Savage Country, l’indie horror che diventa mainstream grazie a 100.000 Fan

Savage Country, l’indie horror che diventa mainstream grazie a 100.000 Fan

Per chi non lo conoscesse, Eventful è più grande servizio web 2.0 per la creazione, la gestione e la condivisione di eventi. Un vero e prorio Social Network in cui è possibile cercare (o creare) eventi per tipologia, location, tag, data ed anche partecipanti, per poi condividerli sui maggiori canali come Facebook o Twitter. Ma su tutte le caratteristiche di Eventful la più “rivoluzionaria” è la possibilità di creare vere e proprie “campagne” collegate agli eventi, attraverso l’opzione “Demand it!”: gli utenti stessi richiedono un evento per far si che questo “avvenga”. Di solito riguarda l’organizzazione di concerti, ma le campagne di Eventful sono declinabili negli più svariati modi.

E’ questo il caso di Savage Country, film horror a basso costo girato da David Harris, che attraverso il suo bel profilo su Eventful il 10 agosto scorso ha chiamato a raccolta gli utenti della rete con un obbiettivo ben preciso: arrivare a 100.000 fan che chiedono la messa in onda del film su MTV. La rete TV da parte sua, ha accolto la sfida con piacere, intuendo che la campagna di Eventful in realtà era già di se per sè una promozione praticamente a costo zero per il lancio di Savage Country.

E’ di ieri la notizia che in poco più di un mese e mezzo il traguardo dei 100.000 fan è stato raggiunto, e Savage Country come promesso andrà in onda su MTV2 il prossimo 7 ottobre 2010. Un caso di Social Marketing applicato al cinema che si riallaccia alle già conosciute vicende di Paranormal Activity (la Paramount anche in quel caso usò una campagna di Eventful per il lancio del film nei cinema) e della più recente campagna viral di Last exorcism su Chatroulette.

Un approccio rivoluzionario alla promozione cinematografica: da una parte si orizzontalizza la domanda di film (il pubblico vede ciò che realmente vuole vedere attraverso il suo feedback sui Social), dall’altra i produttori (o i promotori) acquiscono una fanbase in anticipo sulla stessa uscita del film, con un risparmio notevole di costi pubblicitari: il passaparola fra utenti diventa il principale mezzo di promozione del film. E non è poco.

Detto questo, ecco di seguito il trailer Savage Country. Niente male, vero?

“We Want It!” – L’adv comunale made in Toronto [Video]

“We Want It!” – L’adv comunale made in Toronto [Video]

Navigando in rete mi sono imbattuto in un interessante caso di advertising introdotto dalla Città di Toronto.

Tema: serie di tre divertentissimi episodi di una campagna di comunicazione per il Programma Comunale di Riciclo di Scarti Elettronici (vecchi monitor, processori, altoparlanti, telefoni, tv, ecc…).

L’idea è molto semplice.
Il mittente è un’Istituzione (la Città di Toronto appunto).
Il target è la popolazione della città canadese.

Il taglio, divertente e sfacciato, invade lo schermo aggrappando sin dai primi secondi l’utente con due protagonisti, Chuck & Vince, comici e chiassosi, in divisa da lavoro, con maschere da gorilla (!!!) o baffi mustache messicani, che invitano calorosamente d’esser interpellati per recuperare gratuitamente, nelle vesti della Città di Toronto, i vostri rifiuti con un claim impertinente (“We want it!”).

Qui di seguito i tre video:

http://www.youtube.com/watch?v=91OXkMkesBc&feature=PlayList&p=14679B2858AA6B50&index=0
http://www.youtube.com/watch?v=flwqxRJECmU&feature=PlayList&p=14679B2858AA6B50&index=1
http://www.youtube.com/watch?v=iLPv40lea2w&feature=PlayList&p=14679B2858AA6B50&index=2

La campagna, presentata l’1 settembre 2010, è stata ripresa da media online ed offline, aumentando così la reputazione della città e degli enti organizzatori anche a livello extra territoriale. Un modo anticonvenzionale e creativo di comunicare che funziona, che colpisce utenti e media creando uno strepitoso tam tam in rete.

Chuck & Vince "We want it!"

E dunque! Abitate a Toronto? Avete un vecchio televisore a tubo catodico senza telecomando? Non ve ne fate più niente? Andate su www.toronto.ca/ewaste e chiamate Chuck & Vince! Perché ve lo stanno letteralmente dicendo in ogni modo: “They want it!”. E se proverete a chiedergli quale città è meglio di Toronto sicuramente vi risponderanno: “NoooOOOooobody!”.

Flare e il suo network: comunicazione creativa senza paura

Flare e il suo network: comunicazione creativa senza paura

L’esperienza, come sempre, può segnare un solco importante e far nascere idee ambiziose che si traducono, spesso, con un ampliamento concreto e senza frontiere. Libera, popolare azione contro le mafie italiane sospinta da quella forza straordinaria che si identifica con Don Ciotti, ha deciso di allargarsi all’Europa, con una azione internazionale unica e di altissimo livello etico. L’organizzazione, nata nel 2008, si chiama Flare. Flare è composto da 50 Ngo’s di 27 paesi diversi dell’Europa, Mediterraneo, Russia, Caucaso e Balcani. La sede è a Torino. Oggi incontriamo Mario Esposito, responsabile per Flare della comunicazione creativa.

D: Che difficoltà vi sono nel parlare di mafia, fuori dall’Italia, e con un’azione comune?

«La mafia fuori dai nostri confini è percepita quasi esclusivamente come un “problema” italiano o di alcune particolari aree geografiche come i Balcani, i paesi post Sovietici o l’America Latina. Infatti difficilmente usiamo la parola Mafia ma preferiamo parlare di criminalità organizzata. La mafia è percepita generalmente come l’immaginario hollywoodiano ce la presenta da decenni, il siciliano con la coppola, Al Pacino in Scarface, o Marlon Brando in Il Padrino.
Manca una cultura e l’informazione giusta per svegliare la sensibilità delle persone.»

D: Il caso Italia è differente. Libera ha tracciato la rotta.

«In Italia grazie al lavoro e alla “pressione” di Libera, e grazie ad una lunga storia di anti-mafia, oggi vantiamo le migliori leggi in materia di contrasto alla criminalità organizzata, in particolare grazie al sistema di confisca e riutilizzo sociale.
Noi pensiamo che il dato culturale di conoscenza e di consapevolezza, rispetto all’importanza di avere un ruolo come singoli cittadini nel contrasto alla criminalità, sia determinante ai fini di una strategia efficace di contrasto.»

D: Quale trovi sia il mezzo migliore per comunicare oggi?

«Noi crediamo che il web e i social media rappresentino una grande opportunità e una grande sfida, per una realtà come la nostra. Facebook, Twitter e molti altri canali vengono utilizzati quotidianamente da noi per interagire con tutti i segmenti della società che seguono il nostro lavoro: gli interlocutori istituzionali, i cittadini attivi, i giovani, i media mainstream e di settore. Utilizziamo linguaggi differenti per comunicare il nostro obiettivo: il contrasto sociale alla criminalità organizzata transnazionale. Crediamo quindi che il web sia lo strumento migliore per rafforzare questo obiettivo.»

D: L’anno scorso hai inventato un gioco: Confiscopolis. Ce ne parli? Quali le finalità?

«Il Confiscopolis nasce da un idea mia e di Pietro Verri direttore creativo di Inadv, agenzia pubblicitaria, che ha scelto di sposare eticamente il progetto Flare e di darci una mano su tutto quello che è comunicazione alternativa alla convenzionalità di un network come il nostro . Anna Ponti, Andrea Giorcelli e Lorenzo De Palo sono persone che fortemente sento di dover citare, per la passione e la grossa mano che mi han dato perchè il progetto Confiscopolis vedesse la “luce”. Ok, adesso magari spiego di cosa si tratta (risatina ndr)…
Confiscopolis è un gioco. Per sconfiggere il crimine organizzato, dobbiamo colpirli dove a loro fa più male, il potere economico. La particolarità di Confiscopolis è comunicare tale obiettivo attraverso lo strumento elementare del gioco. L’obiettivo è portare via proprietà dal crimine organizzato e convertirli in Punti di Valore per la società civile alla quale apparteniamo noi tutti. Infatti, l’unico modo di vincere è giocare tutti insieme, contro un nemico comune.
Ad oggi è un enorme gioco da piazza per poter coinvolgere direttamente le persone che passano e che incuriosite si soffermano, giocano, si informano.»

D: Ci sarà un’ evoluzione di questo gioco?

«Stiamo lavorando perchè un giorno possa diventare una specie di gioco on-line dove le persone possono incontrarsi e giocare affrontando anche in modo sarcastico l’argomento senza tralasciare la serietà e l’importanza del tema. Lo scopo è informare in qualsiasi modo possibile. Lecito ovviamente (altra risatina ndr).
Ah dimenticavo…c’è un bellissimo spot girato a Marzo 2009 a Napoli su Confiscopolis con Don Ciotti e Giancarlo Caselli che si sono prestati per la realizzazione…Un altro bellissimo tentativo di arrivare alle persone con il Sorriso e non con la Paura. L’avete visto? Sul nostro sito internet è possibile seguirci nei prossimi eventi e vedere la documentazione e i filmati del nostro lavoro svolto fino ad oggi.»

D: Prossime mosse?

«Nel 2009 FLARE fece una campagna sociale europea. Puntavamo a due obiettivi principali: in primo luogo rendere i cittadini europei consapevoli dell’influenza e la presenza del crimine organizzato e transnazionale in tutta Europa. Il secondo obiettivo fu promuovere una dichiarazione, presentata al Parlamento Europeo, che chiedeva alle istituzioni europee di lavorare su una legge che permetta ai governi di confiscare proprietà ai gruppi criminali per poi riutilizzarli socialmente. Per realizzare questi obiettivi, Flare ha organizzato più di 30 eventi diversi tra marzo e maggio 2009 in più di 30 paesi. Fatta questa premessa, nel 2011 siamo pronti a partire con una nuova grande campagna sociale in tutta Europa dove come obiettivo abbiamo la presentazione di una Direttiva Europea di iniziativa popolare che uniformi le legislazioni degli stati membri in materia di confisca e che ne introduca il riutilizzo a fini sociali.
Grazie al Trattato di Lisbona ora è possibile raccogliere un milione di firme e obbligare le istituzioni europee ad adottare la legge proposta. Sarà una sfida importante che potrebbe cambiare veramente le sorti dell’Unione in materia di contrasto alla criminalità organizzata. State con noi!»

Welcome into the dunter’s world

Welcome into the dunter’s world

Nella cultura popolare irlandese esistono numerosi personaggi mitologici. Ci sono i gentili Brownie, i servizievoli Lepricauni, i mostruosi Troll, gli oscuri Coboldi, i violenti Goblin, i potenti Derricks, le graziose Gwillion e i velocissimi Boogan. E poi c’erano i vivaci Dunters. Sono i folletti delle coste: scaltrissimi e letali, uccidono i malcapitati intingendo il sangue nel loro cappello (da qui il loro altro nome: Red Cap). La loro capacità di nascondersi, e di cogliere di sorpresa le loro vittime, rende i Dunters gli elfi più temuti in assoluto, dai quali è impossibile sfuggire. Tranne in un modo.

Per dunter, nel linguaggio zoologico, si intende anche una focena, cioè un cetaceo (grazie a LivePaola per la pronta segnalazione!, ndr) simile al delfino. In realtà la focena è molto più piccola del classico delfino e, nel contempo, più veloce: uno dei cetacei più veloci, con una velocità di circa 55 km/h. A questa caratteristica, si aggiunge un’elevata dose di osservazione: le focene tendono ad essere meno acrobatiche e più guardinghe dei delfini.

Last but not least, per dunter si intende anche un tipo di uccello: l’anatra endredone, una delle più grandi della sua specie, famosa per il suo forte ma piacevole richiamo: “ah-ooo”. Ma non è romanesco.

Questo lungo, e noioso, cappello “etimologico” ci è sembrato necessario per introdurre il nuovo significato che, da in questo momento, assumerà la parola dunter. Dunter da oggi significa anche creatività, tendenza al 2.0, ricerca di nuove strategie di comunicazione e conversazione. Dunter è un pensatore creativo e digitale, invisibile e spietato come un folletto Red Cap, fluido e strategico come una focena, allegro e risonante come un’anatra endredone. Come insomma la viralità delle idee che, con l’uso della velocità della rete, diventa passaparola e crea la vera divulgazione nel mondo in cui viviamo. E in quello che verrà, appena dietro l’angolo.

Con l’inizio dell’attività del nostro laboratorio di comunicazione creativa, vive anche la redazione di questo blog, nel quale (tranne che in casi come questo) eviteremo di parlare di noi stessi, per declinare il nostro sguardo su ciò che ci gira quotidianamente intorno: le nuove tendenze del social media, del web marketing, del webdesign, della comunicazione pubblica (o politica) e di tante altre curiosità e novità della rete (con tanto di interviste ad esperti e studiosi del settore). Un osservatorio, continuo e costante, per aggiornarvi (ed aggiornarci) sulle metamorfosi digitali del brand e delle novità nel campo del marketing on-line.

Non vogliamo svelare altro per adesso. Il viaggio è appena iniziato. Vi consigliamo di mettervi comodi, allacciare le cinture e prendere subito un caffè fumante. Nel frattempo potete conoscerci meglio e capire cosa facciamo. Per il resto stay tuned. And follow us.