Urban X Stitch: il punto croce diventa street art

Urban X Stitch: il punto croce diventa street art

Rete metallica, stoffa e schemi a punto croce. Non è un rebus ma sono gli ingredienti utilizzati per dar vita all’ultima tendenza in tema di Street Art: l’Urban X Stitch. Si tratta di “ricami urbani” realizzati per la prima volta a Lione da Vanessa e Stéphane, due giovani creativi francesi che con le loro opere hanno trasformato la città in una una tela bianca da decorare.

 

Come funziona?

La tecnica dell’Urban X Stitch riprende i principi di un ricamo conosciutissimo dalle nostre nonne, quello del punto croce. Il tutto però senzo ago in mano e senza pungersi le dita: i due artisti, armati semplicemente di striscioline di stoffa e tanta pazienza (“la realizzazione di un’opera può richiedere anche diverse ore”, confessa Stéphane), danno vita a ricami giganti realizzati su reti di recinzione, cancelli anonimi, panchine o qualsiasi cosa che sia traforata e che possa permettere la lavorazione a punto croce.

Le X, ovvero l’insieme degli incroci colorati, generano opere curiose raffiguranti per lo più fiori, paperelle, pesci o personaggi dei fumetti dai colori fluo e accattivanti, un misto tra graffiti e knit art. E se anche voi volete portare innovazione e un po’ di colore negli angoli bui della vostra città, ecco qui qualche opera da cui trarre ispirazione 😉

 

Urban X Stitch si trova su Facebook.

The Jaunt: l’arte del viaggiare

The Jaunt: l’arte del viaggiare

Viaggiare per creare un’opera d’arte. E’ questa l’idea alla base di The Jaunt, il progetto artistico lanciato da YOUR:OWN, agenzia creativa di origine olandese, ma con sede a Copenhagen. Il tutto è iniziato nell’aprile del 2013 con il primo viaggio del giovane illustratore Rick Berkelmans ad Helsinki seguito, poche settimane dopo, da quello di Collin van der Sluijs in Portogallo.

 

Ma facciamo un passo indietro, in che cosa consiste realmente The Jaunt? L’obiettivo di questo progetto è quello di stimolare la creatività di artisti locali e non offrendo loro l’opportunità di vedere e visitare luoghi nuovi, lontani da casa, in cui possano trovare nuove idee e ispirazioni.

“Allontanarsi dalla quotidianità, allargare i propri orizzonti e provare nuove esperienze è il modo migliore per trovare la giusta ispirazione” spiega Jeroen Smeets, ideatore del progetto.

Una volta ritornati dal viaggio gli artisti dovranno dar vita ad una nuova opera d’arte in edizione limitata (50 pezzi): una serigrafia ispirata al percorso, agli stimoli ed alle sensazioni provate durante l’esperienza appena vissuta.

 

Ma non finisce qui, The Jaunt si autofinanzia completamente: le stampe degli artisti, infatti, vengono vendute a scatola chiusa su The Jaunt.net e possono essere acquistate ad edizione limitata unicamente prima della partenza. In poche parole, chi decide di comprare l’opera è a conoscenza del nome dell’artista e della destinazione in cui verrà mandato, ma il risultato finale rimane una sorpresa.

Un altro aspetto interessante, infine, è di come gli stessi artisti, durante i giorni di viaggio, si dilettino nella scrittura di una sorta di blog (che potete seguire sul sito ufficiale del progetto TheJaunt.net) con le impressioni e le sensazioni day by day della loro avventura creativa.

 

Il prossimo viaggio? E’ il tredicisimo e questa volta sarà il turno di Andrea Wan, artista e illustratrice residente a Berlino, che partirà alla volta dell’Islanda il prossimo 9 aprile. Se volete farvi un’idea dei lavori di Wan e, perché no, avere a casa vostra un’opera dal sapore tutto islandese, potete dare un’occhiata qui. E poi non vi resta che accomodarvi e godervi il viaggio insieme a lei 😉

 

Il progetto The Jaunt si trova su Facebook e sul sito ufficiale.

Lettering da Torino: le insegne più belle della città

Lettering da Torino: le insegne più belle della città

“Lettering da” nasce dalla mente di Silvia Virgillo, torinese, classe 1987. Silvia, che nella vita fa la graphic designer, ha studiato grafica e type design tra Torino e Milano e nel 2012 ha deciso di unire la sua curiosità per i dettagli tipografici urbani alla passione per la fotografia dando così vita al primo sviluppo del progetto: Lettering da Torino.

 

Si tratta di una raccolta fotografica di lettering storici o dal disegno insolito, una collezione di insegne, iscrizioni, targhe e numeri civici che ancora impreziosiscono la città di Torino. Ma la sua idea non finisce qui: i lettering più interessanti vengono ridisegnati, vettorializzati e confrontati con alcuni caratteri tipografici già esistenti. L’obiettivo è quello di utilizzarli come punto di partenza per disegnare le lettere mancanti e dare forma ad alfabeti completi dall’impronta tutta torinese.

 

E se anche voi, come Silvia, siete appassionati di lettering urbano e non riuscite a fare a meno di camminare guardando un po’ più in su delle vetrine dei negozi, potete portare “Lettering da” direttamente a casa vostra. L’idea, infatti, è stata concepita e sviluppata con un’ottica espandibile: il nome e il logo sono declinabili anche ad altre città. Giorgia Nardulli, ad esempio, è a caccia di nuovi font in quel di Milano e, da pochi mesi, hanno preso parte a “Lettering da” anche Letizia Macaluso con la versione genovese del progetto e Francesco Paternoster, curatore di Lettering da Matera.

Lettering da Torino si trova su Facebook e Instagram o sul sito ufficiale.

 

#EveryDayClimateChange: gli effetti del riscaldamento globale sbarcano su Instagram

#EveryDayClimateChange: gli effetti del riscaldamento globale sbarcano su Instagram

Raccontare, ogni giorno, l’impatto dei cambiamenti climatici sulla Terra attraverso gli occhi di Instagramers sparsi in tutto il mondo. E’ questo l’obiettivo di “EveryDayClimateChange”, l’account Instagram nato il 1 gennaio 2015. Il progetto è opera del fotografo americano James Withlow Delano e si avvale della collaborazione di 41 fotoreporter professionisti, provenienti da località diverse, affiancati da dilettanti della fotografia, che partecipano alla narrazione attraverso l’hashtag #EveryDayClimateChange.

 

“Spero che riusciremo a coinvolgere nuove persone che normalmente non si preoccuperebbero di questo tema. Siamo in grado di mostrare che il cambiamento climatico sta avvenendo negli Stati Uniti, in Europa, in Giappone, come nella regione artica e nelle foreste pluviali. Nessuno ne è immune” afferma Delano al sito Climate Central.

Le fotografie spaziano dalla deforestazione in Indonesia, ai quartieri inondati di Bangkok, ai pozzi di petrolio in Niger, alla diminuzione del ghiaccio sulla montagna più alta dell’Ecuador. Alcune rivelano zone e fiumi disseccati, come la provincia di Mendoza in Argentina, il Rio Negro in Brasile o il San Antonio Lake in California, altre isole del Pacifico coperte quasi interamente dall’acqua, mostrando sempre il lato intimo del cambiamento climatico e del suo impatto sulle persone.

 

Il progetto si ispira all’account EveryDayAfrica, nato nel 2012 con l’intento di proporre un’immagine diversa del continente africano: non più un luogo afflitto da guerre, carestie e devastazioni, ma volti, persone e storie di chi lo popola. Oggi EveryDayAfrica conta più di 120.000 followers ed ha portato alla creazione di altri progetti analoghi in Asia, America Latina e Medio Oriente. E ora c’è anche EveryDayClimateChange, che però, a differenza degli altri “EveryDay”, assume una visione globale: l’account è popolato non solo da fotografi professionisti provenienti da tutto il mondo, ma è uno spazio aperto anche a scienziati, perché spieghino più in profondità cosa sta succedendo al nostro pianeta, e a semplici Instagramers pronti ad immortalare, nella loro quotidianità, sfaccettature di fenomeni locali che altrimenti rischierebbero di sfuggire all’attenzione del grande pubblico.

Satispay, l’app Made in Italy che vuole sostituire il contante [INTERVISTA]

Satispay, l’app Made in Italy che vuole sostituire il contante [INTERVISTA]

Un team di lavoro formato da 16 giovani (pronti a diventare 24 entro l’estate), un recente aumento di capitale da 5,1 milioni di euro e un obiettivo: 50 mila utenti a fine 2015 e 10-15 milioni entro i prossimi cinque anni. Questi sono i numeri di Satispay, la risposta Made in Italy all’Apple Pay di Tim Cook. Si tratta di un’applicazione completamente gratuita in grado di gestire ed effettuare pagamenti tramite smartphone che ha da poco debuttato nel nostro paese e entro la metà del 2015 si estenderà al resto d’Europa. Ma chi c’è dietro a questa startup 100% italiana? Dario Brignone, esperto informatico, Alberto Dalmasso, attivo nel campo finanziario, e Samuele Pinta, anche lui informatico, tre giovani hungry e foolish alla Steve Jobs, tutti cuneesi e appena trentenni. Noi di Dunter abbiamo incontrato Samuele per scambiare quattro chiacchiere con lui. Ecco com’è andata.

Ciao Samuele! Iniziamo a parlare della vostra startup. Com’è nata l’idea?

E’ iniziato tutto 3 anni fa quando Dario ed Alberto hanno cominciato a cercare una soluzione che coniugasse praticità ed economicità nello scambio di denaro tra privati. Dopo 8 mesi di studio, da gennaio 2013 hanno iniziato a dedicarsi esclusivamente a Satispay. Ed è in quel momento che sono arrivato anch’io a dare una mano. Insieme siamo riusciti a creare il team, sviluppare la piattaforma e raccogliere i capitali necessari. Adesso siamo pronti a spingere sul nostro marchio che deve vivere in modo autonomo pur essendo la soluzione stessa collegata al sistema bancario.

Come funziona Satispay?

Satispay permette agli utenti di creare un wallet collegato direttamente al proprio conto corrente bancario, qualunque esso sia. Ed è proprio in questo che consiste l’innovazione. Esistono molte altre soluzioni sviluppate da ogni singola azienda bancaria, ma sono limitate al solo istituto di credito. Satispay, invece, è una piattaforma di pagamento “universale”, funziona con qualsiasi banca e operatore telefonico: è sufficiente possedere un codice IBAN.

satispay come funziona (1)

Una volta che gli utenti hanno scaricato l’app, dovranno creare un account specificando quanti soldi si vuole disporre ogni settimana per le spese. Satispay, ogni settimana, va infatti ad effettuare una sorta di ricarica prelevando dal conto corrente la somma necessaria per ripristinare il budget specificato. Con Satispay si può quindi scambiare denaro con altri utenti privati e pagare per i propri acquisti nei punti vendita convenzionati in pochi semplici mosse: gli utenti dovranno solamente inserire l’importo, selezionare il contatto o il negozio e attendere la conferma del pagamento. L’applicazione funziona dunque in modo semplice, immediato e intuitivo come WhatsApp o qualsiasi altro comune sistema di messaggistica istantanea.

Parliamo dei competitors. Facebook sta lavorando per integrare i pagamenti sulla sua applicazione Messenger, come da mesi fa Snapchat. Tim Cook ha dichiarato proprio in questi giorni che 2 transazioni su 3 dei mobile payments negli USA viene effettuata tramite smartphone Apple e la relativa applicazione Apple Pay. Cosa vi distingue dalle altre app del settore e come vivete la competizione con due grandi colossi come Facebook e Apple?

Satispay non è solo una semplice app, ma un vero e proprio circuito di pagamento. Il nostro obiettivo è quello di innovare il mondo dei pagamenti: ci siamo sganciati da quelli che sono i sistemi nati 50/60 anni fa e che si sono protratti sino ad oggi; stiamo parlando delle carte di credito, ovviamente. Sistemi che si stanno portando dietro problemi non di poco conto, dai costi di gestione dovuti agli innumerevoli attori, alla scarsa sicurezza. Satispay fonda le proprie basi su nuove regole ed elementi di sicurezza: ricordiamo che l’IBAN non è un dato sensibile, a differenza del numero di carta di credito per il quale è sufficiente la presa di possesso per commettere delle frodi. Tutte le iniziative nate recentemente, Apple Pay in primis, si basano sulle carte di credito semplicemente digitalizzandone l’utilizzo; il pagamento avverà tramite smartphone, ma il circuito sottostante rimarrà quello degli anni ‘50. Su Facebook per ora ci sono solo dei rumors e immagino che la loro intenzione sia quella di rimanere collegati ai circuiti tradizionali già esistenti. Facebook inoltre è una piattaforma che nasce con altri target; avvicinare un processo delicato come quello dei pagamenti ad una piattaforma social potrebbe semplicemente rivelarsi un ostacolo a Facebook stesso. C’è comunque da dire che sia Apple che Facebook sono due grandi nomi e se la loro intenzione è quella di far conoscere metodi di pagamento 2.0 al grande pubblico, tutto questo non potrà che esserci d’aiuto nell’educare la popolazione a questo nuovo approccio al denaro.

Satispay TeamCosa ci dici del futuro di Satispay?

Stanno ora partendo i primi pilot che ci permetteranno di misurare Satispay in mercati a noi vicini e conosciuti. Nelle prossime settimane attiveremo le prime iniziative di marketing, inizialmente focalizzate sulla città di Milano e i suoi atenei universitari e presto ci estenderemo ad altre città italiane.Stiamo già lavorando per ottenere l’autorizzazione come Istituto di Moneta Elettronica in UK per diventare totalmente indipendenti e aprire, entro la fine dell’anno, le porte all’Europa. L’avvento della SEPA (Single euro payments area) nel 2014, ha fatto si che gli standardi di pagamento in 34 paesi del continente venissero armonizzati: siamo di fatto già pronti per ciascuno di questi paesi. Questo ovviamente non limita la volontà di espanderci in futuro anche oltre le frontiere europee.

Dall’idea alla startup: qualche consiglio per i giovani come voi che sognano di trasformare le loro idee in un lavoro?

Non smettere mai di guardare oltre, cercare al di là di quello che può sembrare una barriera o un confine già delineato e trovare le persone giuste, che abbiano la tua stessa visione e lo stesso modo di approcciare l’impresa. Sembrano frasi fatte, ma è esattamente così. Ah e poi, ovviamente… lavorare durissimo!