The Jaunt: l’arte del viaggiare

The Jaunt: l’arte del viaggiare

Viaggiare per creare un’opera d’arte. E’ questa l’idea alla base di The Jaunt, il progetto artistico lanciato da YOUR:OWN, agenzia creativa di origine olandese, ma con sede a Copenhagen. Il tutto è iniziato nell’aprile del 2013 con il primo viaggio del giovane illustratore Rick Berkelmans ad Helsinki seguito, poche settimane dopo, da quello di Collin van der Sluijs in Portogallo.

 

Ma facciamo un passo indietro, in che cosa consiste realmente The Jaunt? L’obiettivo di questo progetto è quello di stimolare la creatività di artisti locali e non offrendo loro l’opportunità di vedere e visitare luoghi nuovi, lontani da casa, in cui possano trovare nuove idee e ispirazioni.

“Allontanarsi dalla quotidianità, allargare i propri orizzonti e provare nuove esperienze è il modo migliore per trovare la giusta ispirazione” spiega Jeroen Smeets, ideatore del progetto.

Una volta ritornati dal viaggio gli artisti dovranno dar vita ad una nuova opera d’arte in edizione limitata (50 pezzi): una serigrafia ispirata al percorso, agli stimoli ed alle sensazioni provate durante l’esperienza appena vissuta.

 

Ma non finisce qui, The Jaunt si autofinanzia completamente: le stampe degli artisti, infatti, vengono vendute a scatola chiusa su The Jaunt.net e possono essere acquistate ad edizione limitata unicamente prima della partenza. In poche parole, chi decide di comprare l’opera è a conoscenza del nome dell’artista e della destinazione in cui verrà mandato, ma il risultato finale rimane una sorpresa.

Un altro aspetto interessante, infine, è di come gli stessi artisti, durante i giorni di viaggio, si dilettino nella scrittura di una sorta di blog (che potete seguire sul sito ufficiale del progetto TheJaunt.net) con le impressioni e le sensazioni day by day della loro avventura creativa.

 

Il prossimo viaggio? E’ il tredicisimo e questa volta sarà il turno di Andrea Wan, artista e illustratrice residente a Berlino, che partirà alla volta dell’Islanda il prossimo 9 aprile. Se volete farvi un’idea dei lavori di Wan e, perché no, avere a casa vostra un’opera dal sapore tutto islandese, potete dare un’occhiata qui. E poi non vi resta che accomodarvi e godervi il viaggio insieme a lei 😉

 

Il progetto The Jaunt si trova su Facebook e sul sito ufficiale.

40 Days of Dating – L’amore ai tempi dei social media

40 Days of Dating – L’amore ai tempi dei social media

40 giorni per innamorarsi.
Suona un po’ come un film che abbiamo già visto, invece si tratta di un esperimento condotto da Jessica Walsh e Timothy Goodman nel 2013.

A rafforzare questo senso di questacosanonmiènuova, il fatto che i protagonisti siano entrambi big del graphic design newyorkese: lei è la Walsh socia del celebre studio Sagmeister & Walsh, lui vanta clienti come The New Yorker e Airbnb.

Jessica e Tim sono amici di vecchia data: lei è un’inguaribile romantica, lui non crede nelle relazioni stabili. Ritrovandosi single nello stesso momento decidono di dare il via ad un esperimento che dovrebbe modificare il proprio comportamento all’interno di una relazione. Per 40 giorni (questo il tempo necessario ad eliminare una brutta abitudine) Jessica Walsh e Tim Goodman si sono frequentati attenendosi a sei regole:

  1. Vedersi quotidianamente
  2. Uscire in coppia almeno 3 volte a settimana
  3. Incontrare un terapista di coppia una volta alla settimana
  4. Affrontare un weekend fuoriporta
  5. Riempire un questionario ogni giorno e documentare tutto
  6. Non frequentare nessun altro.

Le basi di una solida relazione, insomma.

L’impresa “romantica” della coppia è stata documentata giorno per giorno nel blog  fortydaysofdating.com che ha registrato più di 5 milioni di visualizzazioni.

Si sono innamorati?

[SPOILER ALERT]
No. Neanche per sogno. Lei ha anche sposato un altro.

Ma il punto non è questo.
Jessica Walsh e Tim Goodman hanno sviscerato pensieri, sentimenti e condiviso stati d’animo con perfetti sconosciuti per quaranta giorni facendo di un blog una piattaforma altamente interattiva e un potentissimo strumento di visual storytelling: a supporto del progetto sono stati infatti chiamati a partecipare amici e colleghi della coppia, grandi nomi della comunità creativa newyorkese. Ogni singolo racconto della giornata di frequentazione è arricchito da illustrazioni, lettering e fotografie che fanno della piattaforma un punto di riferimento a livello grafico.

40 days of dating è stato fortemente criticato come autocelebrazione degli autori che hanno venduto la propria intimità al grande pubblico permettendogli di vedere, analizzare, sezionare 40 giorni della propria vita amorosa in cambio della celebrità.

“È essenzialmente quello che poeti e registi hanno fatto per anni, mettere sé stessi nel proprio mezzo di comunicazione.” afferma Goodman, ed è tutto ciò che sta alla base dei reality show televisivi e che milioni di persone fanno ogni giorno, condividendo status, twittando e postando foto sui social networks.

Insomma, niente di nuovo all’orizzonte.

Walsh e Goodman hanno però scelto di muoversi attraverso un altro canale rappresentativo del web 2.0: il blog.
Accessibile a chiunque, immediato, a costo (quasi) zero, una piattaforma con cui è possibile interagire, di cui è possibile condividere i contenuti e che fa sì che ognuno di noi possa ritrovare qualcosa di sé nei protagonisti di questa storia e allo stesso tempo esserne protagonista.
Chapeau.

Insomma, tirando le somme, 40 days of dating è diventato un libro, Jessica Walsh si è sposata, Tim Goodman è ancora single.

Tutto è bene quel che finisce bene.

TheSixtyOne: musica davvero indie – pendente

TheSixtyOne: musica davvero indie – pendente

Mentre le case discografiche, grandi e piccine, prendono (o perdono) tempo nel tentativo di capire se investire o meno nel futuro digitale della musica e parlano di crisi legata dell’industria musicale, la rete ribolle di novità e sprizza vitalità da tutti i pori. E lo sconfinato mondo dei music blogs ne è la dimostrazione più eclatante e alla portata di tutti. Non saranno certo la mancanza di fondi, l’incertezza dei mercati o qualche complesso meccanismo finanziario ad impedire alle persone di leggere e scrivere di musica e di condividere i propri ascolti e le proprie emozioni sonore con altri.

Così, spazzolando il web tra i numerosi music blogs degni di nota, vediamo spiccare per qualità ed originalità TheSixtyOne. Esso prende il nome dalla celebre Highway 61 che attraversa il fiume Mississippi e vanta uno stretto legame con la storia della musica americana e con alcuni suoi straordinari interpreti come Muddy Water, Bob Dylan, Elvis and B.B. King. Proprio la Highway 61 era la strada attraverso la quale queste persone lasciarono le proprie case per portare la loro musica nel mondo.

Il sito, fondato nel 2008 e completamente rinnovato all’inizio di quest’anno, può essere definito un social streaming media che utilizza il collaborative filtering per organizzare, promuovere e commercializzare brani musicali caricati dagli artisti stessi, molti dei quali sono musicisti indipendenti.

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Autodefinitosi “a music adventure”, TheSixtyOne offre una veste grafica accattivante (anche l’occhio vuole la sua parte) con fotografie ad alta risoluzione ed informazioni sugli artisti come biografia, discografia e date del tour. Si propone inoltre come marketplace offrendo la possibilità di vendere la propria musica (e i proventi vanno interamente agli autori) oppure di licenziarla sotto licenze Creative Commons permettendo, in questo caso, il download gratuito.

Questo anche perché difficilmente (molto difficilmente) su TheSixtyOne troverete artisti e musica che già conoscete: questo è il regno della musica indipendente, quella vera. Ed è un vero peccato trovare davvero pochissimi artisti nostrani nelle numerose playlist disponibili.

Il motto del sito è chiaro ed esemplificativo : “new artists make music and listeners decide what’s good”. I nuovi artisti fanno musica e gli ascoltatori decidono cosa è buono. Semplice e funzionale.

Registrandosi (gratuitamente) è possibile commentare, votare e taggare (con un mood) i brani, creare le proprie playlist ed ascoltare quelle degli altri utenti e, ovviamente, condividere la proprie scoperte musicali attraverso tutti i principali social network.

Come sarà ormai evidente questo sito è qualcosa di più di un semplice music blog, è un potente ed intrigante mezzo per scoprire e far conoscere nuova musica. E’ Social Music di nuova generazione. Un’avventura musicale completamente nuova, appunto.