Yes, we(b) can: intervista al guru della comunicazione Trevor Fitzgibbon

Yes, we(b) can: intervista al guru della comunicazione Trevor Fitzgibbon

Ho incontrato Trevor Fitzgibbon a Torino, lo scorso settembre, durante un workshop dedicato alla comunicazione politica, e non solo, nell’ambito della Festa del Pd. Carismatico, attento e curioso, ha catturato immediatamente la platea.
Nei giorni successivi, tra un bicchier di vino ( per me, lui è astemio) ed un caffè, abbiamo avuto modo di parlare un po’, individuando nella musica rock un altro interesse in comune, oltre a quello della comunicazione. Quando mi ha parlato della sua passione per il Teatro degli Orrori, quasi non ci volevo credere… Trevor, tra gli altri, ha lavorato per i R.E.M, Bruce Springsteen, i Pearl Jam… e anche per quel rocker che sta alla Casa Bianca più famosa del mondo: Mr President Barack Obama.

Trevor lavora per Move On: un movimento progressista della società civile americana, una piccola associazione di ( solo ) 5 milioni di iscritti. Si impegna anche per Global Zero, un movimento a livello mondiale che ha come mission la cancellazione delle armi di distuzione di massa. Ed ecco che, tra uno scambio di link di gruppi italici più o meno conosciuti e, da parte sua, di rocker americani, gli ho posto queste quattro domande, a cui ha risposto a suo modo: sintetico, preciso e propositivo.

Trevor Fitzgibbon

D: Move On ha 5 milioni di membri e, il vostro principale candidato, Obama è il Presidente degli Stati Uniti d’America. Avete usato le email per iniziare la vostra attività. Quali sono oggi i canali migliori per comunicare?

«Tutti. Principalmente i social media, twitter e facebook, più le email e gli sms. Ma il massimo risultato si ottiene quando si riesce a far combinare questi mezzi con quelli tradizionali del “face to face”, organizzando incontri sul territorio.»

D: Global Zero: “step by step” è il vostro motto per vincere. Qual’è il passo più difficile per vincere una campagna simile a livello internazionale?

«Il passo più difficile sarà quello di convincere l’Iran e Israele ad abbandonare il perseguimento, per i primi, della costruzione di armi nucleari e, per i secondi, di dismettere gli stoccaggi accumulati in questi anni. Il cuore del problema è lì.»

D: Paolo Borsellino, il giudice italiano simbolo per la lotta al crimine organizzato, ucciso dalla mafia nel 1992, disse: “Se la gioventù le negherà il consenso, anche la omnipotente e misteriosa mafia scomparirà come un fantasma”. Comunicare ai giovani è sempre più importante. A tuo avviso come bisogna fare?

«Dobbiamo organizzarci per andare nei luoghi dei giovani, non solo fisici. Parlare la loro lingua  e dialogare con coloro che sono ascoltati, ed apprezzati, nel loro universo. Ma soprattutto dobbiamo offrire loro una speranza e renderli consapevoli che hanno in mano tutto il potere per cambiare veramente il mondo.»

D: Mi ricordo quando arrivasti a Torino: stavi costantentemente con il cellulare in mano cercando, invano, una rete wi-fi. Internet deve essere disponibile ovunque?

«Si, assolutamente. Dovrebbe essere la più importante campagna per qualsiasi associazione civile  italiana e, così, anche in tutto il mondo. Se non si prevedono forme di libera espressione, ed internet oggi è la principale in assoluto, autorizzeremo tacitamente, per sempre, gli oppressori che desiderano operare nel silenzio dei grandi media.»

Let’s go, Trevor.  Dunters are with you!

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