Com’è andato il primo #MuseumInstaSwap italiano a Torino

Com’è andato il primo #MuseumInstaSwap italiano a Torino

“È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva.
Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare”.
John Keating (Robin Williams), in L’attimo fuggente, 1989

Ne avevamo già parlato in passato del #museuminstaswap: prima raccontando l’esperienza di New York, poi annunciando con entusiasmo il primo evento in Italia che siamo riusciti ad organizzare insieme agli amici de La Venaria Reale. Proprio ieri, martedì 12 aprile, è stato il grande giorno: 14 musei di Torino (prima città italiana a farsi carico di questa iniziativa, a pochi giorni dalla sua nomina a vice-capitale europea dell’innovazione e della ricerca) hanno dato vita al primo #museuminstaswap italiano. Un vero e proprio gemellaggio fra istituzioni culturali che si sono raccontate a vicenda su Instagram, incrociando patrimoni artistici, sensibilità, sguardi e punti di vista.

Alcune immagini tratte dal #museuminstaswap di martedì 12 aprile. Per tutto il flusso, qui.

Raccontare gli altri per scoprire se stessi

Ad un primo impatto il flusso dello swap fra musei impressiona per lo sforzo creativo nello storytelling reciproco: i musei torinesi hanno utilizzato molteplici chiavi di lettura per raccontare i patrimoni artistici, le architetture, la storia e l’immaginario culturale dei loro “partner”. C’è chi ha scoperto che i punti in comune sono molto di più di quelli che si potevano immaginare: come il Museo d’Arte Orientale che scopre l’amore per l’oriente negli arredamenti dei Musei Reali oppure il Museo dell’Auto che racconta di come ha condiviso perfino un allestitore con il Museo Nazionale del Cinema. E se pensate che la scoperta di certe somiglianze fosse scontata, provate a leggere le interessanti suggestioni che hanno unito due musei temporalmente davvero “lontani” come il Museo Egizio (archeologia) e il Museo Ettore Fico (arte moderna e contemporanea). Più di ogni altra cosa il #museuminstaswap ha dimostrato che lo scambio culturale ed artistico è sempre un fattore di crescita e di arricchimento anche fra realtà molto diverse fra loro.

Qualche numero

Schermata 2016-04-12 alle 10.24.19I musei di Torino coinvolti su Instagram sono stati 14 con una platea di 53.522 followers. In totale sono stati 19 gli user che hanno postato contenuti sul flusso dell’hashtag (come il quotidiano La Stampa, che ha ri-postato alcuni scatti). I post pubblicati sono stati più di 120, e hanno generato 5.600 mi piace con le varie community (una media di 44 likes a foto), con una portata potenziale di 350mila utenti di Instagram.  Ma l’eco del #museuminstaswap non si è però limitato ad Instagram, dimostrazione della tanta curiosità che è nata intorno all’evento: già dalla mattina è stato registrato un trend sorprendente su Twitter, dove l’hashtag #museuminstaswap è entrato per qualche ora nei primi 10 trending topics fino a raggiungere il quarto posto. Sulla città di Torino #museuminstaswap è rimasto per quasi tutta la giornata al primo posto.

Cosa dicono gli swappati

Ma com’è stata l’esperienza dello swap per chi lo ha vissuto dall’interno? Abbiamo provato a chiederlo a Matteo Fagiano e Silvio Salvo, i due responsabili digitali rispettivamente de La Venaria Reale e della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo: da una parte una residenza reale con un grande patrimonio storico ed architettonico, dall’altra un museo di arte contemporanea.

Cosa avete pensato quando al sorteggio siete stati scelti come coppia di musei gemellati?

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Matteo Fagiano

Matteo Fagiano: Sono stato contento e soddisfatto. Speravo che la Reggia potesse confrontarsi con una realtà diversa, lontana dalle sue coordinate specifiche. Volevo che si innescasse un corto circuito di contenuti e di immagini. In questo senso l’abbinamento con la Fondazione Sandretto è stato perfetto.
Silvio Salvo: Ho pensato che avrei dovuto cancellare vecchie foto che occupavano la memoria del mio smartphone e che mi sarei dovuto ricordare di portare il carica batteria. Alla Reggia di Venaria tutto è fotogenico: dalle stanze agli oggetti, dalle opere d’arte ai fili dell’erba del Giardino.

Come avete affrontato lo swap fra le vostre due realtà culturali e qual’è stata la parte più difficile?

Matteo Fagiano: Ci siamo ospitati per un giorno, accompagnandoci in visita alle nostre sedi, condividendo pensieri e suggestioni. Abbiamo raccolto materiale: foto, appunti, annotazioni su analogie, similitudine, differenza tra le due realtà. Soprattutto ci siamo lasciati ispirare. È stato facile lavorare insieme, abbiamo trovato subito una bella sintonia e la stessa passione. La parte più complessa, ma anche la più stimolante, è stata sicuramente la fase di ricomposizione di quanto raccolto: raccontare una realtà diversa mantenendo il proprio mood narrativo è una bella sfida.

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Silvio Salvo

Silvio Salvo: La parte più difficile: il profilo Instagram della Reggia di Venaria. Un profilo seguitissimo e con foto a cui viene automatico mettere il cuoricino.Una settimana prima della “gita fuori porta” ho pensato: 1) i nostri follower saranno felici di vedere le foto della RdV, 2) probabilmente i nostri follower conoscono già molto bene la RdV 3) sicuramente i nostri follower hanno scattato o scatteranno foto migliori delle mie alla RdV. Coinvolgendo Francesca Togni (Responsabile Progetti Educativi e molto seguita su Instagram) un problema era risolto. Poi ho pensato a come “Sandrettizzare” la RdV e a come evitare l’effetto “dèjà vu”. Un filtro ad hoc (realizzato con un A3 e un paio di forbici) e due personaggi che i follower della FSRR conoscono bene (il Maestro Yoda e il Cavaliere Oscuro) hanno fatto il resto.

Dopo questa esperienza pensate al vostro museo allo stesso modo di prima o il vostro punto di vista si è arricchito di nuove suggestioni?

Matteo Fagiano: Il confronto e lo scambio sono sempre occasioni eccezionali per crescere e allargare le prospettive. Per chi fa il nostro lavoro è importante cimentarsi con linguaggi e approcci diversi, mettersi alla prova, non fermarsi mai. Questa esperienza mi ha sicuramente permesso di tornare a guardare al mio museo con uno sguardo diverso, più ricco e articolato.
Silvio Salvo: Come forse tutti sanno, la FSRR ospita sempre mostre temporanee. Non avendo una collezione permanente, ogni 3-4 mesi devo “relazionarmi” con opere diverse. Accompagnare il SMM della RdV nelle sale della FSRR mi ha permesso di scoprire dettagli delle opere in mostra che a me erano sfuggiti. Se nei prossimi giorni ci sarà un post dedicato all’Ikea, il merito è tutto suo.

A Torino il primo #MuseumInstaSwap italiano

A Torino il primo #MuseumInstaSwap italiano

Qualche tempo fa avevamo riportato la bellissima esperienza di gemellaggio culturale vissuta da 18 musei cittadini di New York che per un giorno si erano raccontati a vicenda attraverso i propri profili Instagram. L’idea – come avevate capito – ci era piaciuta moltissimo. Così tanto che abbiamo voluto proporre alla Reggia di Venaria di promuovere anche a Torino un’iniziativa simile, dando vita al primo #MuseumInstaSwap tutto italiano.

La call
Detto fatto: qualche settimana fa la Reggia di Venaria ha chiamato all’appello tutti i musei torinesi attraverso una call pubblica sui social (Instagram, Facebook e Twitter).

Le risposte all’invito a collaborare sono state immediate ed entusiaste: in poche ore hanno confermato la loro presenza praticamente tutti i musei, le fondazioni e gli spazi culturali di Torino chiamati ad aderire, dando vita ad un universo moltitudinario di arti e di culture: dall’archeologia (il Museo Egizio) all’arte contemporanea (la Fondazione Sandretto), dalla fotografia (CAMERA) al cinema (il Museo Nazionale del Cinema), dalle arti decorative (Museo Accorsi-Ometto) alle più importanti residenze reali (Palazzo Madama).

Il sorteggio
Dopo il coinvolgimento dei musei il secondo passo è stata l’estrazione degli abbinamenti fra le diverse realtà museali. Per l’occasione la Reggia di Venaria ha deciso di optare per un “grande classico”: un cappello dal quale sono state estratte coppie di musei che avranno poi il compito di raccontarsi a vicenda.



I sei abbinamenti completi sono qui.

L’appuntamento
La data da segnarsi in agenda è martedì 12 aprile e l’hashtag da seguire su Instagram è #MuseumInstaSwap: quel giorno gli account dei musei torinesi posteranno eccezionalmente scatti (e storie) di altri musei a loro gemellati. Un racconto di altre culture, dal proprio punto di vista, cercando analogie e similitudini, mettendo in condivisione esperienze e sensibilità, generando nuovi livelli di racconto e comunicazione: un modo insomma per conoscere gli altri e allo stesso per (ri)scoprire se stessi.

Primarie USA 2016: chi vince e chi perde sui social media

Primarie USA 2016: chi vince e chi perde sui social media

I social media in Usa vengono utilizzati nelle campagne elettorali fin dal 2008 ma oggi sono diventati qualcosa di più di una strategia collaterale ai vecchi mezzi offline: la loro importanza è ormai centrale, un elemento chiave per la comunicazione politica e per la propaganda elettorale. Dopo le votazioni per le Primarie USA 2016 in New Hampshire, il portale tecnologico CNet ha pubblicato un report con tutti i numeri sui social network dei candidati in corsa alla casa bianca. Quello che ne emerge è un quadro interessante, e non privo di sorprese.

Twitter e Facebook
Donald Trump, magnate immobiliare e candidato repubblicano, è il primo in assoluto su Facebook e su Twitter per numero di likers/followers (ben oltre i 5 milioni).

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L’ex Segretario di Stato Hillary Clinton lo segue a ruota (più di 5 milioni di followers), e dietro a lei si posizionano i senatori Bernie Sanders (Democratico) e Ted Cruz (Repubblicano), l’ex senatore della Florida Marco Rubio e il neurochirurgo repubblicano Bern Carson (tutti sopra il milione). A completare la classifica dei candidati su Twitter sono quattro repubblicani (in ordine): il governatore del New Jersey Chris Christie, l’imprenditrice Carly Fiorina, l’ex governatore della Florida Jeb Bush e l’attuale governatore dell’Ohio John Kasich. Su Facebook le cose cambiano un po’: dietro Trump c’è Carson, mentre terzo e quarta i due candidati democratici Sanders e Clinton, ciascuno con circa 2,5 milioni di likers.

YouTube e Instagram
YouTube, canale molto utilizzato dai giovanissimi, vede invece in prima posizione Bernie Sanders, che ha più iscritti di chiunque altro: 92.420. Il numero è destinato ad aumentare se a questo si aggiungono gli 80.019 iscritti del canale dedicato alla sua campagna elettorale (che comunque è stato verificato).

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Poi c’è Trump, che arriva secondo con meno della metà degli iscritti di Sanders. Seguono Clinton, Cruz, Carson e Rubio (anche se vale la pena notare che il canale di Cruz non è stato verificato). Jeb Bush, Fiorina, Christie e Kasich occupano invece le ultime posizioni, nessuno di loro supera i 5.000 seguaci. Per quanto riguarda Instagram, fra i candidati che hanno verificato il loro account (l’ex CEO di Hewlett-Packard Fiorina non lo ha fatto), Trump è di nuovo al primo posto, con poco meno di 1 milione di seguaci. La Clinton e Sanders sono rispettivamente seconda e terzo, e poi tutti gli atri.

Snapchat
Snapchat è stata una delle novità di questa campagna elettorale: la maggior parte dei candidati l’hanno utilizzata per le sue capacità di geotagging e per cercare di connettersi con potenziali elettori giovani e giovanissimi. Per il suo particolare funzionamento (i contenuti spariscono dopo 24 ore dalla loro pubblicazione) non è ovviamente possibile stilare dei numeri per Snapchat. Ma è interessante notare come solo due candidati – Bush e Fiorina – non sono stati attivi sulla piattaforma. Tutti gli altri hanno costruito delle campagne (in particolare Bernie Sanders ha attivato una campagna advertising a pagamento, la prima in assoluto su Snapchat per un politico).

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Reddit
I candidati non possono ospitare directory ufficiali su Reddit, ma nessuno impedisce ai loro sostenitori di farlo. La conseguenza è che tutti i principali candidati hanno almeno un subreddit dedicato agli aggiornamenti delle loro compagne elettorali, con varie discussioni a seguito.

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Alcuni come Sanders, Trump, Clinton, Cruz e Rubio, hanno vere e proprie directory pensate per radunare i simpatizzanti e raccogliere fondi attraverso donazioni. Impossibile non notare che qui Bernie Sanders è primo assoluto con la spaventosa cifra di 176.815 iscritti alla directory: quasi venti volte quelli di Donald Trump, che arriva secondo. Gli altri candidati hanno invece subreddits decisamente meno partecipati, alcuni a malapena attivi (quello di Jeb Bush conta solo 5 post negli ultimi due mesi).

#MuseumInstaSwap: 18 Musei di New York si sono raccontati a vicenda su Instagram

#MuseumInstaSwap: 18 Musei di New York si sono raccontati a vicenda su Instagram

Ieri, martedì 2 febbraio, è stata una giornata singolare per gli utenti di Instagram che seguono gli account di alcuni musei di New York. Chi sfogliava le foto postate del Jewish Museum all’improvviso si è trovato davanti le opere d’arte dello Studio Museum di Harlem. Chi ha navigato nell’account dell’American Museum of Natural History ha visto i dipinti e le sculture del MoMa (e viceversa).

#MuseumInstaSwap
Lungi dall’essere stato un bug generalizzato su Instagram, gli utenti hanno vissuto in prima persona l’iniziativa #MuseumInstaSwap, con la quale ben 18 musei della grande mela hanno deciso per 24 ore di postare sul proprio account Instagram le opere storiche, artistiche o naturali di un altro museo (che ha ricambiato facendo lo stesso). A tutti gli effetti dei veri e propri gemellaggi su Instagram, in cui un museo ha fatto eco ad un altro e a cui hanno partecipato alcuni fra i più importanti spazi culturali di New York, molto diversi fra loro: dall’Intrepid al Cooper Hewitt Smithsonian Design Museum, dal Queens Museum fino al Metropolitan Museum of Art.

Da Londra a New York: come funziona
Una sorta di “partnership social”, che prende ispirazione da un progetto simile a cui hanno preso parte dieci musei di Londra nel 2015, fra cui il British Museum e il Victoria and Albert Museum. Ma come funziona esattamente? A New York il referente digital di un museo è stato invitato a visitare il museo da raccontare in diretta su Instagram, e viceversa, per poi procedere ad uno storytelling “incrociato”. Ma l’accoppiamento fra musei non è stato casuale: è stato invece il risultato di un processo di selezione in cui ogni museo ha compilato una lista preferenziale di altre realtà con cui avrebbe voluto essere “swappato”. E’ stato poi un algoritmo che, considerando tutte le preferenze, ha accoppiato i musei partecipanti.

Non solo una condivisione di pubblici
Ma con #MuseumInstaSwap non solo si sono condivisi i rispettivi pubblici su Instagram. In modo sorprendente sono anche nate collaborazioni diverse su terreni inaspettatamente vicini. Ad esempio il Museo di Arte e Design ha scoperto di avere un sacco di cose in comune con il Whitney Museum of American Art. E chi avrebbe detto che il Museum of Contemporary African Diasporan Art avrebbe trovato di avere la stessa mission culturale con la Neue Galerie di New York (un museo di arte tedesca e austriaca)? Perfino Gretchen Scott, il direttore del marketing digitale del MoMA, si è detto entuasiasta di esplorare il Museo di Storia Naturale scoprendo che molti degli artisti che hanno dipinto gli sfondi dei diorami del Museo di Storia Naturale hanno lavorato proprio al MoMa. In questo senso il #MuseumInstaSwap, è diventato anche un modo per conoscere meglio se stessi raccontando gli altri. Dopotutto, come scrisse Paul Aster, “basta guardare qualcuno in faccia un po’ di più, per avere la sensazione alla fine di guardarti in uno specchio”.

#EmptyReggia: La Venaria Reale come non l’avete mai vista

#EmptyReggia: La Venaria Reale come non l’avete mai vista

Un mese fa avevamo pubblicato su questo blog un post dove raccontavamo la straordinaria capacità del movimento #empty di immortalare con scatti su Instagram i musei chiusi al pubblico: un’idea di visita digitale dei musei del fotografo di Brooklyn Dave Krugman, che in poco tempo è stata realizzata in diversi spazi culturali in tutto il mondo, dal Metropolitan Museum di New York alla Tate Modern di Londra. Visto il successo che aveva riscosso il nostro post e l’immaginario che apriva, abbiamo pensato che fosse giunto il momento di organizzare un evento simile anche in Italia: e quale miglior luogo se non l’incredibile scenografia offerta dalla Reggia di Venaria che era ancora chiusa al pubblico per la pausa invernale?


Le regole per organizzare un evento #empty
Abbiamo iniziato a pensare all’evento coinvolgendo gli Igers Torino e gli Igers Piemonte, le community degli appassionati di fotografia mobile di Torino e del Piemonte che sono stati fin da subito entusiasti di fare parte di un’esperienza irripetibile. Insieme a loro, e grazie anche ai preziosi suggerimenti dello stesso Krugman, abbiamo stabilito alcune regole per realizzare l’evento nel miglior modo possibile con la Reggia di Venaria completamente vuota:

– Un massimo di otto Igers per non rendere troppo “ingombrante” il gruppo di persone;
– Un massimo di tre ore di “cattura” della Reggia di Venaria;
– L’uso dell’hahstag #emptyReggia per le foto pubblicate su Instagram.

L’obbiettivo è stato quello di concedere la massima libertà creativa agli igers, che hanno avuto la possibilità giocare con la luce, l’architettura e le meravigliose prospettive offerte dalla Reggia e suoi giardini. E il risultato è stato a dir poco incredibile.


Per approfondire l’esperienza di #emptyreggia, abbiamo chiesto ai partecipanti di raccontarci cosa hanno provato, ma anche che significato può avere un evento del genere per un’istituzione museale e perché è valsa la pena renderla possibile. Abbiamo intervistato Valentina Rossetti, una delle Igers che ha sabato scorso ha immortalato la Reggia a porte chiuse e Matteo Fagiano dell’ufficio Stampa e Relazioni esterne La Venaria Reale.

Intervista a Valentina Rossetti, Local Manager Igers Torino

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Valentina Rossetti

Otto membri delle vostre community di igers torinesi e piemontesi sono stati chiamati per raccontare la Reggia di Venaria in modo unico ed esclusivo. Vi era mai capitato di partecipare ad un evento del genere? Come vi siete coordinati fra di voi per realizzarlo al meglio?
Il rapporto tra musei e community di Instagramers locali si è consolidato nel tempo grazie a diverse attività. Esempi sono: la visita #warholmilano della community meneghina che ha potuto raccontare la mostra di Andy Warhol a Palazzo Reale o l’attività #CupForFund di Instagramers Torino a Palazzo Madama. E’ però la prima volta che una struttura viene aperta esclusivamente per 8 Igers. Questo è stato un grande privilegio per noi. Abbiamo quindi sfruttato questa opportunità per selezionare alcuni tra gli Igers più creativi e seguiti su territorio piemontese e radunarli per raccontare al meglio questa esperienza.

Qual’è la differenza fra fotografare un museo aperto al pubblico e uno che invece è stato aperto esclusivamente per te e per pochi altri intimi? Che grado di libertà creativa si può raggiungere attraversandolo in questo modo?
La differenza è abissale. Un museo aperto al pubblico, soprattutto durante i weekend, non consente quella libertà creativa che si ha visitando un museo a porte chiuse. Ancor di più nel caso di una location come la Reggia di Venaria, che ha spazi molto ampi e suggestivi, essere soli significa potersi prendere tutto lo spazio necessario per produrre scatti senza “imprevisti umani” e il tempo per spingersi verso composizioni meno convenzionali. Abbiamo avuto la possibilità di vivere il luogo in modo più intimo, perché lo abbiamo vissuto in tranquillità, ci siamo appropriati dello spazio sperimentando scatti diversi e così facendo abbiamo creato qualcosa di nuovo da immortalare attraverso la lente del nostro smartphone. Insomma, quante volte può capitare nella vita di potersi sdraiare a terra in una sala della Reggia di Venaria e rimanerci tutto il tempo necessario perché lo scatto sia fatto come lo esige l’autore?


Quali sono i luoghi e gli spazi completamenti vuoti de La Venaria Reale che vi hanno più impressionato?
I giardini esterni ci hanno impegnato per la maggior parte del tempo. Nonostante fosse pieno inverno, la magia di quel luogo così esteso e solitario, immerso in un contesto verdeggiante da cui è possibile vedere le montagne ci ha colpito così tanto da esigere un’ora buona di scatti. L’altra grande tappa, che ci ha lasciato letteralmente senza fiato, è rappresentata sicuramente dalla Galleria Grande. La sua bellezza ci ha inizialmente intimiditi, lasciandoci sulla porta ad ammirarla, quasi avessimo paura di calpestarla. Il tempo a nostra disposizione e la tranquillità data dall’essere soli ci hanno permesso di prendere confidenza con il luogo e produrre alcuni dei migliori scatti della giornata.


Che feedback hanno ricevuto i vostri scatti #emptyreggia postati su Instagram?
Sono stati un vero successo. A parte i tanti apprezzamenti da parte dell’intera community di Instagramers, abbiamo ricevuto i complimenti da parte di Dave Krugman, fondatore di #EmptyMuseum. Alcuni dei nostri scatti sono stati inoltre selezionati da numerosi account community che “premiano” giornalmente gli scatti più belli di Instagram a livello internazionale.

In generale, come avete vissuto questa esperienza? Sareste disponibili a ripeterla in altri musei italiani?
E’ stata un’ esperienza assolutamente positiva e stimolante, che ci ha motivato a pensare altre attività con questo approccio. Ci piacerebbe perciò partecipare in futuro ad altri progetti che prevedano la fruizione a porte chiuse di un luogo di cultura coinvolgendo, perché no, una gruppo più allargato della community Instagramers Piemonte.


Intervista a Matteo Fagiano, Ufficio Stampa e Relazioni esterne La Venaria Reale.

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Matteo Fagiano

La Reggia di Venaria è stato il primo museo in Italia ad ospitare un evento #empty. Cos’è che vi ha spinto ad aderire subito a questa iniziativa?
L’entusiasmo per un progetto davvero affascinante e la consapevolezza degli straordinari spunti che Instagram offre dal punto di vista dell’originalità e della viralità dei contenuti.

La Reggia è uno dei luoghi più visitati d’Italia, nell’ultimo periodo di apertura ha registrato più di 155 mila visitatori. Che effetto fa aprirla durante la pausa invernale per un gruppo di sole otto persone?
È stata un’esperienza particolare: la condivisione di un privilegio del quale, noi che abbiamo la fortuna di lavorarci, possiamo godere in ogni momento dell’anno. Muoversi per le sale e i Giardini della Reggia quando sono chiuse al pubblico è qualcosa di magico.

Tu hai accompagnato gli igers durante il percorso di visita. Come hanno reagito a gironzolare per una Reggia tutta per loro? Che differenza hai notato rispetto ai normali visitatori?
La soggezione iniziale, quasi una sorta di rispetto reverenziale, ha lasciato presto spazio alla voglia di divertirsi e di stupire. Li ho visti prendere confidenza con gli ambienti e lasciarsi guidare volta per volta dalle suggestioni del momento. Soprattutto mi ha stupito come non si siano limitati a ritrarre la Reggia vuota, ma abbiano cercato, quasi come se ne sentissero l’urgenza, di riempirla con il loro estro e la loro creatività.


Quali sono le caratteristiche estetiche della Reggia di Venaria che secondo te sono state più valorizzate da #emptyreggia?
La luce e le ombre, i riflessi, gli assi prospettici, le sfumature cromatiche. E più di ogni cosa la sua incredibile versatilità: la Reggia riesce ad essere sempre bellissima, che sia ritratta in un dipinto del Seicento o in una foto su Instagram.

Come si inserisce un evento del genere nella visione più generale della Reggia di Venaria di raccontare e farsi raccontare attraverso i nuovi media e le nuove tecnologie?
La Venaria Reale è un bene di tutti, vogliamo condividerla con più persone possibile e con ogni mezzo a disposizione. I social media ci danno l’opportunità di raggiungere luoghi lontani e pubblici diversi. Ci crediamo molto e i risultati di un evento come questo ci confermano che stiamo andando nella giusta direzione.