Crowdsourcing e condivisibilità in rete: nasce la sharing economy

Crowdsourcing e condivisibilità in rete: nasce la sharing economy

Quasi come una risposta alla provocazione di Michael Gladwell sull’impossibilità della rete di cambiare il mondo, sono arrivati ieri i risultati di una ricerca di Latitude Research in collaborazione con la rivista Shareable sulla nuova economia globale che è scaturita negli ultimi anni attraverso la condivisibilità in rete. Le conclusioni sono, a dir poco, sorprendenti.

La volontà di cambiare il mondo

La ricerca è nata dal recente aumento di start-up sulla condivisione in rete di servizi (si pensi ad esempio alla recente fortuna di fenomeni come il bike/car sharing, l’home exchange, o il couchsurfing) che viene letta come una risposta alle crisi economiche e alle loro gestione in termini di collaborazione reciproca fra le persone (il cosiddetto crowdsourcing). Dalle interviste della ricerca innanzitutto si sottolinea come la condivisione online di ogni tipo di risorsa (musica, libri, vestiti, ma anche esperienze) incrementa la fiducia reciproca delle persone in rete. Ma non solo:  la condivisione di risorse in rete non è solo incoraggiata da un risparmio concreto di spese con l’accessibilità gratuita a servizi costosi, ma da una volontà dei singoli di rendere il mondo un posto migliore.

La proprietà è un furto?

Questo nuovo tipo di economia emergente ha già un nome: sharing economy. E sembra avere una caratteristica dominante: i nuovi cittadini che sono impegnati in questo nuovo modello di bissiness offrono un servizio (o un bene) senza far pesare l’onere della proprietà privata (“ben scavato vecchia talpa!”, azzarderebbe qualcuno). La condivisione in rete, sottolinea la ricerca, è capace anche di superare i normali confini spazio-temporali dell’accessibilità ai servizi (non ci sono più limiti nazionali o diurni) ma soprattutto rivoluziona la sorgente stessa di un bene o un servizio: non più da una società a molti, ma da un singolo a molti. Come i “nodi” del peer-to-peer anche i “nodi” della sharing economy diventano i protagonisti del nuovo modello di business, determinando il loro successo attraverso un feedback nella comunità di appartenenza (e nel caso, con la capacità di monetizzarlo) e diventando loro stessi (attraverso il loro buzz fra i membri della community di riferimento) un veicolo di pubblicità per il brand o il marchio in questione.

Alcune percentuali

Il 78% degli intervistati ritiene che le esperienze che hanno avuto attraverso la sharing economy li hanno resi più aperti all’idea di condividere beni o servizi con gli sconosciuti anche nelle connessioni off-line, ovvero nella realtà quotidiana. Non solo: il 75% degli intervistati ha affermato che il loro approccio alla condivisione è destinato a crescere a dismisura nei prossimi 5 anni, soprattutto nelle azioni e nei beni più comuni. Più della metà esprime la volontà di condividere auto e/o mezzi di spostamento, mentre il 62% vuole condividere anche articoli casalinghi. C’è anche grande interesse per la condivisione di viaggi e di spazi lavorativi con perfetti sconosciuti.

Queste ed altre tendenze su questo nuovo tipo di mercato “orizzontale”, sono meglio decifrabili nella ricerca qui sotto, che vi invitiamo avidamente a leggere. E naturalmente a condividere.

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