40 Days of Dating – L’amore ai tempi dei social media

40 Days of Dating – L’amore ai tempi dei social media

40 giorni per innamorarsi.
Suona un po’ come un film che abbiamo già visto, invece si tratta di un esperimento condotto da Jessica Walsh e Timothy Goodman nel 2013.

A rafforzare questo senso di questacosanonmiènuova, il fatto che i protagonisti siano entrambi big del graphic design newyorkese: lei è la Walsh socia del celebre studio Sagmeister & Walsh, lui vanta clienti come The New Yorker e Airbnb.

Jessica e Tim sono amici di vecchia data: lei è un’inguaribile romantica, lui non crede nelle relazioni stabili. Ritrovandosi single nello stesso momento decidono di dare il via ad un esperimento che dovrebbe modificare il proprio comportamento all’interno di una relazione. Per 40 giorni (questo il tempo necessario ad eliminare una brutta abitudine) Jessica Walsh e Tim Goodman si sono frequentati attenendosi a sei regole:

  1. Vedersi quotidianamente
  2. Uscire in coppia almeno 3 volte a settimana
  3. Incontrare un terapista di coppia una volta alla settimana
  4. Affrontare un weekend fuoriporta
  5. Riempire un questionario ogni giorno e documentare tutto
  6. Non frequentare nessun altro.

Le basi di una solida relazione, insomma.

L’impresa “romantica” della coppia è stata documentata giorno per giorno nel blog  fortydaysofdating.com che ha registrato più di 5 milioni di visualizzazioni.

Si sono innamorati?

[SPOILER ALERT]
No. Neanche per sogno. Lei ha anche sposato un altro.

Ma il punto non è questo.
Jessica Walsh e Tim Goodman hanno sviscerato pensieri, sentimenti e condiviso stati d’animo con perfetti sconosciuti per quaranta giorni facendo di un blog una piattaforma altamente interattiva e un potentissimo strumento di visual storytelling: a supporto del progetto sono stati infatti chiamati a partecipare amici e colleghi della coppia, grandi nomi della comunità creativa newyorkese. Ogni singolo racconto della giornata di frequentazione è arricchito da illustrazioni, lettering e fotografie che fanno della piattaforma un punto di riferimento a livello grafico.

40 days of dating è stato fortemente criticato come autocelebrazione degli autori che hanno venduto la propria intimità al grande pubblico permettendogli di vedere, analizzare, sezionare 40 giorni della propria vita amorosa in cambio della celebrità.

“È essenzialmente quello che poeti e registi hanno fatto per anni, mettere sé stessi nel proprio mezzo di comunicazione.” afferma Goodman, ed è tutto ciò che sta alla base dei reality show televisivi e che milioni di persone fanno ogni giorno, condividendo status, twittando e postando foto sui social networks.

Insomma, niente di nuovo all’orizzonte.

Walsh e Goodman hanno però scelto di muoversi attraverso un altro canale rappresentativo del web 2.0: il blog.
Accessibile a chiunque, immediato, a costo (quasi) zero, una piattaforma con cui è possibile interagire, di cui è possibile condividere i contenuti e che fa sì che ognuno di noi possa ritrovare qualcosa di sé nei protagonisti di questa storia e allo stesso tempo esserne protagonista.
Chapeau.

Insomma, tirando le somme, 40 days of dating è diventato un libro, Jessica Walsh si è sposata, Tim Goodman è ancora single.

Tutto è bene quel che finisce bene.

L'autore

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