lista delle canzoni ascoltate), lo Spy (che permette di “spiare” cosa stanno ascoltando e “amando” gli altri utenti) e lo Zeitgeist (che unisce le liste dei bloggers andando ad estrapolare i “Best 50 of the Year” per le categorie artisti, album e canzoni).
Le ultime evoluzioni prevedono una partnership con Twitter con una sezione inte

ramente dedicata al social network, con tanto di classifiche interattive e punteggi assegnati per ogni tweet da parte degli utenti. Altra collaborazione affermata è quella con Soundcloud, in base al quale l’aggregatore potrà servire brani direttamente ai blogger tramite quella piattaforma (assai rilevante per la musica free-licence). Infine è prevista anche l’uscita di un’applicazione per iPhone.

Una delle principali critiche che viene mossa al blog-aggregator è di favorire l’accesso e di conseguenza la diffusione di materiale piratato o illegale, in quanto numerosi blog fornirebbero la possibilità di download degli mp3 in ascolto. Ma sono spesso le stesse case discografiche a chiudere un occhio di fronte a questo, in cambio dell’enorme pubblicità gratuita ricevuta dagli stessi. Da non dimenticare poi che sopra ogni traccia sono disponibili i link ai principali negozi di musica online, quali Amazon, eMusic e iTunes, tramite i quali è possibile acquistare il pezzo ascoltato in modo perfettamente legale (e questa è anche una delle principali entrate economiche per il sito che ottiene una percentuale sulle vendite che da esso provengono, il 5%).

The Hype Machine è diventato pertanto uno strumento fondamentale di ricerca per appassionati e addetti ai lavori, attraverso il quale scoprire nuovi artisti e canzoni, monitorare i propri blog preferiti e scoprirne altri ancora e prendere spunto dagli ascolti degli altri utenti della community. Da non tralasciare poi il fatto che è anche grazie a strumenti come questo che nuove band e nuovi artisti possono uscire dall’anonimato ed essere conosciuti e ascoltati potenzialmente in tutto il mondo, attraverso la diffusione virale delle loro produzioni musicali. Sui blog musicali che fanno parte della selezione vengono spesso postate infatti anche produzioni royalty-free o free-licence music, ovvero musica auto-prodotta e sulla quale non si pongono diritti d’autore. Musica di fatto “regalata al mondo”, al solo fine di farsi ascoltare e conoscere nella speranza, magari, di diventare qualcuno.
La selezione dei blog cui il sito fa riferimento è assai accurata e tutt’altro che casuale, andando ad abbracciare pressoché tutti i generi musicali, con un occhio di riguardo per il rock delle etichette indipendenti, l’elettronica ed i suoi remix, bootleg, rarità e la già citata royalty-free music. Di grande importanza la scelta dichiarata di non listare blog che facciano direttamente riferimento ad etichette discografiche, artisti o società che operano nel music business. Un modo chiaro e definito per mantenere una propria credibilità ed indipendenza.

Nominato dal Guardian nella propria lista dei “100 essential websites” (uno dei quattro siti musicali presenti), definito “the best thing to happen to music since the Rolling Stones”, The Hype Machine è sicuramente uno strumento che merita attenzione e rispetto. Indubbiamente maneggiare il vinile ed appoggiare la puntina sul disco per ascoltarlo sono tutt’altra cosa ripetto allo schiacciare play su un lettore mp3. Ma è anche vero che probabilmente quel disco non lo avreste mai conosciuto o non sarebbe mai stato prodotto.

So…get hyped!