L’utilizzo di Snapchat per comunicare i musei e gli spazi culturali

L’utilizzo di Snapchat per comunicare i musei e gli spazi culturali

Un museo è un luogo dove si dovrebbe perdere la testa” scrisse una volta Renzo Piano. Parole che Jake Marshall, un giovane visitatore del British Museum, ha preso forse troppo alla lettera: attraverso l’app di Snapchat ha prodotto una serie di selfie all’interno museo, utilizzando la funzione faceswap. Il risultato è che in decine di scatti la sua faccia è finita al posto di quelle raffigurate nelle opere esposte che a loro volta sono finite sul viso del visitatore. Marshall ha voluto promuovere questa sua iniziativa prima privatamente sul proprio profilo Facebook, poi pubblicamente su Reddit: da lì in poi il suo faceswap è stato un successone che ha generato 500mila e passa visualizzazioni. Mai tanta fama digitale per delle opere esposte in un museo.

Il futuro è uno Snap?
Che anche l’arte generi viralità su Snapchat non sorprende poi molto: stiamo parlando dell’app del momento, forte dei suoi 158 milioni di utenti attivi ogni giorno e del suo tasso di crescita spaventoso (+48% tra il 2015 e il 2016), capace di attirare un pubblico di giovanissimi, soprattutto adolescenti. Questo successo ha generato una rincorsa a “copiare” Snapchat: basti pensare che su Instagram, Messenger, WhatsApp e la stessa applicazione di Facebook sono apparsi di recente sia i filtri creativi, sia le opzioni per inviare foto e video che scompaiono da soli. Dall’altra parte su queste app hanno fatto capolino le stesse Storie, con un funzionamento praticamente identico a quelle che sono già presenti su Snapchat. Non è un caso quindi che la Snap Inc. che possiede e sviluppa Snapchat si è appena quotata in borsa: nel suo primo giorno è passata dai 17 dollari del prezzo iniziale a 24,48 dollari, diventando una IPO, il termine che Wall Street utilizza per indicare una delle offerte pubbliche iniziali di maggiore successo degli ultimi anni.

Non solo brand
Per mettere un’ipoteca sulla generazione dei millennials, una quantità sempre più numerosa di aziende (soprattutto nel settore del fashion) ha iniziato a investire in Snapchat utilizzando le tante funzionalità a disposizione e cercando di parlare lo stesso linguaggio accattivante dei giovanissimi utenti che utilizzano la piattaforma. Ma ad aprire canali Snapchat non sono stati solo i brand: negli ultimi anni molti musei, gallerie d’arte e spazi culturali hanno deciso di snappare per intercettare il pubblico di teenagers, sperimentando delle strategie che mixano la dimensione ricreativa a quella educativa e divulgativa, un po’ come la simpatica improvvisazione di Jake Marshall al British Museum. Dall’altra parte, come perdere un’occasione simile? Ecco di seguito alcune dei tentativi più riusciti di grandi e piccoli musei che hanno aperto un loro profilo su Snapchat.

Los Angeles County Museum of Art (Los Angeles, USA)
Il prestigioso LACMA di Los Angles è stato uno dei primi musei ad aprire un canale su Snapchat e ha offerto una narrazione intelligente e dissacrante del proprio patrimonio artistico: alcuni capolavori storici sono stati “riletti” attraverso riferimenti alla cultura pop. Ad esempio un dipinto del 17esimo secolo di Simon Vouet è stato accostato ad un verso di una canzone della rapper Iggy Azalea (amatissima dai giovani) mentre il celebre quadro Leda e il cigno di François Boucher si è ritrovato come didascalia una frase di Jon Snow presa direttamente dalla serie di Games of Thrones.


Grazie a questa strategia creativa, ammiccante e divertente il profilo del LACMA ha guadagnato in poco tempo decine di migliaia di seguaci e recentemente ha promosso anche strategie più strutturate. In partnership con Disney il museo ha lanciato infatti una campagna Snapchat per raccontare i grandi classici del gigante dell’intrattenimento attraverso le proprie opere d’arte e sugli account Snapchat OhMyDisney e LACMA è stata rivisitata attraverso degli snap modificati una storia come “La bella e la bestia”.

Blanton Museum of Art (Austin, USA)
Una strategia simile è stata sperimentata anche dal Blanton Museum of Art di Austin. Gli scatti su Snapchat sono stati accompagnati da didascalie che contestualizzavano le opere d’arte alle atmosfere del 21° secolo, parlando uno slang 2.0 che si utilizza sui meme e sulle immagini di tumblr. Il ragionamento di Alie Cline, responsabile della comunicazione digital del museo, è stato molto semplice:

“se il 77% degli studenti universitari utilizzano Snapchat almeno una volta al giorno, per noi, un museo d’arte dell’Università del Texas, diventa fondamentale raggiungerli direttamente sui loro smartphone”.


La sfida insomma, è sorprendere l’utente contraddicendo l’idea che raccontare un museo debba essere per forza di cose un’attività noiosa e demodé. Il risultato, invece, è stato a dir poco travolgente: perché oltre a dimostrare che un’opera d’arte ideata 300 anni fa può essere attualizzata al mondo di oggi, l’utilizzo di Snapchat può rendere la stessa idea di museo più appetibile e vicina alla dimensione quotidiana dei giovani, anche con quel pizzico di autoironia che non guasta mai. Dall’altra parte sempre Cline fa notare che

“una parte del fascino di Snapchat è che permette ai musei di prendere in giro se stessi.”

Casa Batllo (Barcellona, Spagna) e Museum of Fine Arts (Boston, USA)
Se non sono le didascalie, sono le emoticons a innescare contrasto e creatività con le opere d’arte di un museo: è il caso di Casa Battlo, popolarissima opera architettonica di Gaudì e patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 2005. Come ha spiegato Pilar Delgaldo

“Su Snapchat pubblichiamo il lato “B” di Casa Batlló, quello che non si vede durante le visite perché raccontiamo cosa accade nel nostro ufficio, abbinato a emoticons, in formato sia audio che video”


La strategia vincente qui è la genuinità degli scatti:

“uno degli aspetti più interessanti di Snapchat è l’immediatezza e la trasparenza. Non è possibile ritoccare le foto come in altri social o programmare contenuti, questo fa si che il contenuto sia credibile.”

Le emoticons fanno capolino anche sul canale Snapchat del Museum of Fine Arts di Boston: questa volta le protagoniste sono le opere d’arte, declinate dalla loro rappresentazione in forma di “faccine”.

Honolulu Museum of Art (Honolulu, USA)
Anche uno dei maggiori e più antichi musei degli Stati Uniti, l’Honolulu Museum of Art ha saputo giocare in modo innovativo sul proprio canale Snapchat. Lo ha fatto innanzitutto grazie alla funzione faceswap, magari ispirandosi all’esperienza di visita di Jake Marshall che abbiamo raccontato ad inizio post. Il Social Media Manager del museo si è divertito a “swappare” la propria faccia con quelle di alcune opere d’arte, siano esse sculture o dipinti.


In seconda battuta il museo ha sperimentato diversi concorsi utilizzando proprio Snapchat: ad esempio ha promosso una concorso creativo di doodle a tema “spazio”, invitando gli utenti a scattare degli snap delle opere d’arte e disegnarci sopra fantasie “spaziali”. Contest di questo tipo sono proposti periodicamente e in palio ci sono perfino biglietti per serate esclusive, incluse le cene cucinate dallo chef del museo: niente male, visto il costo di due ingressi per feste di questo tipo si aggira intorno ai 300 dollari.

Denver Museum of Art (Denver, USA)
Un ultimo bell’esempio di coinvolgere i visitatori attraverso Snapchat è l’utilizzo dei geofilter: si tratta di particolari adesivi che appaiono solo in determinate aree geografiche (delimitate da chi li genera) e che vengono declinati graficamente per identificare il luogo da cui un utente ha inviato uno snap. Ovviamente i musei sono dei luoghi perfetti dove promuovere l’uso di geofilter e il Denver Art Museum ha colto l’occasione al volo, invitando i visitatori ad utilizzarli in vari luoghi della struttura mentre “snappano” immagini e video.


Secondo Elle Welch, responsabile Media del Museo, i geofilter hanno saputo intercettare il desiderio creativo dei millenials:

“siamo uno dei primi luoghi di interesse a Denver ad avere generato un Geofilter. Sapevate che quattro milioni di scatti vengono inviati ogni giorno su Snapchat? È eccitante sapere che ora il Denver Museum of Art fa parte di questo gigantesco flusso creativo.”

Te lo buco quel pallone
Didascalie, emoticon, faceswap, contest creativi, geofilter e cacce al tesoro: il panorama delle sperimentazioni dei musei su Snapchat è comunque in continua evoluzione. E mentre da noi in Italia è stato Palazzo Grassi uno dei primi musei ad aver attivato un canale Snapchat, molte altre istituzioni museali si stanno attrezzando per entrare in sintonia con un linguaggio digitale tanto nuovo quanto necessario da padroneggiare. Perché mentre un tempo l’approccio verso i passatempi delle generazioni emergenti era “te lo buco quel pallone” oggi quelli stessi passatempi possono diventare un mezzo prezioso per entrare in contatto con un pubblico di giovanissimi e coinvolgerlo in una nuova esperienza di visita degli spazi culturali. Per chi promuove la comunicazione dei musei dunque non restano molte alternative: con quel “pallone” è necessario giocare.

Primarie USA 2016: chi vince e chi perde sui social media

Primarie USA 2016: chi vince e chi perde sui social media

I social media in Usa vengono utilizzati nelle campagne elettorali fin dal 2008 ma oggi sono diventati qualcosa di più di una strategia collaterale ai vecchi mezzi offline: la loro importanza è ormai centrale, un elemento chiave per la comunicazione politica e per la propaganda elettorale. Dopo le votazioni per le Primarie USA 2016 in New Hampshire, il portale tecnologico CNet ha pubblicato un report con tutti i numeri sui social network dei candidati in corsa alla casa bianca. Quello che ne emerge è un quadro interessante, e non privo di sorprese.

Twitter e Facebook
Donald Trump, magnate immobiliare e candidato repubblicano, è il primo in assoluto su Facebook e su Twitter per numero di likers/followers (ben oltre i 5 milioni).

twitter-and-facebook-graph

L’ex Segretario di Stato Hillary Clinton lo segue a ruota (più di 5 milioni di followers), e dietro a lei si posizionano i senatori Bernie Sanders (Democratico) e Ted Cruz (Repubblicano), l’ex senatore della Florida Marco Rubio e il neurochirurgo repubblicano Bern Carson (tutti sopra il milione). A completare la classifica dei candidati su Twitter sono quattro repubblicani (in ordine): il governatore del New Jersey Chris Christie, l’imprenditrice Carly Fiorina, l’ex governatore della Florida Jeb Bush e l’attuale governatore dell’Ohio John Kasich. Su Facebook le cose cambiano un po’: dietro Trump c’è Carson, mentre terzo e quarta i due candidati democratici Sanders e Clinton, ciascuno con circa 2,5 milioni di likers.

YouTube e Instagram
YouTube, canale molto utilizzato dai giovanissimi, vede invece in prima posizione Bernie Sanders, che ha più iscritti di chiunque altro: 92.420. Il numero è destinato ad aumentare se a questo si aggiungono gli 80.019 iscritti del canale dedicato alla sua campagna elettorale (che comunque è stato verificato).

youtube-and-instagram

Poi c’è Trump, che arriva secondo con meno della metà degli iscritti di Sanders. Seguono Clinton, Cruz, Carson e Rubio (anche se vale la pena notare che il canale di Cruz non è stato verificato). Jeb Bush, Fiorina, Christie e Kasich occupano invece le ultime posizioni, nessuno di loro supera i 5.000 seguaci. Per quanto riguarda Instagram, fra i candidati che hanno verificato il loro account (l’ex CEO di Hewlett-Packard Fiorina non lo ha fatto), Trump è di nuovo al primo posto, con poco meno di 1 milione di seguaci. La Clinton e Sanders sono rispettivamente seconda e terzo, e poi tutti gli atri.

Snapchat
Snapchat è stata una delle novità di questa campagna elettorale: la maggior parte dei candidati l’hanno utilizzata per le sue capacità di geotagging e per cercare di connettersi con potenziali elettori giovani e giovanissimi. Per il suo particolare funzionamento (i contenuti spariscono dopo 24 ore dalla loro pubblicazione) non è ovviamente possibile stilare dei numeri per Snapchat. Ma è interessante notare come solo due candidati – Bush e Fiorina – non sono stati attivi sulla piattaforma. Tutti gli altri hanno costruito delle campagne (in particolare Bernie Sanders ha attivato una campagna advertising a pagamento, la prima in assoluto su Snapchat per un politico).

scfinal

Reddit
I candidati non possono ospitare directory ufficiali su Reddit, ma nessuno impedisce ai loro sostenitori di farlo. La conseguenza è che tutti i principali candidati hanno almeno un subreddit dedicato agli aggiornamenti delle loro compagne elettorali, con varie discussioni a seguito.

reddit-graph

Alcuni come Sanders, Trump, Clinton, Cruz e Rubio, hanno vere e proprie directory pensate per radunare i simpatizzanti e raccogliere fondi attraverso donazioni. Impossibile non notare che qui Bernie Sanders è primo assoluto con la spaventosa cifra di 176.815 iscritti alla directory: quasi venti volte quelli di Donald Trump, che arriva secondo. Gli altri candidati hanno invece subreddits decisamente meno partecipati, alcuni a malapena attivi (quello di Jeb Bush conta solo 5 post negli ultimi due mesi).